Laura Boldrini e Pietro Grasso, chi sono i nuovi presidenti delle Camere?

Sabato 16 marzo sono stati eletti i nuovi presidenti di Camera e Senato: Laura Boldrini (Sel) e Pietro Grasso (Pd). Chi sono i due neo-presidenti, lontani sino a questo momento dalla scena politica? La scheda a cura di Matteo Marini.

Laura Boldrini e Pietro Grasso, chi sono i nuovi presidenti delle Camere?
Ci hanno messo forse di meno a fare il conclave, ma alla fine abbiamo i presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Gli scranni, sono stati conquistati rispettivamente da Laura Boldrini (Sel) e Pietro Grasso (Pd), due esponenti politici alla loro prima esperienza parlamentare e lontani dagli apparati di partito. Laura Boldrini, 52 anni, di Macerata, si è laureata in Giurisprudenza presso la Sapienza Università di Roma nel 1985. Comincia a lavorare sin da giovane nella Rai, sia nell’ambito televisivo che in quello radiofonico. Nel 1989 entra all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao, dove si occupa della produzione video e radio. Dal 1993 al 1998 lavora come portavoce per l’Italia presso il Programma Alimentare Mondiale (WFP. Dal 1998 al 2012 approda all’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR), assumendo la carica di portavoce, coordinando attività di informazione in Sud-Europa e occupandosi dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Ha svolto numerose missioni in luoghi di crisi, tra cui Ex-Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda. Unico aspetto negativo: la sua candidatura al Parlamento è stata “calata dall’alto”, rientrando tra i 23 nominativi scelti dall’assemblea nazionale di Sel e inseriti direttamente nelle liste. Vendola poi, nel pomeriggio e nella serata di venerdì scorso, in una conferenza stampa chiedeva a tutto il centrosinistra di convergere sulla candidatura di Roberto Fico (Movimento 5 Stelle) per la presidenza di Montecitorio. Benedetta coerenza che scompare in una notte. Pietro Grasso, 67 anni, ex Procuratore Nazionale Antimafia, nato a Licata (Agrigento) il 1 maggio del 1945. Inizia la sua carriera in magistratura nel 1969, diventando pretore a Barrafranca, in provincia di Enna, dove rimane fino al 1972 quando assume la carica di sostituto procuratore al Tribunale di Palermo. Tra le indagini che segue su criminalità organizzata e amministrazione pubblica, c’è quello dell’omicidio del Presidente della Sicilia Piersanti Mattarella, avvenuto nel 1980. Quattro anni dopo è giudice a latere del presidente Alfonso Giordano nel maxiprocesso a Cosa Nostra, che vedeva alla sbarra circa 400 persone per reati legati alla criminalità organizzata. Insieme al Presidente Giordano, Grasso scriverà anche la sentenza, di circa ottomila pagine, che porterà a 19 ergastoli. Dopo la fine del maxiprocesso, viene nominato consulente della Commissione antimafia e nel 1991 è chiamato da Giovanni Falcone in persona come consigliere alla Direzione affari penali del Ministero di grazia e giustizia. In seguito all’assassinio di Falcone, ne prende il posto nella Commissione Centrale per i programmi di protezione di testimoni e collaboratori di giustizia. Sostituito in questo incarico, viene scelto dal Procuratore Nazionale Antimafia Pier Luigi Vigna, come procuratore aggiunto della stessa DDA, applicato alle procure di Palermo e Firenze. L’11 ottobre 2005, diviene Procuratore Nazionale Antimafia, incarico che manterrà fino all’accettazione della candidatura a senatore. Il rovescio della medaglia: il rovescio della medaglia riguarda proprio la sua nomina alla Procura Nazionale Antimafia. Il candidato naturale a succedere Vigna, era Gian Carlo Caselli, all’epoca Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo. Il governo Berlusconi in carica però, durante l’approvazione della riforma del sistema giudiziario (la “Riforma Castelli”), fece inserire dal senatore Luigi Bobbio (Alleanza Nazionale), un emendamento che restringeva il limite di età per potersi candidare alla Procura Antimafia. L’emendamento in questione, presentato a novembre del 2004 e approvato con la riforma in dicembre, proroga l’andata in pensione di Pier Luigi Vigna (che doveva ritirarsi il 15 gennaio 2005, alla scadenza del suo mandato), affermando: “Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia, all’entrata in vigore della presente legge, è prorogato sino al compimento dei settantadue anni di età nell’esercizio delle funzioni ad esso attribuito”. Vigna compirà 72 anni il 1° agosto 2005. È un regalo ma anche una legge contro Caselli, poiché il nuovo ordinamento giudiziario, stabilisce anche che le funzioni direttive degli uffici giudiziari possono essere conferite esclusivamente a magistrati che abbiano ancora quattro anni di servizio prima di compiere 70 anni. Anche se la legge in vigore – voluta dallo stesso governo Berlusconi – consente ai magistrati di restare in carica fino a 75 anni. Quindi, si proroga l’incarico di Vigna fino ai 72 anni, imponendo al successore di prendere servizio non prima dei 66 per andare in pensione a 70, in un sistema che consente di mantenere la toga fino a 75. Una barzelletta, se non fosse che Caselli compirà 66 anni il 9 maggio 2005. Dopo quella data, non potrà più garantire i quattro anni pieni. Senza la proroga di Vigna, l’incarico alla Procura Antimafia si renderebbe disponibile a gennaio. Con la proroga fino ad agosto, Caselli sarà tagliato fuori, spianando la strada a Pietro Grasso, che si vedrà bene dal contestare questa norma assurda. Certo, ci sarebbe anche da ricordare quella famosa frase, pronunciata il 13 maggio 2012: “Darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”. Ma non voglio vederci una coincidenza, sia chiaro.

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