E anche quest'anno a Pasqua è risorta la plastica

Anche quest'anno non sono mancate tonnellate di uova di Pasqua con corredo di supporti di plastica, carta che poi verrà per lo più gettata e "sorprese" giocattolo, anch'esse per la quasi totalità di plastica, che al 90% finiranno tra i rifiuti in men che non si dica.

E anche quest'anno a Pasqua è risorta la plastica

Ogni festa comandata è ormai il tripudio del consumismo e soprattutto di un uso spropositato della plastica. Le feste non hanno praticamente più significato se non quello di vendere prodotti per la grandissima parte superflui. Il problema non è solo il prodotto in sé da vendere, quasi sempre fatto di materiali plastici, ma soprattutto il suo confezionamento. La Pasqua appena passata e il suo emblematico uovo possono essere considerati la festa della plastica. Pochi sanno o ricordano perché per la Pasqua siano così importanti le uova, ma tanti le comprano e, così come il panettone, il pandoro e il torrone per Natale, le uova a Pasqua sono immancabili e rappresentano l’emblema dello spreco e del superfluo, ancora più dei tipici dolci natalizi. L’uovo di Pasqua ha una confezione di plastica e alluminio modello lenzuolo, dai colori sgargianti per essere molto appariscente, tenuta assieme da un fiocco di plastica. Nell’involucro lenzuolo c’è un uovo di cioccolata vuoto che è posato su di un contenitore di plastica che gli fa da base. Dentro all’uovo di cioccolato c’è normalmente un altro uovo di plastica dove è racchiusa la sorpresa che è in una bustina di plastica e la sorpresa stessa è quasi sempre di plastica. L’uovo di Pasqua si può quindi tranquillamente chiamare l’uovo di Plastica.

Oltre al danno ambientale, c’è poi la beffa economica. Il cioccolato contenuto all'interno di un uovo di medie dimensioni è, come quantitativo, quello che c’è in una tavoletta normale dal costo di due o tre euro ad esagerare. Un uovo di Plastica di medie dimensioni costa non meno di otto, dieci euro o anche di più. Considerando che la sorpresa all’interno sarà costata pochi centesimi facendola produrre a qualche schiavo cinese, la beffa (per non dire altro) è servita.  Abbiamo comprato a un costo esorbitante un mucchio di plastica che pagheremo anche come smaltimento. Non manchiamo di sottolineare ancora una volta che questo succede in un paese in cui tutti si lamentano che non hanno mai abbastanza soldi.

Ben sapendo che stiamo sommergendo di plastica mari e terra, non si potrebbe vietare una simile assurdità? Eh no, non si può fare, perché poi il PIL non cresce, i lavoratori restano a spasso e tutte le solite superballe con le quali pubblicità, industriali e sindacati ci hanno preso in giro fino ad ora; e intanto affoghiamo in un mare di rifiuti. Come se lavorare significasse solo ed esclusivamente produrre rifiuti e non ci fossero invece innumerevoli altre opportunità di lavori da fare che non siano così impattanti. Ma sono concetti forse troppo semplici, sensati  e logici per essere recepiti dagli “esperti” del profitto e del lavoro.

Come si fa a permettere a livello ambientale tutto ciò? Certo, ci sono milioni di altri prodotti oltre le uova di Pasqua che sono lo stesso superflui e pieni di plastica, quindi interveniamo anche su quelli, pure se pochi raggiungono vette di assurdo confezionamento come l’uovo di Pasqua.

Siamo sempre più consapevoli che la produzione di rifiuti è insostenibile quindi la cosa più veloce e utile da fare è agire direttamente. Io non compro o regalo un uovo di Pasqua da quando ero ragazzo e non ne sento nessuna mancanza, il solo pensiero di comprare tutta quella plastica a caro prezzo economico e ambientale, mi fa sentire male. Facciamo lo stesso con tanti prodotti simili, non compriamoli più, nessuno di noi ne morirà o starà peggio e l’ambiente e le tasche tireranno un bel sospiro di sollievo.

 

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