Gran Bretagna virtuosa a livello energetico. Colpa della crisi?

Secondo un recente rapporto della Commissione europea, il Regno Unito è stato nel periodo fra il 2000 ed il 2008 una delle nazioni più efficienti a livello energetico. La Gran Bretagna ha addirittura ridotto l’uso di energia di oltre il 5%, diventando così l’unica grande economia del vecchio continente ad avere subìto un notevole aumento del livello di efficienza energetica. Colpa della crisi?

Gran Bretagna virtuosa a livello energetico. Colpa della crisi?
Per l’Energy Efficiency Plan 2011 sono solo Danimarca ed Irlanda ad usare meno energia per ogni punto di PIL della Gran Bretagna. Un primato importante che vede invece escluse nazioni notoriamente virtuose dal punto di vista energetico come la Germania - in cui i consumi sono rimasti pressoché stabili nel periodo di tempo preso in considerazione (2000-2008) - o grandi produttori ed esportatori di energia elettrica come la Francia, patria del nucleare, in cui i consumi sono invece aumentati del 7%. Poco virtuoso il resto d’Europa: negli altri 27 Paesi dell’Unione, infatti, dal 2000 al 2008 si è registrato in media un aumento del consumo di energia di oltre il 4%. Sulla stampa ambientalista britannica è stato celebrato come un enorme successo delle politiche ambientali e della capacità di cambiamento dello stile di vita che, in effetti, molti inglesi hanno dimostrato di sapere affrontare. La Gran Bretagna ed il suo popolo sono in effetti molto più sensibili alle tematiche ambientali ed all’uso razionale dell’energia di quanto non siano ancora gli italiani. Non dimentichiamo poi che si tratta della terra d’origine di uno splendido fenomeno come quello delle Transition Towns. Pensare però che il decollo dell’efficienza energetica del Regno Unito non sia stato aiutato dalla crisi economica e dalla conseguente diminuzione dei consumi e della produzione industriale risulta alquanto difficile. C’è un altro aspetto da considerare: crisi o no la Gran Bretagna ha ormai da diversi anni un numero molto limitato di industrie e il fatto di considerare l’efficienza energetica mettendo in relazione energia consumata e Prodotto Interno Lordo va decisamente a vantaggio di un’economia, come quella inglese, fortemente basata sui servizi e soprattutto sulla finanza che, di emissioni dirette di gas serra, ne produce ben poche. Qualunque sia il motivo di questo 'successo' britannico resta il fatto che finalmente si vedono grandi Paesi, grandi economie in cui i consumi possono ridursi, senza che per questo la qualità della vita dei suoi cittadini debba a sua volta diminuire. Lo farà probabilmente presente Günther Oettinger, commissario europeo per l’energia, quando si troverà a chiedere ancora ai governi del vecchio continente di prendere seri provvedimenti, se si vogliono raggiungere gli obiettivi europei di miglioramento dell’efficienza energetica del 20% entro il 2020. Misure che possono portare non solo ad una diminuzione dei problemi di carattere ambientale e sanitario, ma che potrebbero creare fino a due milioni di ulteriori posti di lavoro. Un particolare che dovrebbe fare gola ai paladini della crescita economica e della produzione di reddito. Soprattutto in Paesi come l’Italia, in cui le misure per ridurre la produzione di gas serra sono ancora viste come nemiche dell’economia. Ma mentre in Italia continua l’altalena del governo sulla questione degli incentivi o meno alle rinnovabili, e mentre l’industria nucleare insiste sul suo improbabile ritorno nel Belpaese, pochi giorni fa un gruppo di sei compagnie energetiche, compresa la Scottish and Southern Energy (seconda nel Regno Unito per quantità di energia distribuita) hanno scritto alla Commissione europea con l’intenzione di trovare un modo per tagliare le emissioni di gas serra del 25% entro il prossimo decennio. Certo i buoni propositi lasciano il tempo che trovano, ma almeno nelle intenzioni la direzione che si sta prendendo, in Europa, sembrerebbe quella giusta.

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