Hasta la victoria siempre

Dopo aver ricevuto ripetute minacce per via del loro impegno nella lotta contro l’abbattimento illegale di alberi della foresta amazzonica, la scorsa settimana José Cláudio Ribeiro da Silva e sua moglie Maria do Espirito Santo sono stati uccisi in un agguato. Sebbene i due attivisti brasiliani siano morti per difendere l'ultimo polmone verde del mondo, i giornali non hanno dato spazio alla notizia della loro morte.

Hasta la victoria siempre
Una notizia che non fa notizia. I giornali ‘importanti’ non l’hanno pubblicata: Josè Ribeiro da Silva e sua moglie Maria do Espirito Santo sono stati uccisi in un agguato nei pressi di Manaos. Proteggevano la foresta amazzonica dalla progressiva distruzione. Avevano ricevuto ripetuti avvertimenti e minacce di morte dai madereiros, quelli che in dieci anni sono riusciti a spianare il 70% della foresta pluviale nella zona di Manaos. E dietro i madereiros ci sono i grandi coltivatori di soya. Così Josè Ribeiro da Silva si è aggiunto alla lista degli ambientalisti uccisi in Brasile. Forse la notizia non fa più notizia. Dopo la morte di Chico Mendes si deve stare a piangere ogni volta che viene ucciso un difensore dell’ultimo, decisivo polmone verde del mondo? Al Jazeera il giornale internet (in arabo e in inglese) del Qatar invece risponde di sì. D’istinto un giornale di un piccolo Emirato che fa concorrenza, eccome, alle grandi testate dei grandi paesi europei, alla grande stampa USA. E siccome non rappresenta i grandi interessi economici ma in certo modo e in certo qual modo rapporta il punto di vista, senza troppa enfasi polemica, del Sud del mondo e siccome non ha modelli imposti, ecco che sa trovare il peso delle notizie. E quindi accanto alla cattura del generale serbo Mladic (era ora che i serbi lo consegnassero alla giustizia) si riporta l’agguato mortale a uno strenuo difensore, tra l’altro, dell’aria che ancora possiamo repirare, Josè Ribeiro da Silva. E la notizia è accompagnata dal toccante filmato che vede Josè Ribeiro narrare di come sia difficile, ma non impossibile, vivere aspettando la pallottola che metterà fine alla tua vita. Difendere la sua foresta - che era la nostra riserva d'ossigeno - era più importante della vita. Che la Serbia si sia decisa a catturare Mladic è bene, è un passo avanti. L’orco di Srebenica che viene consegnato finalmente alla giustizia. E la riportano tutte le prime pagine dei giornali. Per Josè Ribeiro c’è (accanto all’onnipresente internet), un’ emittente araba, Al Jazeera appunto. E ognuno di noi, assieme ad onorare l’ennesima morte di un ennesimo eroe (come Falcone e Borsellino per intenderci), deve trarne gli spunti di riflessione che vuole. Su Al Jazeera appunto, sull’aria che respiriamo, sulle ragioni del sacrificio estremo di un povero, indomabile eroe brasiliano... Si sapeva quello che sarebbe successo a Srebenica: i serbi comandati dallo spietato Mladic non avrebbero risparmiato i musulmani. Si stavano muovendo i primi impacciati passi delle forze internazionali negli affari interni di un paese. In difesa di Srebenica (per giorni gli abitanti chiesero aiuto disperatamente alla comunità internazionale) fu mandato un contingente Nato di 850 uomini. Una inezia per lo strapotere delle forze militari di Mladic. Di fatto quando Mladic arrivò chiese al contingente che doveva proteggere i civili, mi pare era composto da soldati olandesi, di farsi semplicemente da parte altrimenti… Si fecero da parte e i serbi iniziarono la pulizia etnica: i maschi da 14 anni in su vennero separati dal resto della popolazione ed eliminati. Tra le otto e diecimila vittime. E le donne, stuprate e non, costrette ad abbandonare con i figli la città. Ricordo bene quei terribili appelli degli abitanti di Srebenica. Strazianti e nel vuoto. Mi pare ci fosse D'Alema premier o ministro degli esteri. Le sue frasi di circostanza prima e dopo il massacro. Il vuoto appunto. Il padre di Mladic era stato ucciso dagli Ustasha quando il figlio aveva 2 anni e il figlio aveva covato un assurdo odio etnico. I musulmani erano per i serbi un po’ come i Rom o i nord africani e gli extra comunitari per la gente della Lega, salve le debite proporzioni. "Le debite proporzioni" significa che la gente della Lega non farebbe mai le cose terribili di Mladic e i suoi uomini, al massimo i ‘respingimenti’ in mare dei barconi di disperati nord africani. Quegli affogati, ma quanti sono? Forse superano i mille, i due mila, non pesano sulle nostre coscienze. Sono nord africani che non dovevano avvicinarsi troppo al nostro eldorado. Poi ci aveva pensato il nostro uomo della Provvidenza, il nostro premier, tra un affare e l’altro con Gheddafi, a scucirgli qualcosa (dei nostri soldi) per tenere a bada quelli che tentavano di prendere il volo dalle coste dell’Africa. Siamo un eldorado di vecchi pensionati e raccomandati. Per i giovani che aspirano a un lavoro (purchessia) non c’è posto. Evviva il calcio. È faticoso a volte questo immergersi nella cronaca del mondo. Quello che fa così egregiamente Al Jazeera l’emittente del Qatar, che è un po’ la voce del mondo arabo in quanto emittente araba, ma è anche la voce del mondo tout court perchè permette una ancorchè sommaria, ancorchè parziale ma globale visione del mondo. Del resto nessuno è perfetto. Sabato 28 maggio, ad esempio, vi è stata un’ennesima escalation di bombardamenti su Tripoli. Gheddafi pare una pagina sbiadita nel tempo, tuttavia ci vogliono ancora vittime civili innocenti, ribelli che cadono nel deserto assieme ai soldati delle forze lealiste. La guerra è una catarsi ma si vede che era necessaria per i libici, per trovare la propria identità oltre il tribalismo. Così la Siria che non sperimenta una guerra ma la repressione spietata del governo. Con più di mille morti. I governi autocratici di lunga data, come quello di Assad trasmessogli dal padre, e quello quarantennale di Gheddafi, si vede, sono più duri a morire. È evidente che dietro Obama vi siano ancora le potentissime lobbies economiche che ancora de facto governano il mondo. Ma Obama è comunque un passo avanti. Come lo era stato Clinton. C’è di nuovo Al Jazeera in una commemorazione e nel cordoglio finale per l’assassinio dell’attivista ambientale brasiliano e sua moglie. Ce la farà il Brasile, per il mondo, a salvare quello che resta l’ultimo, grande polmone verde, la foresta amazzonica? Tremila dollari è il prezzo di mercato per far fuori uno in Brasile. Tremila dollari quello che hanno ricevuto gli assassini di Josè. È una corsa contro il tempo. L’orco di Srebenica è diventato un povero vecchio che chiede un po’ di pietà. Poi però si riprende. La storia intanto sta correndo in una direzione nuova, inaudita. Donne e ragazze velate nello Yemen ripetono con l’indice e il medio delle due mani la ‘V’ di vittoria. Vittoria è una parola latina di cui si è dovuto servire l’inglese quando si è scrollato il servaggio dei normanni. Vincere è a sua volta trasmigrato nel latino dalla lingua italica degli Osci (campani) e stava per 'combattere'. È quello che stanno facendo un po’ dappertutto i ragazzi. È quello che hanno testimoniato con la vita Josè Ribeiro, Vittorio Arrigoni, i morti in Siria. I ragazzi arabi dal nord Africa allo Yemen, i ragazzi e le ragazze, perché ci sono anche loro nella lotta e a volte soprattutto loro, simboleggiano con la ‘V’ la loro volontà di combattere. Hasta la victoria siempre. PS. Due righe intorno ai risultati del ballottaggio nelle amministrative. Forse il paese si sta ravvedendo, forse si sta accorgendo che hanno ragione quelli del popolo viola (non le mummie del Pd, con tutto il rispetto). Il vento del cambiamento si è esteso. È il caso di mettere via un po’ di figurine della politica, B&B finalmente, le figurine-figuracce della cosiddetta opposizione. Era ora, e adesso? Calma. Tanto deve essere cambiato e le vecchie categorie di giudizio non servono più. Josè Riberio e Maria do Spirito Santo, Arrigoni e Cocito eroe della Resistenza, Vassallo e Falcone. Proviamo a contarli gli eroi del mondo. Sono tanti e oggi vivi più che mai nel mondo che si deve salvare.

Commenti

Vigliacchi!
Marco, 17-09-2011 03:17

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