Italiani brava gente

"Bisognerebbe, ‘in questi momenti’ peggiori, domandare che cosa c’è da cambiare ora, perché possa esistere un dopo, perché sia già da subito, già da adesso, un po’ meglio di prima".

Italiani brava gente
Dicono dalla televisione che gli italiani danno il meglio nei momenti peggiori, e che è lì, in quei momenti, che sanno dimostrare che Paese incredibile è il nostro. Io non ci credo, che sono momenti. Io credo che il momento peggiore non finisce proprio mai, perché continuiamo a sentirci lusingati e spronati da questa frase. Vogliamo saper reagire, essere all'altezza della difficoltà, pensare che se facciamo i sacrifici giusti tutto andrà meglio. Ma non è vero. È proprio 'in questi momenti' che bisognerebbe continuare a chiedere, a pretendere quello che Bersani, qualche sera fa, evocava goffamente al pubblico della ‘sua gente’: il progetto culturale. Bisognerebbe, ‘in questi momenti’ peggiori, domandare che cosa c’è da cambiare ora, perché possa esistere un dopo, perché sia già da subito, già da adesso, un po’ meglio di prima. Perché è proprio ‘reagire e basta’ che porta il Paese nello stato di abbandono e miseria morale in cui giace da tempo. E quando mai stare tutti stretti attorno ai muri pericolanti ha impedito il crollo della casa? Ascolto le buone parole paterne di questi giorni, che invocano la nostra pazienza, la nostra abnegazione, e mi sento ancora più umiliata dalla solita voce del padrone, che ti toglie anche il pezzo di pane ricordandoti che è tutto quel che possiedi, che è tutto ciò che hai, e solo perché meno non ti si poteva dare: sarebbe stato non solo ingiusto, ma illegale. Il progetto culturale potrebbe per favore prevedere che si possa fare più che scrivere a Babbo Natale? Chiedere più che una bambola con corredo di carrozzina, e di poterli fare magari in carne e ossa questi figli, insieme con gli asili, i mezzi di trasporto, le scuole, le cure, dei veri lavori, e tempo libero da non consumare viaggiando senza sapere dove né perché? Si potrebbe provare adesso a ricostruire, con quello che abbiamo ancora da investire, la materia preziosa e fruttifera delle nostre idee, della nostra ragione, la volontà di crescere, imparare, essere una comunità del diritto e del bene? Invece di dover subire questa brutta retorica dei bravi italiani nei momenti peggiori, stasera vorrei trovarmi nella cucina di Marcovaldo, con quattro cose, la minestra di verdura senza verdura, e quei due genitori che quando stanno zitti e si sentono poveri provano vergogna davanti ai loro figli, che sono allegri mentre confezionano regali per un bambino più povero di loro: compito assegnato dal libro di lettura.

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