Islanda, primo giorno a Reykjavík: dove parte il cambiamento

Primo giorno in Islanda, prende forma il viaggio alla scoperta di questa terra di cambiamento nel diario a puntate della nostra inviata. Iniziamo da Reykyavìk, la capitale.

Islanda, primo giorno a Reykjavík: dove parte il cambiamento
Chi vola in Islanda atterra a Keflavík, l'aeroporto a 40 minuti dalla capitale. Noi veniamo accolti da un cielo grigio, da una pioggerellina insistente e da un mare di sassi. Di sassi neri di lava è fatta la penisola di Reykjanes, dove sorge l'aeroporto a quaranta chilometri da Reykjavík: un po' come atterrare sulla Luna. Abbiamo il tardo pomeriggio per farci un'idea del centro della capitale: con i suoi 120mila abitanti Reykjavík non è una metropoli, e quelle che sulla cartina sembrano grandi distanze sono in realtà percorribili a piedi. Ma la città ci sembrerà grandissima quando ci ritorneremo alla fine del nostro viaggio. Il sindaco qui si chiama Jón Gnarr. Con un passato da comico, è in carica dal 15 giugno 2010, ma già da molto fa parlare di sé per le iniziative provocatorie e satiriche del suo partito, il Besti Flokkurinn ('Partito Migliore'): la sua elezione, definita 'di protesta' contro la classe dirigente che ha portato il Paese al collasso, ha provocato un terremoto negli equilibri politici islandesi. Cosa vedere
Reykjavík è una città vivace e ordinata, ma priva di edifici monumentali, di grandi viali e boulevard, o di prestigiosi musei e gallerie d'arte. Ma l'atmosfera non manca, specie nelle vie centrali, commerciali quanto basta senza trasformarsi in una vuota vetrina: abitazioni, scuole e botteghe si alternano a negozi di souvenir, boutiques, ristorantini e caffè dall'atmosfera informale. Scopriamo subito quanto è piacevole sedersi a questi tavolini e rimanere indisturbati anche per ore, con una tazza di caffè fumante, a guardare la gente che passa e a leggere i libri e le riviste che spesso sono messi a disposizione direttamente nel locale. Grossi cartelli pubblicitari annunciano l'esistenza, più in periferia, di nuove sfavillanti shopping mall. Un po' ci spiace pensare che la iattura dei grossi centri commerciali sia arrivata anche qui, ma in questo caso la parola 'grossi' è del tutto inappropriata se paragonati alle strutture che imperversano da noi. E poi, ci consoliamo con una notizia per tutte: in Islanda non c'è McDonald's. Ci sono catene locali a offrire hamburger e bibitone zuccherate, ma il vero fast food, in qualsiasi locale dalla piccola panetteria in su, è l'economica 'zuppa del giorno', a piacere del cuoco, servita con pane e burro. L'acqua del rubinetto è a disposizione di tutti in brocche, ed è gratis. Un ottimo benvenuto. Focus on: tiene banco il 'Magma Deal'
A Reykjavík si concentrano i fermenti culturali e politici dell'Islanda, ed è naturalmente qui che più si discute il tema caldo dell'estate, che ha imperversato (e continua a farlo) su tutti i giornali - incluso l'interessante Reykjavík Grapevine in lingua inglese. Si tratta del 'Magma Deal', sorta di duello a colpi di dichiarazioni e lettere pubbliche che oppone la cantante Björk alla compagnia canadese Magma Energy. Quest'ultima sta tentando di acquisire gran parte della società energetica islandese Orka, cosa che metterebbe di fatto in mani straniere (e, si teme, poco scrupolose) le maggiori fonti di energia del paese. Björk e i Ross Beaty, CEO di Magma Energy, sono stati protagonisti di un botta e risposta che tocca nervi scoperti per gli islandesi: la gestione delle loro fonti energetiche, la tentazione di potenziarne lo sfruttamento a scapito dell'ambiente, e certe tendenze nazionalistiche che qualcuno giudica negative. Curiosità: cucina etnica a chilometro zero
È la vostra prima sera in Islanda, siete nella capitale, c'è ancora tempo prima di affidare il vostro stomaco ai panini in vendita nelle stazioni di servizio in viaggio, sarà spesso l'unico cibo che avrete a disposizione durante il giorno. Concedetevi quindi il lusso di provare un buon ristorante. Vi consiglio un assaggio di cucina etnica a chilometro zero. A Reykjavík sono presenti piccole comunità di immigrati, provenienti specialmente dall'Asia, che hanno portato appena a sud del Circolo Polare Artico profumi e sapori dei loro Paesi. Importare ingredienti e materie prime dall'estero, però, è particolarmente costoso (oltre che inquinante): per questo, la cucina etnica qui in Islanda ha dovuto per forza adattarsi agli ingredienti locali. E così come gli stranieri sembrano molto ben integrati nella vita islandese, anche fra due cucine agli antipodi c'è stato un abbraccio strepitoso: noi siamo rimasti estasiati, in particolare, dal salmone tandoori che potete trovare nei ristoranti indiani, i più settentrionali del mondo. Tonnellate di CO2 risparmiate per la gioia del pianeta, un accostamento inedito per la gioia del vostro palato.

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