Finché l’aveva usato, Marisa, quel baule lo aveva amato: uno scrigno gigante in cui poteva perfino nascondersi ogni volta che avesse voluto. In realtà dentro non c’era mai entrata, ma sapere che dietro a quel coperchio ci si poteva andare le dava l’idea di potere sempre avere una via di fuga e questo le dava insieme gioia e tranquillità. In realtà la piccola Marisa nel baule ci custodiva le bambole. Le ultime arrivate le teneva magari sul letto o a farle l’occhiolino dalla scrivania, ma le preferite, quelle più vecchie, quelle che da sempre la ascoltavano e la guardavano ridendo, quelle di pezza che negli anni si erano un po’ sgualcite o ingiallite, beh, quelle le aveva riposte, con tutti i loro tanti vestitini e accessori, dentro al baule che stava appena fuori dalla sua stanza.
Già, perché un oggetto così scuro poco si addice, esteticamente, a una cameretta dal color pastello. Marisa però sapeva che c’era e che racchiudeva tantissimi dei suoi tesori, quelli che aveva affidato alle bambole 'esperte' come le chiamava lei: 2 caramelle di gelatina, una farfalla trovata nel campo, le sue collane preferite, i calzini rossi, il nastro del regalo di Natale, i colori a olio, un fiore secco e tanti altri oggetti per lei davvero preziosi. Dal canto suo, il baule, che prima che in quel corridoio, era vissuto nel salone della casa dei nonni di Marisa, era felice che una manina piccola lo aprisse e ci riponesse, sempre parlandoci, le sue bambole fidate insieme ai loro tanti altri piccoli oggetti profumati. Ogni tanto Sara, la mamma di Marisa, lo spolverava, oppure ci inciampava per errore, o ci appoggiava sopra qualcosa, ma lei, Sara, non ci aveva mai fantasticato troppo attorno. I suoi genitori nel salone lo usavano giusto per conservarci i giornali vecchi e la legna da ardere per il camino, di cui lui, il baule, si ricordava ancora lo schioppettio e il caldo intenso. Marisa un giorno ha smesso di giocare con le bambole, di saltare con le cavallette e di rincorrere le bolle di sapone. E’ cresciuta e ha cambiato casa mentre il baule, lui è sempre là e conserva ancora quei tesori, ormai senza padrona. Quando Paolo, il padre di Marisa, decide di spostarlo in cantina nessuno protesta. Lui, il baule, si sente strano, trascurato, e si chiede dove sarà finita quella manina giovane che lo apriva spesso, o il panno morbido che gli toglieva la polvere di dosso. Nella cantina tutto tace, a volte arriva qualcuno, ma neppure gli si avvicina, la luce si spegne subito e tutto torna a tacere. Si sente l’umido che arriva dal basso ora e a volte le assi di legno del suo fianco scricchiolano un po’.
Quando Paolo lo porta fuori, un giorno, lui, il baule, pensa che gli è mancato tanto di stare a contatto con il calore del sole e di sentirsi abbracciato. Paolo lo apre e lo svuota alla rinfusa. Lui, il baule, si chiede come mai tutta questa fretta, dopo tanti anni in cui le cose lui le ha conservate con cura, tutelate dall’umido, a volte rimettendoci lui stesso, per farle ritrovare alla manina giovane che le accarezzava e riponeva con tanto amore. Il viaggio in macchina è un’esperienza nuova per il baule, sballottato qua e là nel bagagliaio, salta per una buca e il coperchio gli si storce un po’. “Ha le maniglie ruggini – dice Paolo al mercante - e la chiave non c’è più, ma forse con una rinfrescata, almeno la struttura la recuperi e vediamo se ci faccio su due soldi”. Lui, il baule, non sapeva di avercela una chiave. Lui ha sempre vissuto nella disponibilità, forse è per questo che è andata persa… Viene messo a spintoni in un angolo di un grande capannone, un’etichetta con su il prezzo e via. Chi se lo fila più? Passano i giorni e ogni tanto qualcuno ricomincia a guardarci dentro, ad inciamparci per sbaglio, a sentire la vernice che lo riveste. Ma son gesti rapidi, quasi furtivi. La gente soppesa quell’oggetto in un mare di altri oggetti e poi lui, il baule, vuoto da qualsiasi cosa, si sente nudo e un po’ spaesato ora, anche se sta più all’asciutto. Quando ormai ha perso le speranze, a quasi un anno da quel viaggio per lui tanto nuovo, un giorno sente una mano che lo accarezza e sta lì con lui, ad ascoltare.
E’ Angelo, che lo ha visto da lontano, entrando in quel capannone e ne ha sentito il richiamo, anche se era flebile, come di un uomo ormai vecchio. Angelo lo sa che dietro ogni mobile c’è la vita di un albero, quella stessa vita che lui vuole recuperare in pezzi come questo, abbandonati da altri. Lui ci appoggia il palmo della mano e sente la brezza del vento fresco che entra dalla finestra, intuisce i profumi delle caramelle di gelatina, rivede i colori dei vestiti delle bambole, ascolta il crepitio del fuoco che arde. E lo sceglie. In mezzo al mare di oggetti lui l’ha visto e sentito e sa che può farlo rinascere, riportarlo, con amore, dedizione, cura e passione, ad essere un baule speciale, vitale, che sa custodire ancora oggi i tesori più preziosi. Lo porta al laboratorio dove capisce meglio come sta e aiuta il baule a riprendersi prima di tutto nella struttura, poi nelle forme, nel colore, lo ridipinge e gli regala un vestito prezioso, una tela nell’interno in modo che tutti sappiano quanto può fare, un decoro di rame all’esterno in modo che tutti vedano il suo valore. Giorno dopo giorno le informazioni gli arrivano da una memoria comune che è quella della vita stessa. Angelo lo ripaga così di tutto il bene che ha fatto, della disponibilità e della cura che ha messo nella sua presenza in una, due, tre, quante vite non si sa. Lui, il baule, si sente davvero capito e rinato, è stupito e rinvigorito al tempo stesso, grato e pieno di voglia di vivere. Quasi non ci sperava più, invece ora, come dopo l’iniezione di un fantastico antidoto, tutti i suoi acciacchi sono svaniti e si sente un giovanotto, pronto ad incontrare una nuova casa, una mano gentile, un panno che lo spolvera, tanti oggetti preziosi da custodire, cui dare attenzione e protezione e magari anche qualche piede da fare inciampare, ma in questo lui non c’entra!
Maddalena Nardi, impegnata insieme al compagno Angelo in un progetto di Recupero creativo dei mobili in legno.
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338-7247160

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