Sono un vecchietto che scende alla prossima ed ha un problema: quello di essere proprietario, da sempre, di una piccola azienda agricola.
Ho aperto la mia partita IVA nel 1960, sono laureato in Scienze Agrarie, mi sono sempre occupato dell'azienda, ma ho fatto anche diverse altre cosette in giro e ne ho anche imparate alcune. Quello che ho sempre avuto dentro è l'agricoltura.
Ho avuto la fortuna di vedere e capire un poco la cultura e la civiltà contadina mentre stava morendo; ho visto il mondo agricolo modernizzarsi e spopolarsi con la meccanizzazione e le altre scienze e ho visto morire anche lui. Mi ritrovo nel mondo agricolo post moderno dell'agroindustria e degli OGM, che ha un futuro orripilante.
Prima di scendere, vorrei sapere se esiste ancora qualche persona non sbranata dall'industria culturale in grado di raccogliere e trasferire nel futuro i rimasugli della cultura di quel mondo rurale che negli ultimi millenni è stato (con la pastorizia e la pesca) la fonte esclusiva di tutte le risorse umane e dell'energia che hanno permesso di realizzare tutto quello è stato fatto sino alla fine del XVIII° secolo.
Se tra i lettori del Cambiamento c\'è qualcuno che:
- è in grado di capire quello che ho cercato di spiegare;
- ha a un'età meno vergognosa della mia;
- desidera tentare di mettere in pratica il principio essenziale della cultura contadina: limitare i propri bisogni a quelli realmente non negoziabili, comuni a tutte le altre specie viventi;
- ha una somma da investire per partecipare alla costituzione di un Gruppo Acquisizione Fondi Rustici, da non confondere con un GAT che può essere considerato anche come un semplice investimento finanziario;
- desiderasse scambiare qualche idea sull'argomento per cercare di combinare qualche cosa insieme.
Nunzio Di Pillo
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