
Continua a far discutere la proposta di legge della Regione Lazio in materia di "riforma e riqualificazione dei consultori", un disegno che porta come prima firmataria Olimpia Tarzia, consigliera regionale tra i fondatori del movimento pro-life italiano e – tra le altre cose – presidente nazionale del Comitato per la Famiglia. Intanto, crescono sul web i firmatari della petizione che chiede il ritiro della proposta perché "cancella un patrimonio pubblico di grande valore, frutto di lotte e di conquiste sociali e civili delle donne, che hanno garantito la salute per tutti".
Il testo della proposta inizia ridefinendo il ruolo dei consultori non più come quello di fornire servizi sanitari e para-sanitari alle donne, ma soprattutto come quello di "vigilare sulla famiglia" e "sulla vita del figlio concepito" che è considerato a pieno titolo membro del nucleo familiare. I consultori sono definiti allora come "istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia ed i valori etici di cui è essa portatrice". Un quadro che riporta indietro di decenni rispetto ai diritti conquistati dalle donne a proposito di maternità libera e consapevole.
La proposta, è stata fortemente respinta da una vasta rete di associazioni, da qui la petizione per chiederne il ritiro e "salvare i consultori del Lazio" come bene comune rafforzandone le funzioni già attive.
Tra gli aspetti più criticati della proposta di legge Tarzia: la definizione della famiglia come istituzione a servizio della riproduzione, la tutela del concepito come membro della famiglia fin da subito, percorsi obbligatori preventivi forti in caso di richieste di aborto, la privatizzazione della gestione delle strutture e l’introduzione nei consultori di comitati bioetici e consulenti "a disposizione della magistratura".
C.B.

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