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Clima

Greenpeace: la 'benzina verde' minaccia clima e foreste

Il rapporto di Greenpeace Metti (l’estinzione di) un tigre nel motore rivela che in Europa fare il pieno di diesel rende gli automobilisti complici inconsapevoli dei cambiamenti climatici, della deforestazione e dell'estinzione di specie a rischio come la tigre di Sumatra.

di Greenpeace - 20 Luglio 2011

diesel
Greenpeace ha raccolto 92 campioni di diesel in stazioni di servizio delle principali compagnie

Fare il pieno di diesel in Europa rende gli automobilisti, anche quelli italiani, causa inconsapevole dei cambiamenti climatici, la deforestazione e l’estinzione di specie a rischio come la tigre di Sumatra. Lo rivela Greenpeace nel rapporto - lanciato ieri - “Metti (l’estinzione di) un tigre nel motore”. La colpa? È dell’Unione Europea, che spinge per l’adozione cieca dei biocarburanti senza distinguere tra quelli che aiutano il clima e quelli che invece sono un pericolo per il Pianeta.

Greenpeace ha raccolto 92 campioni di diesel in stazioni di servizio delle principali compagnie (Esso, Agip, Shell, ecc) in nove Paesi europei e li ha inviati ad un laboratorio tedesco specializzato nelle analisi dei carburanti. I risultati rivelano che il diesel europeo viene regolarmente miscelato con i biocarburanti più dannosi, cioè quelli prodotti da colza, soia e olio di palma. Valutazioni ufficiali dell'Unione Europea confermano che la produzione di biocarburanti da queste colture accelera la deforestazione e il cambio d’uso dei suoli indiretto (ILUC): per produrre cibo dovremo comunque deforestare altrove. Questo li rende più dannosi per il clima dei combustibili fossili.

Tra i campioni di diesel raccolti, quelli con la maggiore percentuale di biocarburanti – tra il 5 e il 7 per cento - sono stati trovati in Francia, Germania, Italia, Svezia e Austria. Mentre in Francia la coltura più utilizzata è la soia, in Italia è stata riscontrata un’altissima percentuale di olio di palma.

“Gli italiani che si preparano per lunghi viaggi in macchina per le ferie estive, senza saperlo, faranno il pieno di cambiamenti climatici, deforestazione ed estinzione di specie - spiega Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia -. Servono subito leggi che limitino l’uso di quei biocarburanti che distruggono clima e foreste e favoriscano soluzioni più efficienti”.

Secondo un’ analisi dei Piani d’Azione per le Energie Rinnovabili dei governi europei, le politiche comunitarie porteranno, rispetto ai valori del 2008, ad un incremento dell'utilizzo dei biocarburanti di origine vegetale del 170 per cento al 2020. Lo scorso dicembre, la Commissione Europea aveva dichiarato che avrebbe rivisto le opzioni per mitigare gli effetti della produzione dei biocarburanti entro e non oltre il Luglio 2011, sulla base di un approccio precauzionale e utilizzando le migliori conoscenze scientifiche disponibili.

Greenpeace chiede:

- l’introduzione di normative vincolanti per aumentare l’efficienza dei motori e ridurre l’uso di ogni tipo di carburante, inclusi i biocarburanti;

- una legislazione che obblighi i produttori di energia a calcolare le emissioni dei biocarburanti includendo quelle derivanti dal cambio d’uso dei suoli indiretto.

- che per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni stabiliti nei Piani Energetici degli Stati membri non vengano tenuti in considerazione quei biocarburanti che non garantiscono una reale riduzione delle emissioni rispetto ai carburanti convenzionali.

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"Sul clima nessuno ha la verità in tasca, ma almeno qui si fa piazza pulita delle bugie" (Luca Mercalli) Nel settore dell'informazione sui cambiamenti climatici si assiste da... continua
2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
20 Luglio 2011 21:26, Marco B. ha scritto:
E' troppo. Da cosa vogliono che traiamo biocarburanti se non da ampi terreni coltivati con piante economiche come la palma o la colza? Non vorranno mica il carburante a base di ebano! Diano delle alternative, invece di lamentarsi di tutto e del suo contrario.
20 Luglio 2011 20:18, Stefano ha scritto:
ma come, non erano le associazioni ambientaliste che fino 10 anni fa chiedevano di adottare i biocarburanti come fossero la soluzione a tutti i mali del mondo? E chi diceva loro che questo avrebbe portato , oltre alla deforestazione, un incremento consistente dei prezzi delle commodities agrarie era tacciato di essere al soldo delle multinazionali del petrolio. Almeno questa volta paiono aver capito che erano solo eco-vaccate eppure pensano ancora di essere gli unici ad avere a cuore le sorti del nostro habitat, basti vedere le loro idee su biologico, decrescita, ogm, se applicassimo la loro filosofia alla lettera (di questo si tratta) cosa pensate succederebbe ai prezzi sul mercato? se è bastato un lieve rialzo a scatenare putiferi in tutto il nordafrica cosa succederebbe se diminuissimo le produzioni per seguire questi eco guru? Quanti morti di fame in più avremmo?
 

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