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Clima

Il clima è 'impazzito' ma Taijin è solo un’altra Copenaghen

Piogge torrenziali dal sud-est asiatico all’Europa, temperature glaciali in nord America e clima torrido nel nord Africa. I cambiamenti climatici di cui si dibatte da tempo sono già una realtà che ci appartiene, ma il vertice di Taijin, concluso l'11 ottobre scorso, non ha portato a decisioni significative. Lo stallo di Copenaghen torna come un brutto sogno e tutto è rimandato ai negoziati di Cancun.

di Andrea Boretti - 18 Ottobre 2010

vertice taijin
Durante il Climate Change Talks dell'Unfccc a Taijin niente è stato ancora una volta deciso

Da tempo ormai si dibatte di clima e di cambiamenti climatici. Si discute sulla loro consistenza, si discute sui dati raccolti - per mesi si è parlato addirittura di Climategate - e ci si divide in negazionisti e allarmisti.

Quanto successo nel globo terrestre nell'arco della prima settimana di ottobre non risolverà la questione ma è qualcosa che definire straordinario è poco. Oltre 100.000 persone sono state evacuate per le alluvioni che hanno colpito l'isola cinese di Hainan. Centinaia sono i villaggi sommersi e ovviamente è impossibile qualunque spostamento su strada. In poco più di 5 giorni sono caduti 1000mm di pioggia con un picco di 672mm in 24 ore nella città di Qionghai. La situazione già disperata peggiorerà nei prossimi giorni visto che a causa delle piogge sono stati allagati oltre 7000 ettari di terreni in almeno 2000 dei quali è andato perduto l'intero raccolto.

Negli stessi giorni piogge torrenziali hanno colpito anche l'Indonesia e in particolare l'isola di Sumatra dove in 5 giorni sono caduti ben 590mm di pioggia. Il fenomeno si è replicato identico, sebbene in maniera più lieve, in Montenegro e in Croazia con 200mm circa a Podgorica e un centinaio a Dubrovnik. Medesimo scenario nel nord Europa dove, in Norvegia, varie località sono state sommerse da 100mm di acqua in sole 24 ore.

Mentre accadeva tutto questo, dall'altra parte dell'Atlantico in Groenlandia e Canada le temperature sono letteralmente precipitate: -42°C a Summit sulla calotta glaciale, -22,3°C a Karp Morris Jesup, -25,7°C a Eureka, -23,7°C ad Alert e -20,6°C a Thomsen. Tutto il contrario di Egitto e Sudan dove invece la temperatura nello stesso giorno, il 5 ottobre, si è inaspettatamente alzata: 43°C ad Abu Simbel ed Assuan, 43°C a Kartoum.

Insomma dal polo all'equatore, dalle Americhe all'Europa e all'Asia, il clima è letteralmente impazzito e nulla sembra ancora muoversi veramente per porre rimedio ad una situazione che di anno in anno continua a peggiorare. Durante il Climate Change Talks dell'United Nation Framework convention on Climate Change (Unfccc) a Taijin che sarebbe dovuto servire come viatico verso la conferenza di Cancun, niente è stato ancora una volta deciso.

accordi clima
I Paesi in via di sviluppo ricordano a quelli sviluppati le loro responsabilità, i Paesi sviluppati vogliono un nuovo trattato che superi Kyoto ma chiedono una responsabilità condivisa e si impegnano a mettere sul piatto aiuti economici

Lo stallo di Copenaghen è ancora lì a dimostrare tutta l'impotenza dei grandi paesi e il continuo testa a testa tra 'Paesi Sviluppati' e 'Paesi in via di sviluppo' guidati soprattutto dal Basic (Brasile, Sudafrica, India e Cina).

Queste 4 nazioni denunciano il tentativo da parte dei Paesi sviluppati di cambiare il protocollo di Kyoto e lo fanno con forza. Così parlava il 9 ottobre SuWei, capo negoziatore cinese per il cambiamento climatico: "Alcuni Paesi sviluppati tentano di riscrivere il Protocollo di Kyoto per aggirare i loro obblighi sulla riduzione delle emissioni, il che rappresenta un ostacolo al dialogo delle Nazioni Unite sul clima. Le loro intenzioni nascoste sono quelle di evitare di fissare un obiettivo per la riduzione delle emissioni dopo il 2012, il più grande tema di discussione attuale. Certi Paesi ricchi vogliono una modifica sostanziale del Protocollo di Kyoto. È un arretramento in rapporto alle riunioni precedenti. Tutti gli atti che puntano a rovesciare il Protocollo di Kyoto devono essere denunciati".

La denuncia riguarda soprattutto gli Stati Uniti che il protocollo di Kyoto non lo hanno ratificato, ma riguarda anche l'Unione Europea che proprio insieme agli USA ha presentato un documento che propone sanzioni per chi non rispetterà un futuro trattato vincolante sul clima.

Insomma, la situazione è sempre la stessa. I Paesi in via di sviluppo ricordano a quelli sviluppati le loro responsabilità ambientali, i Paesi sviluppati vogliono un nuovo trattato che superi Kyoto (per non rispettarne i vincoli?) ma chiedono una responsabilità condivisa e si impegnano a mettere sul piatto aiuti economici, almeno nelle dichiarazioni d'intenti, a patto di controlli stringenti sulle emissioni dei beneficiari, Cina ed India in particolare, cosa che gli stessi non vogliono assolutamente permettere.

In poche parole tutto si riduce, ancora una volta, ad una questione di soldi, come spiegano semplicemente i membri del Basic: "Il sostegno finanziario a medio e a lungo termine fornito dalle Nazioni sviluppate determinerà anche l'esito del vertice di Cancun sul cambiamento climatico".

E mentre Copenaghen, Taijin e Cancun passano, nel sud della Cina si tuffano in apnea alla ricerca di qualche utensile o affetto personale da recuperare nelle abitazioni sommerse.

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