Doveva essere la rivolta del 99% contro quell'1% che ha generato la crisi e che tiene in pugno le sorti finanziarie del mondo, di quella minoranza generatrice di disuguaglianze che fagocita e non crea. Ebbene la minoranza ha vinto, ancora. Ha vinto due giorni fa in Parlamento quando ha votato le sue sorti a breve termine e le politiche lacrime e sangue.
E ha vinto ieri. Quell'1% dei manifestanti violenti ha vinto sul 99% proveniente da tutta Italia come parte di un movimento mondiale pacifico che chiede un profondo cambiamento, rivendica diritti e politiche sociali a sostegno dei giovani, dell'occupazione e del welfare. Ha vinto perché è riuscita ad oscurare attraverso una violenza cieca e folle un messaggio di portata mondiale. Lo dimostrerà la retorica populista che ci verrà propinata a profusione in questi giorni dai media.
Perché? Perché solo in Italia? Perché non c'era polizia sufficiente? Perché tanta disorganizzazione? Tante le domande che si sommano allo sgomento. Probabilmente le risposte non arriveranno mai, vedi le stragi senza nomi degli anni di piombo, o, senza andare troppo lontano, Genova 2001. Ma c'è un aspetto che è passato piuttosto in sordina e che forse vale la pena sottolineare e ribadire.
Il carattere non violento della manifestazione e la ragione che ha portato in piazza migliaia di persone: la voglia di cambiamento.
Anche il messaggio lanciato ieri dagli indignados italiani è stato chiaro, come ha dimostrato l'assemblea a Santa Croce: andare avanti, riorganizzarsi, non fare in modo che il movimento muoia per mano di pochi teppistelli, ripulire, anche simbolicamente, la piazza.
Non dimentichiamo che la marcia italiana era numericamente tra le più grandi. I "black bloc", o qualunque cosa siano, sono stati contestati e nei limiti del possibile, bloccati, in primis dai manifestanti pacifici. Alcuni, secondo le cronache, sono stati consegnati alle forze dell'ordine proprio da loro.
Sì è persa una battaglia, in termini di occasione, ma non la guerra. La strada per la riappropriazione dei 'beni comuni' e dei diritti è ancora lunga. Ricomporsi ed andare avanti. Non fare in modo che di quest'indignazione rimangano solo le macerie, come quelle con cui oggi dovrà fare i conti una Roma ferita.
Foto di Valentina Valente
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