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Elezioni in Russia, il tracollo di Putin

5 Dicembre 2011

Putin
Risultato deludente per Putin alle elezioni parlamentari russe. Il suo partito Russia unita ottiene una maggioranza risicata che non permetterà di fare riforme costituzionali.

Nonostante le dichiarazioni del partito Russia unita e del suo leader Vladimir Putin, volte a minimizzare i risultati delle elezioni, è evidente che si sia trattato di un tracollo, anche in previsione delle elezioni presidenziali di marzo 2012. Neanche il 50 per cento dei voti – per l'esattezza il 49,5 -, contro il 67 per cento del 2007; una maggioranza alla Duma, il parlamento russo, che è assoluta solo in virtù della spartizione dei voti dei partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento del 7 per cento.

Putin non potrà comunque apportare modifiche costituzionali, per le quali è richiesta una maggioranza dei ¾ del parlamento. I suoi 238 seggi su 450 non sono sufficienti. A fronte del crollo del leader russo vi è la crescita di alcuni partiti minori. Primo fra tutti il Partito comunista, che ha praticamente raddoppiato il risultato delle scorse elezioni, ottenendo il 20 per cento delle preferenze (era l'11 nel 2007). Seguono i nazionalisti del partito Liberal-democratico con il 13 per cento circa, ed il partito Russia giusta che si attesta attorno all'11.

Dalla sede del partito, Putin si dice soddisfatto del risultato. “Gli elettori hanno consentito al partito Russia Unita di mantenere la posizione di leader nel Paese, potremo garantire lo sviluppo stabile del Paese”, ha dichiarato col premier Medvedev al fianco. Ma sembrano dichiarazioni di circostanza, volte a coprire in parte un riusultato decisamente deludente. Al pari di quanto affermato da Medvedev: “Il partito si è comportato bene. Il partito rappresenta il 50% della popolazione: è un risultato di democrazia reale", ha detto il presidente russo. “Le elezioni hanno confermato che Russia Unita ha il diritto morale di continuare sul corso scelto”.

Sulle elezioni pesano, poi, pesanti sospetti di brogli. L'inviato di Repubblica Nicola Lombardozzi parla di centinaia di migliaia di voti pronti ad arrivare in sostegno del partito di Putin se la situazione si fosse messa male.

Intanto il clima nel paese si è fatto piuttosto concitato; si segnalano diversi casi di repressione, con la polizia che è intervenuta più volte in piazza ad impedire contestazioni ed a sedare gli entusiasmi della folla per il tracollo di Russia unita. Alcuni siti internet indipendenti sono stati messi off-line, le piazze chiuse nel centro di Mosca e diversi oppositori fermati. Le forze schierate dal governo per garantire l'ordine sono impressionanti: 330 mila poliziotti, di cui 51 mila a Mosca.

Persino lo scrittore Eduard Limonov, oppositore del governo, è stato fermato ieri sera dalla polizia nel cuore di Mosca mentre si dirigeva verso piazza Triunfalnaia, presidiata da agenti antisommossa. La polizia ha fermato anche una ventina di giovani che gridavano slogan di contestazione, come "vergogna, vergogna" e "abbasso le elezioni false", e accendevano fumogeni colorati. A San Pietroburgo le forze dell’ordine hanno fermato diverse persone del movimento di opposizione "Altra Russia" che gridavano "Le elezioni sono un farsa".

Nonostante le numerose manifestazioni, però, il crollo di Putin sembra imputabile più alla crisi economica in corso, che ad un risveglio della società civile. Come in quasi tutto il mondo, ad una situazione che peggiora di giorno in giorno si associa una insofferenza crescente verso i vari leader di governo. Così, anche il risultato delle elezioni russe non sarà forse il sintomo di una rinnovata voglia di democrazia, l'inizio di un percorso di partecipazione. Ma è comunque un inizio.

A.D.

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