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Crisi

Libia: dall'Onu via libera all'intervento militare occidentale

di Alessandra Profilio - 18 Marzo 2011

libia
Via libera dall'Onu all'intervento militare in Libia

Via libera dall'Onu all'intervento militare in Libia.

Il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha infatti approvato ieri sera una risoluzione che prevede l'imposizione di una no-fly zone (il blocco dello spazio aereo) sulla Libia e autorizza il ricorso alla forza contro le truppe di Muammar Gheddafi per proteggere i civili.

La risoluzione - approvata con 10 voti a favore, nessun contrario e con le cinque astensioni di Russia, India, Cina, Germania e Brasile – autorizza in pratica “tutte le misure necessarie” per proteggere i civili, tranne l'occupazione del Paese africano.

Il testo chiede un immediato “cessate il fuoco e la fine completa delle ostilità”, frase inserita su richiesta della Russia che chiedeva l'approvazione di un testo diverso da quello messo a punto nella versione finale dalla delegazione francese.

Alla notizia dell'approvazione della risoluzione 1973 è esplosa la gioia a Bengasi, roccaforte degli insorti.

L'Unione europea - con un comunicato congiunto della rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton e del presidente permanente, Herman Van Rompuy - si è detta pronta “a mettere in pratica” la risoluzione dell'Onu sulla Libia.

Il portavoce del governo francese ha annunciato che le operazioni militari sulla Libia per fermare le forze di Muammar Gheddafi avverranno in tempi rapidi e la Francia vi parteciperà. La stessa fonte ha aggiunto che “l'intervento militare non sarà un'occupazione del territorio libico, ma un dispositivo di natura militare per proteggere la popolazione libica e aiutarla a realizzare la sua aspirazione di libertà”. Parigi ha avvertito che un attacco aereo alla Libia potrebbe avvenire anche entro poche ore.

La Germania, astenutasi in Consiglio di sicurezza a causa “dei considerevoli pericoli e rischi”, ha invece fatto sapere che non parteciperà ad azioni militari. In nottata il presidente americano Obama ha chiamato il premier britannico Cameron e il presidente francese Sarkozy per coordinare una strategia comune.

La risoluzione 1973 è una minaccia all'unità della Libia, ha denunciato in una conferenza stampa il viceministro degli esteri libico Khaled Kaaim, affermando che Tripoli è pronta a un cessate il fuoco. “Speriamo che l'Italia si tenga fuori da questa iniziativa”, ha aggiunto il viceministro degli esteri Kaaim.

La posizione italiana dopo l'approvazione della risoluzione dell'Onu sulla Libia sarà discussa in un vertice previsto a mezzogiorno a Palazzo Chigi tra i vari ministri, i capi dei servizi di sicurezza e il vertice militare della Difesa. In particolare nel corso della riunione dovrebbe essere preso in esame il contributo italiano all'attuazione della 'no-fly zone'. Secondo quanto riferiscono fonti governative, i ministri degli Esteri Franco Frattini e della Difesa Ignazio La Russa saranno ascoltati alle ore 14 dalle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato a Palazzo Madama.

Ancora nulla, insomma, è stato ufficialmente deciso. Il governo potrebbe offrire almeno tre basi per ospitare gli aerei da guerra di altri Paesi membri della Nato. Le sedi più probabili da utilizzare sono la base di Sigonella (vicino Catania), dove si trova una stazione della Marina Usa e il 41esimo Stormo Antisommergibili, e quella di Trapani Birgi, sede del 37esimo stormo. In Puglia si trova poi la base di Gioia del Colle, in provincia di Bari, che ospita il 36esimo stormo.

Il primo Paese arabo che ha annunciato che parteciperà alla no fly zone sulla Libia è stato Il Qatar. Come ha dichiarato un funzionario del ministero degli esteri del Qatar, “alla luce della risoluzione votata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, il Qatar ha deciso di contribuire agli sforzi destinati a far cessare il bagno di sangue e a proteggere i civili in Libia”.

In merito alla risoluzione approvata ieri dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, Seif al-Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, ha affermato che la Libia non ha paura. “Siamo nel nostro paese e con la nostra gente. E non abbiamo paura” - ha detto Seif al-Islam Gheddafi - “Non abbiamo paura. Non avremo paura. Non aiuterete la gente se bombarderete la Libia per uccidere i libici. Voi distruggete il nostro paese. Nessuno è contento di questo”.

Intanto, dopo una notte di spari con armi pesanti, le forze fedeli al colonnello Gheddafi hanno ripreso gli attacchi e stanno bombardando la città di Misurata, città 200 chilometri ad est di Tripoli in mano agli insorti.

La situazione in Libia è sempre più difficile e probabilmente l'ufficializzazione di un'operazione militare occidentale contro Gheddafi farà salire anche il livello di sbarchi a Lampedusa. Dopo una tregua durata poco meno di 48 ore, dovuta al maltempo, intorno all'una di notte sono giunti sull'isola 38 nordafricani, tra cui tre donne, altri 39 sono arrivati questa mattina mentre sono state avvistate altre sette imbarcazioni.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
20 Marzo 2011 09:03, Enzo C. ha scritto:
Credo di aver sbagliato articolo per il mio post precedente, avendo 2 finestre aperte, intendevo postarlo in questo di Marco Cedolin: http://www.ilcambiamento.it/vertici_internazionali/libia_no_fly_zone.html, se possibile spostatelo, grazie comunque, cordiali saluti
19 Marzo 2011 15:21, Enzo C. ha scritto:
Io sono sbigottito per la rapidità e la quasi-unanimità con cui è stata presa questa decisione...
Anche immedesimandomi in una tendenza interventista, che in questi ultimi anni ho un po' abbracciato abbandonando il mio pacifismo di un tempo, e nello specifico caso della Libia forse sarei d'accordo con l'intervento militare, anche perché prima d'ora non avevo mai appreso di una tesi che sminuisce entità e intenti della rivolta in Libia
(mi chiedo quanto tempo ed energie dovrei dedicare per tenermi informato e approfondire, io che sono tentato di non guardare più nemmeno quel Tg ogni 2-3 giorni come faccio ora),
mi porrei quantomeno il problema della nostra Costituzione, dove mi risulta che "l'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"... sulla questione ho trovato pochissime e isolatissime voci (Diliberto), tra chi dice che "non è assolutamente guerra" (La Russa) e chi dice che "è guerra eccome ma è giusta e necessaria" (Veltroni), ma tutti d'accordo sul partire e imbracciare le armi, al massimo qualche astenuto e qualche seccato (IdV, Lega) insomma una sorta di plebiscito...
E' cambiato il concetto di guerra senza che ce ne accorgessimo? o perché allora non si parla di cambiare la Costituzione per legalizzare questo tipo di politiche, visto che lo si fa invece per questioni di fisco, economia e giustizia?
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Autore: Paul Connect
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