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Crisi

Il G20 contro la volatilità dei prezzi e il rischio di crisi alimentari

Lunedì 24 gennaio Nicolas Sarkozy ha tenuto un discorso nel quale presentava il programma del G20. Al centro degli obiettivi c'è la lotta alla volatilità dei prezzi per evitare ulteriori crisi alimentari. Il problema però ha molteplici cause e c'è quindi la necessità di intervenire su più fronti. Riusciranno i 20 paesi a trovare una soluzione comune?

di Elisabeth Zoja - 15 Febbraio 2011

nicolas sarkozy
Tra i punti principali del programma del G20, presentato da Nicolas Sarkozy, c'è la lotta alla volatilità dei prezzi degli alimenti

Il costo di cibi di base quali cereali, grassi, latticini e zucchero continua a salire. A gennaio l’indice FAO sui prezzi degli alimenti (FFPI) ha raggiunto la quota 231, un record dagli inizi della sua registrazione nel 1990. La quota è aumentata per 7 mesi consecutivi: nello scorso mese addirittura del 3,4% rispetto a dicembre.

Alcuni parlano del rischio di un’altra crisi alimentare simile a quella del 2007-08, quando il prezzo di una tonnellata di grano è quasi triplicato (da 120 a 300 euro) nel giro di sei settimane. In quei due anni di crisi la quota FAO si trovava rispettivamente a 159 e 200, dunque neanche vicino al livello attuale.

Per questo Nicolas Sarkozy, presidente della Repubblica francese che quest’anno presiede il G20-G8, ha dichiarato la lotta alla volatilità dei prezzi delle materie prime. In vista dell’incontro del G20 tenutosi il 27 e 28 gennaio, Sarkozy ha presentato l’agenda ai 160 ambasciatori stranieri e 300 giornalisti presenti all’Eliseo il 24 gennaio.

Sarkozy ha spiegato che il G20 è un’occasione adatta per affrontare il problema, poiché questi 20 paesi possiedono il 65% delle terre arabili al mondo e il 77% della produzione mondiale di cereali (nel 2008). Una drastica ascesa di tali prezzi danneggerebbe soprattutto paesi in via di sviluppo. Essi rischierebbero ulteriori sommosse a causa della fame, come quelle che hanno avuto luogo a Haiti, in Senegal e in Mozambico durante la crisi del 2007-08. Nel comunicato stampa sul programma del G20 si legge però che la questione non riguarda solo paesi emergenti, ma ha anche un impatto sull’economia globale, poiché scoraggia sia investimenti che assunzioni.


I Paesi del G20 possiedono il 65% delle terre arabili al mondo e il 77% della produzione mondiale di cereali (dati relativi al 2008)

Il terzo dei 6 punti illustrati dal programma è dunque la lotta alla volatilità dei prezzi delle materie prime. I provvedimenti proposti dal governo francese sono i seguenti:

1. Definire delle regole comuni riguardanti i mercati di materie prime e quelli finanziari.

2. Aumentare la trasparenza dei mercati di materie prime attraverso dati internazionali sull’evoluzione prevista di domanda e risposta.

3. Sviluppare la produzione agricola nei paesi emergenti per prevenire o gestire meglio eventuali crisi alimentari.

4. Mettere a disposizione dei paesi più poveri degli “strumenti finanziari che assicurino una protezione dall’innalzamento dei prezzi”.

L’adeguatezza del primo punto viene confermata dalla Commissione europea che osserva una “crescente interdipendenza” tra i mercati finanziari e quelli delle materie prime, agricole in particolare. D’altra parte, però, la Commissione dichiara che “siccome la volatilità dei prezzi dipende da molteplici fattori, non esiste una soluzione unica e semplice ai problemi identificati” (Le Monde).

riso
I prezzi di grano e riso dipendono principalmente dalla dimensione delle scorte

Alcuni di questi fattori sono di lunga durata e persistono dalla crisi del 2007-08 in poi: la crescita della popolazione globale, l’aumento dei salari nei paesi emergenti in contrasto con una produttività che invece non si sviluppa alla stessa velocità. Quando alla fine del 2007 l’offerta già zoppicava dietro alla domanda sono subentrati fattori di natura temporanea: condizioni meteorologiche avverse, restrizioni sul commercio imposte dai paesi esportatori e l’aumento dei costi di produzione causato dall’ascesa di quelli energetici.

Nella prima metà del 2008 il barile di petrolio valeva ben 145 dollari, mentre nella seconda metà è sceso a 36. Anche gli sviluppi del tasso di cambio così come la crescente attività speculativa hanno portato all’impennata dei prezzi.

La volatilità dei prezzi delle materie prime dipende almeno da una decina di fattori. Tale variabilità è data anche dal tipo di materia prima in questione: mentre i prezzi di grano e riso dipendono principalmente dalla dimensione delle scorte, quelli di mais e soia – alimenti per animali da allevamento - sono un indizio della domanda di carne.

Il problema è dunque complesso. Sarkozy ha dichiarato di volerlo affrontare con decisione: come primo passo prevede una riunione dei ministri dell’Agricoltura del G20 a metà 2011.

Il gruppo dei 20, però, vorrà e riuscirà a influire su tutti i fattori in gioco?

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