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Culture per il Cambiamento

Migranti nordafricani, quando la Storia passa ad altro

Le migrazioni dall’Africa come le invasioni barbariche del tardo impero romano? Di certo siamo ad una svolta della storia che ci chiama a vincere egoismi, paure e ad impegnarci per una società più giusta.

di Laura Bonaventura - 21 Aprile 2011

donna africana
La diversità suscita quasi sempre diffidenza, disprezzo, rifiuto

Ieri mattina una donna nordafricana camminava lungo una delle vie più eleganti della città, quando d’improvviso si è distesa sul marciapiede. Alle offerte di aiuto ha risposto tranquilla: “Sono solo un po’ stanca”. È rimasta lì per un po’, fumando una sigaretta, poi si è alzata e ha ripreso la sua passeggiata, tra gli sguardi esterrefatti dei passanti.

Chi di noi si sdraierebbe lungo la strada per riposare? È un mondo diverso quello che si sta sovrapponendo al nostro e i migranti che scendono dai barconi sono lontani dalla nostra cultura quanto extraterrestri provenienti da un altro pianeta.

La diversità suscita quasi sempre diffidenza, disprezzo, rifiuto. Gli africani che arrivano in Italia risvegliano soprattutto paure profonde. Cosa vogliono da noi? Come vivranno migliaia di persone sbarcate senza nulla in tasca? Prima o poi non vorranno appropriarsi dei nostri beni con la violenza?

Forse Dio è malato, il bellissimo film documentario di Franco Brogi Taviani ispirato al libro di Walter Veltroni, ci mostra la realtà africana: donne e bambini che vivono raccogliendo il cibo nelle discariche, ragazzini di 10 anni catturati e costretti a combattere nelle guerre locali, la diffusione endemica dell’AIDS e di ogni sorta di malattie, la mancanza di cibo, acqua, istruzione, tutto.

Il film si chiude con le interviste ai ragazzi: “Come può l’Europa pensare di lasciarci fuori della porta dopo che abbiamo visto in televisione la sua ricchezza?”, affermano, e ancora: “Per secoli gli africani furono condotti a lavorare come schiavi lontano dalla propria terra; oggi noi siamo i nuovi schiavi, che partono spontaneamente per andare a trattare il prezzo della propria schiavitù presso i ricchi europei”.

lampedusa immigrazione
Come possiamo pensare di fermare milioni di persone che non hanno nulla da perdere?

Come possiamo pensare di fermare milioni di persone che non hanno nulla da perdere, la cui aspettativa di vita, se vita si può chiamare, è in media di 50 anni o anche meno?

Nei paesi occidentali c’è la crisi economica, la disoccupazione, l’impossibilità di offrire una prospettiva decente a tutti, ma questo a loro non interessa: vengono a prendere la loro parte e lo faranno comunque, accolti o respinti, perché prima o poi arriverà il loro momento, anzi, è già arrivato.

Ricordiamo le invasioni barbariche (166-476 d.C.) che portarono alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Spinti da pressioni sui loro stessi territori, dal bisogno e dal confronto con la ricchezza della civiltà imperiale romana, i barbari cominciarono a passare i confini dell’impero, prima lasciando nelle loro terre le famiglie e successivamente con la migrazione di interi popoli.

L’impero, già indebolito dalle lotte intestine, dal calo demografico, dalla crisi economica, dall’enorme sperequazione della ricchezza, dalla mancanza di consenso verso il governo, dalla corruzione eletta a sistema e dall’enorme peso fiscale, nonché dal generale tramonto dei valori che avevano reso grande Roma, tentò accordi alle frontiere, repressione militare, sistemi di hospitalitas, ma alla fine fu travolto e i nuovi venuti presero definitivamente il potere, con i loro usi, costumi e religioni. Seguì il Medioevo e infine il Rinascimento.

La dinamica storica, al di là delle diversità contingenti, si ripete. E la storia, semplicemente, non si può fermare.

immigrati
"L’altro sono queste persone così diverse, eppure come noi uomini e donne (...) su questa Terra che è di tutti e che non possiamo più considerare solo nostra"

La nostra civiltà si sta dissolvendo, annientata dall’individualismo sfrenato, dalla perdita della coesione sociale, dalla corruzione, dalla passività dei più, dall’annullamento dei concetti di diritto e dovere, dal ricorso sistematico al favore, dallo sfruttamento dei più deboli, dallo strapotere dei ricchi, dallo sfacelo della politica, dal consumismo, dalla perdita generale del senso di umanità e responsabilità verso gli altri e verso il nostro stesso pianeta. Lo stile di vita occidentale ha fatto il suo tempo: la storia ha deciso di passare ad altro.

L’altro sono queste persone così diverse, eppure come noi uomini e donne di fronte a quel Dio che chiamiamo con nomi differenti, su questa Terra che è di tutti e che non possiamo più considerare solo nostra.

Ci vorrà coraggio per non aver paura del cambiamento che porta via le sicurezze morali e materiali sulle quali abbiamo costruito la nostra identità personale e sociale; per tuffarsi nel flusso della storia che travolge tutto, incurante di chi crede di poterla fermare barricandosi in casa.

Non sarà facile cedere la nostra parte, soprattutto per chi, nei gruppi sociali meno abbienti, la cede già oggi, in termini di servizi sociali, assistenza, posti di lavoro, spazio vitale, difficoltà nelle classi multietniche dei figli, rinuncia ad abitudini e modi di vivere consolidati da una vita. Ma se qualcuno si illude di non essere toccato da quello che accadrà, sbaglia. E allora, invece di inveire e lamentarsi, occorre darsi da fare perché quanto c’è ancora di buono nella nostra cultura – a partire dalle nostre conquiste di democrazia e rispetto dei diritti umani, parità e uguaglianza in tutti gli ambiti dell’esistenza – permei la società del futuro, per il bene di tutti.

Solo chi saprà immaginare una società più giusta potrà contribuire a crearla. Non possiamo sapere come sarà il mondo quando tutte le razze e le civiltà attuali si saranno mescolate, quando l’economia sarà irriconoscibile, quando le attuali istituzioni saranno state sostituite. Nel turbine del cambiamento potrà guidarci solo il nostro ideale, perché non prevalgano le forze dell’odio, del fondamentalismo, la presunzione di superiorità dall’una e dall’altra parte, ma l’intelligenza, l’apertura, la cooperazione, il pensiero del bene comune. Abbiamo bisogno di una classe politica nuova e sana, ma anche di un impegno personale politico, perché ogni nostra scelta ha un significato politico.

E allora, ricordando le bellissime parole di Vittorio Arrigoni che ha dato la sua vita per questi ideali, restiamo umani.

Il Cambiamento è come un bel veliero, ogni giorno cerchiamo di migliorarlo, renderlo più bello e completo, per affrontare qualsiasi tempesta, ed arrivare ovunque, ma se Voi non ci aiutate a farlo galleggiare per fronteggiare il futuro, questo Veliero finirà in disarmo, non importa quanto sia bello e fin dove possa arrivare.
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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
27 Aprile 2011 09:05, Angelina Travaglini ha scritto:
E' un bell'articolo. Nei contenuti, che condivido e nello stile.
saluti alla redazione e complimenti!
21 Aprile 2011 13:43, Franco Brogi Taviani ha scritto:
Grazie della citazione. Sono lusingato di essere presente nel bell'articolo che ho letto
Saluti
Franco Brogi Taviani
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