
In questi giorni, ormai a ridosso della 30° Giornata mondiale dell'Alimentazione, alla sede della Fao a Roma, il tavolo di lavoro del Comitato per la sicurezza alimentare sta affrontando molti temi a cominciare dall’aumento del costo del cibo a livello internazionale che riduce fortemente l’accesso ai prodotti alimentari nei Paesi più poveri e dal land grabbing, ossia la svendita delle terre ai privati con il conseguente impoverimento dei piccoli produttori agricoli. Basti considerare che solo nello scorso anno sono stati venduti a privati circa 45 milioni di ettari di terra, un’estensione pari a quella della Svezia.
Ma ad aprire il tavolo e i confronti sul tema della fame sono ancora i numeri, agghiaccianti, delle persone che non hanno accesso al cibo.
1billion: è questo il numero delle persone, bambini in primis, che soffrono di fame. Da 1 miliardo e 300 milioni di persone del 2009, si è passati ai 925 milioni di oggi. Ma questa piccola riduzione, seppur incoraggiante, non è affatto sufficiente: la distribuzione iniqua del cibo è un problema ancora troppo radicato e costringe milioni di persone a condurre una vita senza dignità.
Nella 30° Giornata Mondiale dell’Alimentazione, in calendario per domani - sabato 16 ottobre -, non si potrà allora che evidenziare il dato negativo che l’obiettivo del dimezzamento della sottonutrizione dell’umanità entro il 2015 è disatteso.
La Fao chiede maggiori investimenti nella produzione agricola e nel rilancio delle zone rurali nei Paesi in via di sviluppo e ricorda che in Bangladesh, Cina, Etiopia, India, Indonesia, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo si concentrano circa i 2/3 degli affamati.
Secondo la Fao, infatti, nei Paesi sottosviluppati e in via di sviluppo, si deve investire nell’agricoltura e rendere operativi i programmi di assistenza e stimolare attività che producano reddito. Il tutto nell’ottica di uno sviluppo sostenibile che tenga conto di una più equa distribuzione delle risorse di cibo e acqua sulla Terra.
L’Oxfam Italia, che è parte dell’omonima rete di Ong internazionali specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo in oltre 99 paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia, ricorda che l’Italia non può permettere che, a causa del mancato aiuto, più di 21 milioni di persone siano condannate a fame e malnutrizione. L’Italia, essendo membro del G8, del G20 e sede delle agenzie ONU dedite all’agricoltura e alla sicurezza alimentare, deve fare la sua parte nella lotta alla fame anche migliorando la coerenza delle sue politiche.
Per firmare la petizione www.1billionhungry.org
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