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In estinzione

Gli afrodisiaci asiatici minacciano il rinoceronte africano

Negli ultimi 3 anni il bracconaggio ha ucciso oltre 800 esemplari di rinoceronti africani. Il tutto per commercializzare il corno di questo animale che al nero vale fino e 25 euro al chilo. L’uso che se ne fa varia da paese a paese, nei territori di cultura araba viene utilizzato per le impugnature di coltelli pregiati, mentre in Asia e in Cina è considerato elemento fondamentale per misture afrodisiache.

di Andrea Boretti - 19 Aprile 2011

rinoceronti
Negli ultimi 3 anni il bracconaggio ha ucciso oltre 800 esemplari di rinoceronti africani

La storia del rinoceronte, forse l’animale che insieme al coccodrillo più ci ricorda i dinosauri, è una storia triste. Negli anni '70 i rinoceronti africani – tra rinoceronti bianchi e rinoceronti neri - erano circa 160.000, oggi sono solo 10.000.

La causa principale di questa ecatombe è ovviamente l’uomo con le sue armi automatiche e di precisione contro cui il rinoceronte non può assolutamente nulla. Non bastasse l’uomo, ci si è messa pure la natura che, oltre a fornire al rinoceronte una vista che definire debole è poco, gli ha pure donato un temperamento fiero che per niente lo aiuta nella sopravvivenza. Il rinoceronte, infatti, se attaccato non scappa come una qualunque gazzella o un qualunque felino, bensì carica frontalmente l’aggressore, tattica che con l’uomo e le sue armi equivale ad un suicidio.

Racconta la BBC che negli ultimi 3 anni la situazione è addirittura peggiorata. In questo periodo si stima che il bracconaggio abbia ucciso la cifra di oltre 800 rinoceronti africani (333 solo lo scorso anno). Solo in Sudafrica, dove la tutela è particolarmente efficace, il numero è stato molto più ridotto e i rinoceronti assistono ad un graduale ripopolamento.

rinoceronte nero
Particolarmente in pericolo è il rinoceronte nero che vive in diverse regioni meridionali del continente africano

Gli esperti dicono che tutti gli sforzi di ripopolamento messi in moto di recente per questa specie animale andranno perduti se non si fa qualcosa. Particolarmente in pericolo è il rinoceronte nero – a sua volta composto da 4 sotto-specie – che vive in diverse regioni meridionali del continente africano.

Lo scopo del bracconaggio è ovviamente di natura economica, basti pensare che un corno di rinoceronte può fruttare fino a 25euro al chilo al mercato nero. L’uso che si fa del corno di questo animale è poi dei più diversi, nei paesi arabi viene utilizzato per le impugnature di coltelli pregiati mentre in Asia e in Cina in particolare il corno di rinoceronte è considerato elemento fondamentale per misture afrodisiache.

Questo secondo mercato, che è considerato in costante crescita, sarebbe alla base dell’ aumento di attività di bracconaggio nei confronti dei rinoceronti e farebbe capo a cartelli internazionali di bracconaggio.

Quale che sia la motivazione per cui tanti animali vengono uccisi, la sostanza è una sola: mentre una parte del mondo cerca di preservare la vita e la biodiversità del nostro pianeta, un’altra parte utilizza la rarità di un animale per aumentare i propri profitti.

E quando i rinoceronti saranno scomparsi questa seconda metà penserà agli elefanti e poi alle tigri e così via finché non rimarrà più niente. A quel punto come un parassita che pensa solo a nutrirsi senza considerare i danni per il proprio futuro, il futuro della propria specie e il futuro dell’organismo che lo nutre, avremo ucciso il pianeta e con questo ogni nostra prospettiva come genere umano.

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