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Foreste

Pubblicità ingannevole, associazioni contro il greenwashing di APP

Arriva in Italia la pubblicità di APP, Asia Pulp & Paper, la controversa multinazionale sino-indonesiana della carta. "Per scoprire il nostro impegno a favore della biodiversità, seguite le nostre tracce" recita il claim. Immediata la reazione di Greenpeace, WWF, Legambiente e Terra!: "La pubblicità di APP è puro greenwashing e il messaggio è ingannevole".

di Redazione - 1 Agosto 2011

foresta
"Per scoprire il nostro impegno a favore della biodiversità, seguite le nostre tracce" recita il claim della nuova pubblicità APP

In questi giorni la Asia Pulp & Paper (APP), la controversa multinazionale sino-indonesiana della carta, ha acquistato spazi pubblicitari sui principali quotidiani (Corriere della Sera, La Repubblica, il Sole 24 Ore), diverse riviste e reti televisive tra cui LA7.

Sulle pubblicità campeggia una gigantesca impronta di tigre: "per scoprire il nostro impegno a favore della biodiversità, seguite le nostre tracce". Secondo Greenpeace, WWF, Legambiente e Terra! la pubblicità di APP è puro greenwashing e il messaggio è ingannevole. Per questo motivo le associazioni hanno inviato una lettera ai direttori dei principali quotidiani italiani per chiedere di non dare più spazio alle mistificazioni e falsità di APP.

Recentemente sono stati diffusi dal WWF video che provano la presenza di tigri nelle foreste situate nelle concessioni di APP o dei suoi fornitori, mentre Greenpeace ha documentato in diretta la lenta morte di una tigre presa in un laccio illegale proprio all'interno di una delle concessioni della multinazionale. Questi video dimostrano concretamente come la deforestazione e l'espansione delle piantagioni industriali della APP stia portando la tigre di Sumatra verso l'estinzione.

Le imprese del gruppo APP in Indonesia hanno recentemente ottenuto nuove concessioni di taglio che permettono loro di deforestare proprio alcuni degli habitat che l'impresa vanta di proteggere. Inoltre, queste concessioni sono in gran parte situate su aree di alto valore di conservazione, e per il 90% su suolo torboso più profondo di 4 metri. Proprio secondo una legge indonesiana è vietato, e quindi illegale, convertire in piantagioni industriali le foreste presenti su tali suoli torbosi (Decreto Presidenziale N. 32/1990) per le conseguenti immissioni di gas serra in atmosfera.

Assieme alla APRIL, la APP è uno dei principali attori della distruzione delle foreste di Sumatra, dove si stima che abbia abbattuto oltre un milione di ettari di foreste naturali.

Greenpeace, WWF, Legambiente e Terra! annunciano una denuncia formale all'Authority televisiva e all'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria nella speranza che su giornali e televisioni italiani venga vietata la circolazione di messaggi falsi, ingannevoli e caratterizzati da grossolane bugie. La denuncia, e le lettere aperte ai direttori di giornali e tv, è accompagnata da un rapporto in cui si elencano alcune delle più sconcertanti prove della distruzione forestale e dell'habitat della tigre di Sumatra a carico di APP.

Da alcuni anni in Italia Greenpeace, WWF, Legambiente e Terra! si battono affinché le aziende che partecipano alla filiera della carta facciano scelte responsabili acquistando solo prodotti certificati di chiara origine, evitando di fare profitti ai danni del nostro pianeta. È ora che anche chi vende spazi pubblicitari si faccia parte attiva per promuovere una corretta informazione ed impedire la circolazione di messaggi così pericolosi per il nostro mercato, per le ultime foreste del pianeta e per l'esistenza di specie già violentemente minacciate come la tigre di Sumatra, specie della quale venerdì si è festeggiata la giornata mondiale.

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1 Agosto 2011 22:06, Marco B. ha scritto:
Mi spiace ma stavolta non sono d'accordo. La pubblicità è e probabilmente sempre sarà un'indoratura, un'autoincensarsi e non c'è da stupirsi. Non è una notizia (non che a volte siano meno di parte) nè un dispaccio preciso. E' una vaga, molto vaga dichiarazione d'impegno. In pratica non dice niente di più che "siamo verdi, siamo fighi", tutto autoreferenziale nel più classico stile-spot. Si può criticare, sputtanare, controbattere ma tutte le pubblicità fanno così e le affermazioni non sono abbastanza puntuali da invocare la pubblicità ingannevole. L'idea del boicottaggio, poi, a me non è mai piaciuta. I consumatori hanno una testa, fanno da loro. L'odio porta odio.
 

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