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Ungheria, la 'marea rossa' dei fanghi chimici. È disastro ambientale

6 Ottobre 2010

disastro ungheria alluminio
È emergenza in Ungheria, dove la fuoriuscita di fanghi chimici da uno stabilimento per la lavorazione di alluminio ha provocato quattro morti e 120 feriti

È emergenza in Ungheria dove un vero e proprio disastro ambientale ha provocato quattro morti e 120 feriti, alcuni dei quali in condizioni gravi. A seguito della rottura della chiusa di uno stabilimento per la lavorazione dell'alluminio, si è verificata la fuoriuscita di fanghi chimici che hanno invaso l'area del villaggio in cui si trova l'impianto, Ajka, a 160 chilometri da Budapest. In molte zone dello stesso villaggio non funzionano gas ed elettricità e l'acqua potabile viene fornita attraverso camion-cisterne provenienti da Budapest. Lo stato di emergenza è stato proclamato anche a Veszprem, Gyor-Moson-Sopron e Vas.

Non sono ancora chiare le cause che hanno portato alla fuoriuscita di circa 700mila metri cubi di fanghi chimici dallo stabilimento, si pensa comunque che le piogge torrenziali abbiano contribuito al cedimento della chiusa. Il proprietario della riserva, la società Mal, ha comunicato che nell'invaso rimane ancora il 96-98% dei fanghi tossici e sono in corso riparazioni per evitare ulteriori fuoriuscite.

L'inondazione di fango rosso tossico è una "catastrofe ecologica", ha dichiarato il segretario di Stato del ministero dell'Ambiente Zoltan Illes. "La sostanza continua a fuoriuscire dal serbatoio - ha aggiunto - minacciando non solo gli abitanti di Devecser, Kolontar e Somlovasarhely, ma anche la fauna e la flora nel raggio di 42 chilometri".

Il governo ungherese resta, comunque, fiducioso. "Vi sono buone probabilità di evitare che il fango tossico arrivi al fiume più lungo d'Europa" ha detto il premier Viktor Orban, secondo il quale non risulta il rischio di radiazioni nell'area interessata dalla catastrofe ambientale. Il ministro dell'Interno, Sandor Pinter, ha aggiunto che la fuoriuscita di liquame finora non ha interessato le riserve di acqua potabile.

I dati, comunque, parlano chiaro. Saranno necessari decine di milioni di euro ed almeno un anno di tempo per bonificare la zona sommersa dai fanghi rossi.

SEC.

2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
9 Ottobre 2010 17:51, Carol ha scritto:
Sono d'accordissimo con Congiulio.. Non bisogna dare alla Natura la colpa di ciò che noi non avevamo contato in partenza.
6 Ottobre 2010 18:04, CONGIULIO ha scritto:
E' la solita storia, succede sempre così, e la colpa ricade sempre sulla natura e alla sua forza distruttrice...
Il problema è che nessuno si preoccupa in anticipo di quello che può succedere,la superficialità e la presunzione "che tanto non succederà niente" porta chi progetta le fabbriche ad alto rischio d'inquinamento a non investire per gli alti costi..........ma prima o poi una qualche emergenza si presenta sempre ed è facile incolpare la natura che devasta....... ma la colpa invece è sempre dell'uomo che specula a danno dell'ambiente.
 

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