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Il carbone di Enel, una scelta che guarda al passato

Convertire la centrale di Porto Tolle da olio combustibile a carbone significa fare un passo indietro nelle politiche energetiche del Paese. Greenpeace boccia l'Autorizzazione che l'Enel ha ottenuto dal Ministero per lo Siluppo Economico: "L'Enel continua a investire in una tecnologia vecchia, dannosa e costosa per le tasche dei contribuenti".

di Greenpeace - 11 Gennaio 2011

Centrale a carbone
Greenpeace considera dannosa e sbagliata l’Autorizzazione concessa a Enel dal Ministero dello Sviluppo Economico di convertire la centrale di Porto Tolle da olio combustibile a carbone

Greenpeace considera dannosa e sbagliata l’Autorizzazione concessa a Enel dal Ministero dello Sviluppo Economico di convertire la centrale di Porto Tolle da olio combustibile a carbone: 1.940 MW di potenza suddivisi in tre gruppi che 'vomiteranno' polvere sottile e milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera. Intanto, oggi a Roma si apre in Cassazione il Processo intentato da cittadini e varie Amministrazioni pubbliche contro Enel per i danni ambientali causati dalle emissioni della centrale a olio combustibile di Porto Tolle.

Mentre negli Stati Uniti non si autorizzano più le centrali a carbone, 38 progetti già autorizzati sono stati abbandonati ed è stata annunciata la chiusura di 48 impianti, in Italia Enel continua a investire in una tecnologia vecchia, dannosa e costosa per le tasche dei contribuenti. "Il nostro Paese – ricorda Domenico Belli, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace - si è impegnato a ridurre le proprie emissioni di CO2 nell’ambito del Protocollo di Kyoto e delle Direttive europee. Se non riuscirà a raggiungere gli obiettivi, anche a causa della scelta di continuare a investire nel carbone, saranno i cittadini a pagare?".

Secondo le informazioni a disposizione, la centrale dovrebbe essere in parte alimentata da biomasse di cui ad oggi non è chiara origine e caratteristica. "Non vorremmo - continua Belli - che la parte di biomassa venisse coperta utilizzando i rifiuti, cosa di cui già si parla con insistenza nel caso della centrale a carbone di Civitavecchia nel Lazio, anch’essa autorizzata a usare in parte biomassa".

I dati nazionali sulle emissioni di CO2 dicono che, oltre la crisi, le politiche di incentivazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica iniziano a influenzare concretamente l’andamento delle emissioni di gas serra. Enel, invece, fa compiere all’Italia un pesante passo indietro, investendo nella tecnologia più dannosa per il clima e per le popolazioni vicine alla centrale.

Riguardo al processo che si apre domani in Cassazione a Roma per i danni ambientali causati dalle emissioni della centrale a olio combustibile di Porto Tolle nel corso della sua attività, le responsabilità di Enel sono già state accertate nei precedenti gradi di giudizio e l’azienda ha pagato milioni di euro di risarcimento dei danni ad alcune Amministrazioni. "Ora auspichiamo - conclude Belli - che vengano accertate in via definitiva le responsabilità penali dei Dirigenti di Enel".

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enel  carbone  greenpeace  emissioni  co2 
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Autore: Andrea Segrè
Casa editrice: Emi - Editrice Missionaria Italiana
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