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Medicina

Carta di Ottawa, per un approccio olistico e sostenibile alla salute

Sin dal 1986, con la Carta di Ottawa, la Conferenza Internazionale di Promozione della Salute sostiene e diffonde un nuovo modello che sostituisce all’assistenza sanitaria clinicizzata un concetto di salute più armonico, in cui il benessere spirituale è un elemento fondamentale.

di Francesco Bevilacqua - 19 Aprile 2013

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Tra i concetti chiave della Carta di Ottawa vi è l'olismo: la salute non è solo una condizione fisica e non si raggiunge esclusivamente attraverso prestazioni sanitarie

Ottawa, Adelaide, Sundsvall, Tokio, Jakarta, Bangkok, Ginevra. Sono state queste le tappe più importanti della Conferenza Internazionale di Promozione della Salute, evento annuale dell’Unione Internazionale per la Promozione e l’Educazione alla Salute (IUHPE), inaugurata nel 1986 e giunta quest’anno alla ventunesima edizione.


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Organizzazione indipendente che opera da più di cinquant’anni, la IUHPE è un’associazione professionale di individui e organizzazioni che affronta il tema della salute con un approccio decisamente interessante, definito “socio-ecologico” e fondato non sul modello sanitario assistenziale attuato dalla maggior parte dei Governi mondiali, ma su una proposta che collega la salute fisica delle persone al benessere dello spirito, della comunità e dell’ambiente.

Pace, accesso alle risorse alimentari, equità, eco-sostenibilità e giustizia sociale sono i fattori che l’Unione si propone di tutelare attraverso lo stimolo e la sensibilizzazione del mondo istituzionale, pubblico e privato.

La “voce” della IUHPE sono le Conferenze Internazionali, che si tengono con cadenza quasi annuale. Ad aprire la serie è stata, nel novembre 1986, l’edizione di Ottawa, dalla quale è scaturita la Carta di Ottawa, un documento che ancora oggi offre spunti di fondamentale importanza. Uno dei concetti chiave della Carta è l’olismo, che viene declinato in senso non solo filosofico – la salute non è solo una condizione fisica e non si raggiunge esclusivamente attraverso prestazioni mediche –, ma anche operativo, prevedendo cioè l’intervento coordinato e armonico di una pluralità di soggetti, dagli enti pubblici alle famiglie, dai mezzi di comunicazione alle organizzazioni della società civile.

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Ancora oggi il business dei prodotti farmaceutici e politiche sanitarie volte a erogare delle mere prestazioni mediche è la prassi dominante

L’accento viene posto anche sulla necessità di mettere le comunità nelle condizioni di plasmare il proprio destino, di implementare un meccanismo di “auto-aiuto” che possa funzionare da supporto reciproco fra i membri della comunità stessa. Allo stesso tempo, è importante anche provvedere alla formazione individuale, facendo sì che le persone siano in grado di assicurare a loro stesse quei prerequisiti fondamentali per la loro salute e il loro benessere. In questo senso, un altro concetto chiave è quello di condivisione, delle conoscenze così come delle responsabilità.

La Carta di Ottawa si conclude con cinque “promesse” da parte degli aderenti, che testimoniano la loro volontà di impegnarsi fattivamente per promuovere questo nuovo approccio alla salute e al benessere e, al tempo stesso, contrastare le storture che caratterizzano la sanità assistenziale. Invitando l’Organizzazione Mondiale della Sanità a fare lo stesso, viene infine formulato un ottimistico auspicio che nel giro di 14 anni, nel 2000, questo modello possa affermarsi su scala planetaria.

Purtroppo sappiamo bene che questo non è avvenuto e ancora oggi il business dei prodotti farmaceutici e politiche sanitarie volte a erogare delle mere prestazioni mediche piuttosto che ad aiutare realmente chi ha difficoltà fisiche – ma anche psicologiche o spirituali – rappresentano la prassi dominante. Di questa situazione prende atto la Carta di Bangkok, stilata nel 2005. “Iniquità all’interno delle nazioni e tra di loro, nuovi modelli di consumo e di comunicazione, commercio, degrado ambientale e urbanizzazione” sono i fattori negativi per la salute che la sesta Conferenza ha individuato e segnato in calendario come problemi da risolvere.

La nuova Carta prende atto del fatto che il mondo in cui viviamo è ormai regolato da logiche globali e propone di sfruttare tali logiche in maniera positiva, diffondendo competenze, creando associazioni e reti e sostenendo la causa della salute facendo leva su valori universalmente riconosciuti come la solidarietà e la tutela dei diritti umani. L’invito rivolto alla sfera istituzionale è perentorio: la promozione della salute deve essere un punto centrale dell’agenda dello sviluppo mondiale e una responsabilità prioritaria di tutti i Governi.

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La promozione della salute deve essere un punto centrale dell’agenda dello sviluppo mondiale e una responsabilità prioritaria di tutti i Governi

Al tempo stesso, comunità, società civile e settore privato non devono sentirsi sollevati dai loro compiti, poiché il ruolo che ricoprono rimane comunque fondamentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha il dovere, secondo i redattori della Carta di Bangkok, di colmare il dislivello che si è creato fra i buoni propositi espressi nel 1986 a Ottawa e l’attuazione pratica in termini di leggi e programmi politici.

Cosa ci aspetta per il prossimo futuro? Dal 25 al 29 agosto si terrà nella città thailandese di Pattaya la ventunesima edizione della Conferenza della IUHPE, che per l’occasione sarà affiancata nell’organizzazione dalla Thai Health Promotion Foundation, istituto indipendente finanziato attraverso la sovrattassa nazionale del 2% su tabacco e alcool. Il titolo dell’evento è “I migliori investimenti per la salute” e si articola in vari sotto temi come lo sviluppo sostenibile, il rafforzamento delle comunità, la partecipazione ai processi decisionali, l’innovazione nei finanziamenti, i sistemi di promozione e la salute come elemento da tenere in considerazione anche nelle politiche che riguardano altri ambiti.

Oggi il dibattito sembra essersi spostato su un piano più politico e operativo e l’obiettivo prioritario è diventato quello di eliminare le gravi disparità di accesso ai requisiti minimi per salute e il benessere a livello sia internazionale – fra i diversi paesi – che intranazionale – fra le diverse categorie sociali all’interno degli stessi paesi. È positivo che le necessità d’intervento vengano interpretate in una chiave sempre più operativa, ma è altrettanto importante che i tre pilastri di Ottawa – assistenza, olismo ed ecologia – rimangano dei punti fermi sui quali non sia possibile transigere.

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