
Che Guevara ha iniziato ad essere rappresentato in modo quasi mitologico quando, muovendosi con rapidità sui vari fronti, dette la sensazione di poter essere presente contemporaneamente in più campi di battaglia: un comandante che sa essere sempre dove serve è il sogno di ogni soldato.
Da ministro nel governo di Fidel Castro fece molto meglio, dimostrando la sua preparazione intellettuale e politica e, soprattutto, dando il buon esempio. Non se ne parla mai perché non fa parte dell’icona commercializzata e svuotata che i media ci hanno confezionato, ma il Che, diventato ministro, constatata la necessità di braccia nel raccolto di tabacco o della canna non si tirò mai indietro, lavorando ogni giorno fra i braccianti fino allo stremo delle forze. Ma, l’aspetto più importante fu l’istituzione di una riunione periodica nel suo ministero in cui, lui per primo, procedeva ad una spietata autocritica, in un periodo in cui l’autocritica era bandita da ogni regime di sinistra.
Ve l’immaginate Voi un ministro che dà l’esempio o fa gesti tali da avvicinarlo alla gente comune? Che ne so il ministro dell’ambiente che prende casa vicino ad un aeroporto, magari a Ciampino, oppure compra un villino nei pressi di un inceneritore (c’è l’imbarazzo della scelta)? Il ministro della scuola che per tre mesi all’anno va in una scuola a Scampia o a Ballarò e insegna ai bambini a leggere e scrivere? Oppure il ministro degli interni che pattuglia in una volante una borgata romana? Il ministro dell’economia che accompagna una pensionata a fare la spesa? Il ministro della Salute che fa la coda in un Pronto soccorso del litorale romano ad agosto? E, infine, riuscite a raffigurarvi il ministro del lavoro che si riduce lo stipendio e azzera il welfare a se stesso ed alla propria famiglia per capire cosa prova un precario?
Non è fantascienza, il Che (che non era certo un politico di professione ma era un intellettuale di primo piano) c’è riuscito, proprio quando nessuno voleva che accadesse. C’è riuscito perché ha capito che il problema non erano la ricchezza, i privilegi ed il benessere in quanto tali ma il pericolo che l’abitudine ad essi non facesse più comprendere cosa prova realmente la stragrande maggioranza delle persone ogni giorno. C’è riuscito perché ha capito che non basta dire che ogni giorno dobbiamo vincere la rivoluzione, dobbiamo anche provarci e saper cambiare. E se non si hanno presenti pensieri, sensazioni e stati d’animo di chi vive il quotidiano, fatica, si scontra con la povertà o rischia di non sfamare i propri bambini, non si ha il contatto con la realtà…

Purtroppo chi fa politica oggi ha perso il contatto con la realtà e non si accorge delle storture che la sua miopia sta producendo da anni. Oggi ci confrontiamo col fenomeno Spider Truman che sta riuscendo ad avere più attenzione di inchieste gravissime come la P4 (per tacere di tutte le altre). Siamo così abituati allo scandalo e all’illegalità da indignarci di più se qualcuno ci racconta come un onorevole risparmi sul telefonino o quando va dal medico, che del fatto che le istituzioni siano affidate ad inetti, faccendieri e collusi.
Qualche onorevole ora sarà preoccupato dal pensiero che non avrà la scorta per la moglie quando va al supermercato, forse ridurrà i viaggi, ma la condivisibile rabbia di uno Spider Truman, purtroppo, non è il viatico per un mondo migliore, anzi fa aumentare la bile a chi pensa che chi è eletto dovrebbe rappresentare il Popolo Sovrano in modo ineccepibile e lavorare invece di trascorrere il suo tempo ad escogitare sistemi per pesare di più sulla collettività.
Quello che sta accadendo con Spider Truman dimostra che dobbiamo andare oltre e costruire un percorso che, nei prossimi anni, elimini gradualmente storture ed eccessi e, soprattutto, metta una nuova classe politica in condizione di operare per il Bene Comune, quello vero. Dobbiamo costruire il Cambiamento a partire da noi stessi.
Va diffuso e condiviso un nuovo modo di vivere la cittadinanza, di servire le istituzioni, ma soprattutto, un nuovo modo di rappresentare la realtà e interagire con le persone, per arrivare ad un nuovo stile di esercizio del potere, ad una nuova modalità di rapportarsi col mondo.
Più che alla maschera di Spider Truman penso al sorriso di Enzo Biagi, al passamontagna del subcomandante Marcos, allo sguardo pensoso di Pasolini, allo sguardo tremendamente fermo di Roberto Saviano, all’ironia di Benigni.
È ora che il Popolo italiano ricominci a vivere come sapeva e sa fare: risolvendo i problemi con la creatività e l’allegria del sole e la forza della solidarietà che, purtroppo, riscopriamo solo quando ci sono terremoti o cataclismi, senza renderci conto che quello che accade al nostro paese, alle nostre comunità, al nostro territorio va ben oltre i terremoti ed i cataclismi e provoca danni molto più profondi e duraturi.
In ogni comune in cui c’è il rischio che il cemento vinca sui boschi, in cui non c’è la raccolta differenziata perché si aspetta un inceneritore, in cui i giovani non hanno spazio, in cui ci sono interessi che stritolano il ben vivere delle famiglie ci vorrebbe la Solidarietà, quella vera, democratica, dirompente e devastante.
Sarebbe fantastico se ci fossero centomila Spider Truman che ci indicassero chi si comporta correttamente, chi può essere di esempio per ricostruire, chi realmente fa il bene per la sua comunità, chi lavora per un futuro migliore dei nostri figli.
Se l’obiettivo di Spider Truman è questo accetto volentieri di sentire il frastuono che faranno, cadendo, tutti gli alberi malati, perché so che potrò godermi il silenzio della nuova foresta che cresce. Se così non sarà avremo di nuovo perso tempo nello scoprire le mille creatività di chi tradisce la fiducia dei cittadini e disonora il nostro Paese, ma non avremo costruito nulla.
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