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Recensioni

'Ai Migranti', ovvero l'equilibrio tra vita e danza

"Le migrazioni sono un andare di persone a piedi e per mare, stracci addosso e occhi spalancati, nervi tesi, cuore sospeso ad aspettare l’Oltre". È andato in scena sabato, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, lo spettacolo 'Ai Migranti', vincitore del Premio 'Equilibrio Roma per la danza contemporanea', presentato dal Collettivo 320Chili.

di Claudia Pecoraro - 7 Febbraio 2011


È andato in scena sabato scorso, all’Auditorium Parco della Musica, lo spettacolo 'Ai Migranti'

Da quattro anni l’Auditorium ospita Equilibrio – festival della Nuova Danza, che invita artisti emergenti operanti in Italia a proporre progetti originali, in forma breve, destinati ad evolversi in spettacoli di danza. Gli otto gruppi finalisti presentano i propri studi di fronte al pubblico e ad una giuria internazionale. Il vincitore ottiene un contributo per lo sviluppo della produzione che sarà presentata all’interno del Festival dell’anno successivo.

Proprio così è andata al Collettivo 320Chili… La giuria che li ha premiati nel 2010, presieduta dal coreografo Sidi Larbi Cherkaoui, ha apprezzato la loro “capacità di creare immagini evocative e pittoriche‚ risultato ottenuto con pochi mezzi e sfidando il linguaggio abituale delle loro discipline”.

La compagnia nasce infatti nel 2007 dall’incontro di cinque giovani artisti di circo contemporaneo (il nome è la somma dei loro pesi corporei), uniti dall’esperienza comune di studio presso la scuola di circo Flic di Torino e la forte passione per le arti della scena. Negli anni, la vocazione artistica individuale e le differenti competenze tecniche hanno permesso loro di approfondire ambiti artistici diversi.

Il risultato è un mix perfetto di danza contemporanea, acrobatica, teatro di strada e nouveau cirque. Pura energia che esplora tutte le possibilità del movimento, portate frequentemente alle estreme conseguenze. Prove fisiche extra-ordinarie che non risultano mai un esercizio di stile. Una sfida alla gravità.


Nonostante le azioni sceniche rocambolesche e mirabolanti, lo spettatore è conquistato dalle persone più che dai danzatori

La tensione verso l’alto, il cadere, il saltare (quasi volare), lo scivolare, il muovere l’altro sono le molle propulsive dello spettacolo Ai Migranti. Sei danzatori e pochi oggetti di scena, il buio e musiche-rumori eccellenti danno vita a un mondo che appartiene sì alla condizione di migrante (è solo il titolo a dare questa chiave di lettura), ma anche all’essere umano in generale.

Lo spettacolo indaga infatti l’uomo e la sua natura, esplorando con ironia e lucida cattiveria il difficile equilibrio tra il bisogno degli altri e la lotta individualistica per la sopravvivenza.

I momenti più divertenti e drammatici insieme sono quelli che riguardano i bisogni primari: la conquista di un posto dove dormire, la lotta per un pezzo di pane. Il ripetuto nascondersi dentro le casse-valigie di legno, rifugio e nascondiglio, evoca la condizione di clandestinità.

Nonostante le azioni sceniche rocambolesche e mirabolanti, lo spettatore è conquistato dalle persone più che dai danzatori. Lo spaesamento tipico del migrante, le angosce di chi è appena sbarcato in un posto nuovo, il vivere di espedienti sono sviscerati con razionalità e freddezza. La poesia sta nel movimento, non nel racconto.

“Le migrazioni sono un andare di persone a piedi e per mare, stracci addosso e occhi spalancati, nervi tesi, cuore sospeso ad aspettare l’Oltre. Le migrazioni sono un andare avanti camminando indietro, guardando verso il passato per poi girarsi e accorgersi di aver fatto strada. Le migrazioni sono necessità istintuale di movimento interiore ed esteriore”, racconta il Collettivo.

Durante i passaggi di acrobatica aerea e di cerchio rotante, il pubblico sta col fiato sospeso. La tecnica circense diventa arte con la A maiuscola… fino al crescendo finale dove una gigantesca catasta di casse, vestiti, stracci, materassi e danzatori diventa il totem simbolico a cui ognuno può assegnare un significato proprio.

Capolavoro, oserei dire.

5 febbraio 2011, Auditorium Parco della Musica - Roma

Equilibrio. Festival della nuova danza (1-27 febbraio 2011)

Ai Migranti di Collettivo 320Chili
Direzione e coreografia: Piergiorgio Milano
Creazione e interpretazione: Elena Burani, Florencia Demestri, Piergiorgio Milano, Fabio Nicolini, Roberto Sblattero, Francesco Sgrò
Da un’idea di Giovanna Milano
Musiche originali: Simon Thierree

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
7 Febbraio 2011 17:04, remigio ha scritto:
originalissimo modo di andare in scena,da quel che si può vedere un fatto gradevole:forte l'indicazione 320kg!
AZIONI
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