Mortalità infantile e crescita demografica: la riflessione di Hans Rosling

Ogni giorno, in media, muoiono 19.000 bambini. Tassi elevatissimi di mortalità infantile si registrano nei Paesi a basso reddito e in particolare nell’Africa sub-saharianna, nell’Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico. In questo articolo Dario Lo Scalzo propone il punto di vista di Hans Rosling sul problema della sopravvivenza infantile e quello dello stato di povertà, collegandoli allo sviluppo economico-sociale negli ultimi 50 anni ed alla la crescita demografica mondiale.

Mortalità infantile e crescita demografica: la riflessione di Hans Rosling
“La sopravvivenza infantile è il nuovo sogno” (Hans Rosling) Siamo un puntino nell’universo. Eppure ogni tanto è bene 'geolocalizzarsi' nel pianeta e nel proprio vivere, quantomeno per provare a capire che percorsi abbiamo imboccato, per rivedere in prospettiva gli incroci che ci siamo trovati di fronte o quelli che abbiamo evitato fuggendone. Scorre la vita e in questa corsa verso traguardi spesso indefinibili capita di restare imbambolati davanti a fenomeni più grandi di noi che quasi sempre ci conducono ad atteggiamenti da 'stop and go'. Ci si ferma, si riflette, si assorbe, si archivia e via. La vita riparte, come prima. Ma ogni tanto è benefico spolverare l’armadio interno nel quale si sono archiviati gli input, spesso scomodi, che questo mondo ha lanciato di volta in volta durante il sentiero della vita. Rinfrescare la memoria e togliere le ragnatele da quegli angoli bui riempiti da argomenti scottanti, in genere ritenuti affari di altri e invece relativi all’umanità. Sì, ogni tanto non è male rievocare che, guarda un po’, anche noi componiamo l’umanità. Nell’era dello spread e dei reality show, in questo oggi di oggi, preme ricordare che nel pianeta si stimano circa 635.000 milioni di bambini (maschi e femmine) al di sotto dei cinque anni. Nel 2010 ne sono morti circa 7,6 milioni per malattie prevenibili e/o curabili. E c’è addirittura da felicitarsi visto che nel 1990 i bambini deceduti erano oltre 12 milioni (fonte World Health Organization). I principali fattori che incidono sui tassi di morbilità sono la fragilità sociale e la dipendenza economica. I Paesi a basso reddito e quelli svantaggiati economicamente hanno tassi elevatissimi di mortalità infantile. Si concentrano principalmente nell’Africa sub-saharianna, nell’Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico. Queste aree geografiche rappresentano il 90% dei decessi mondiali; più del 40% in Nigeria, Repubblica Democratica del Congo ed India. Ogni giorno, in media, muoiono 19.000 bambini (fonte UNICEF). Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio definiti dall’ONU mirano a ridurre di due terzi la percentuale di mortalità sotto i cinque anni entro il 2015. Nonostante i progressi significativi, che meritano senz’altro riconoscimento, il 2015 è dietro l’angolo e di certo non tutti i paesi riusciranno a raggiungere la meta fissata. Ecco, forse, questa è una corsa che si dovrebbe correre tutti uniti e che vale davvero la pena di affrontare fuoriuscendo dalle futili frenesie del nostro quotidiano. È la corsa che troppo spesso si archivia nei meandri più profondi di noi e della quale fingiamo di non conoscerne l’esistenza. È la corsa verso una più concreta equità e verso un mondo realmente più giusto. È la corsa che deve portare al centro la dignità della persona e l’uomo come valore. Di fronte a guerre, crisi economiche e finanziarie, crolli borsistici, evidentemente portatori di interessi, i potenti del mondo rapidamente si seggono attorno ad un tavolo per disegnare e definire delle contromisure efficaci e repentine. Oggi, a 53 anni dalla Dichiarazione dei Diritti del Bambino approvata dalle Nazioni Unite, in materia di benessere umano collettivo e di reale progresso sociale, ci troviamo davanti a numeri spaventosi che hanno il sapore dell’incredulità e dell’evanescenza degli atti portati avanti dai governanti mondiali e che accentuano la sensazione di vacuità del nostro vivere. Ma vi proponiamo una riflessione differente, quella di Hans Rosling che con un approccio creativo, accattivante ed analitico affronta indirettamente il problema della sopravvivenza infantile e quello dello stato di povertà correlandoli con lo sviluppo economico-sociale dell’uomo negli ultimi 50 anni e con la crescita demografica mondiale. Buona visione Selezionare la lingua italiana "Non è perché le cose sono difficili che noi non osiamo, ma è perché non osiamo che loro sono difficili" (Seneca)

Commenti

sopravvivenza infantile?!!!! e sopravvivenza dell'umanità?!!!! quando saremo 30 miliardi, ma sono certa che non ci arriveremo perché Madre Natura ci avrà già spazzati via, che ne sarà del Pianeta?! Io avrei voluto tanti figli ma non li ho messi al mondo per Amore. I conigli prolificano senza discernimento. Io non sono contro i bambini ma in favore del controllo delle nascite. Salviamo quelli già nati ma poi attiviamoci nel ridurre la popolazione mondiale. Ci imbevono, specialmente le religioni, di falso pietismo. Amore, responsabilità, consapevolezza sembrano aver abbandonato l'umanità. E ci stiamo autodistruggendo. Forse è meglio così la natura potrebbe riprende l'equilibrio distrutto dall'uomo.
maria, 01-12-2012 08:01
D'accordissimo con Maria
Ale, 26-12-2012 11:26
Maria mi hai tolto le parole di bocca! pensavo di essere l'unica a pensarla così
Erika, 09-01-2013 05:09
Ultimo aggiornamento: sono 35000 i bambini che muoiono ogni giorno. Comunque non è un problema di numero di persone, siamo 7 miliardi, ma basterebbe solo 1/5 delle spese militari per garantire 2 pasti e un tetto per dormire a TUTTI. Eliminando gli altri sprechi si potrebbe garantire agli anziani tutti i servizi gratuiti, con l'automazione e la tecnologia raggiunta TUTTI potremmo lavorare solo 3 o 4 ore al giorno, poi dedicarci alla nostra creatività, autoprodurci cibo nel nostro orto, dedicare più tempo ai nostri figli. Non credo che non si facciano figli per Amore, semplicemente non si è incontrata l'anima giusta con cui concepire, tutte le epoche hanno avuto e e ci daranno occasione per manifestare pessimismo, ma questo non ci dovrà impedire di procreare, proprio per trasmettere alle generazioni future gli ideali e modi di vivere cui noi aspiriamo.
roberto ghisellini, 01-12-2013 10:01

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