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SPECIALE » Tav in Val di Susa - Il tunnel della democrazia

A dieci anni dal G8 i 'No Tav' ricordano e resistono

A dieci anni dal G8 di Genova e dalle violenze di quei giorni si tessono le fila di un movimento per il cambiamento e la giustizia sociale più complesso e sostanzioso di quello che il sistema mediatico tradizionale vorrebbe far credere. Haidi Giuliani, madre di Carlo, il giovane ucciso dalle forze dell'ordine durante la manifestazione di Genova nel 2001, dice ai No Tav di Chiomonte: "Oggi il G8 è qui".

25 Luglio 2011

haidi giuliani
Haidi Giuliani, madre di Carlo, il giovane ucciso dalle forze dell'ordine durante la manifestazione di Genova nel 2001, dice ai No Tav di Chiomonte: "Oggi il G8 è qui"

Sabato 23 luglio alla manifestazione per il decennale del G8 di Genova del 2001 c'erano anche centinaia di cittadini del comitato No-Tav a ricordare i pestaggi della Diaz, le torture di Bolzaneto e la morte di Carlo Giuliani. Una manifestazione svoltasi pacificamente senza poliziotti e forze dell'ordine 'in bella vista' ma sempre sorvegliata dall'elicottero militare, racconta la madre di Carlo, Haidi Giuliani, che il giorno successivo - domenica 24 luglio - è andata a Chiomonte al campeggio dei No Tav, dove ha tenuto un discorso sui fatti del G8 e sulla violazione della democrazia in Val di Susa che si sta verificando da anni, e si è accentuata negli ultimi mesi, per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità.

"L'elicottero che sorvola i cittadini - ha detto la signora Giuliani - è l'immagine dell'arroganza dello Stato: non hanno elicotteri per i vigili del fuoco, li hanno per sorvegliare i cittadini che esprimono il loro dissenso". "Oggi il G8 di Genova è qui" ha detto ancora Haidi ai cittadini valsusini. "È la storia di questo territorio che stanno violando: la natura, il terreno, il territorio l'acqua, l'aria. Stanno violando tutto. Qui veramente oggi c'è il confine della democrazia".

Sempre nella giornata di ieri il sito di informazione del movimento No Tav racconta del raduno degli alpini no tav che si sono opposti alla presenza di una delegazione di alpini all’interno del non-cantiere di Chiomonte. E in serata, racconta il sito in un resoconto della giornata, "un presidio di donne no tav si è formato alla baita di Chiomonte, 'la notte delle streghe' che ha visto moltissime donne di tutte le età maledire il cantiere, sbeffeggiarlo, osteggiarlo con la creatività e la determinazione che solo le donne hanno".

Qualche giorno prima, il 20 luglio, Nicoletta Dosio del movimento No Tav, per spiegare le sensazioni provate durante le giornate più difficili per il movimento in questo 2011 - quella del 27 giugno e del 3 luglio scorsi - scriveva su Infoaut:

"In quei momenti di grande resistenza popolare, avvelenati dai lacrimogeni urticanti (vere e proprie armi chimiche, vietate dalle convenzioni internazionali, ma usate contro le popolazioni), sotto i colpi delle ruspe che abbattevano le difese su cui erano abbarbicati donne e uomini di ogni età, assordati dal frastuono degli elicotteri, abbiamo ripensato a Genova. E abbiamo capito che le istanze di allora per un mondo diverso possibile continuavano concretamente con la nostra resistenza. Abbiamo sentito Carlo con noi e abbiamo gridato anche il suo nome, insieme ai nomi e alle canzoni partigiane, in faccia ai robot che ci assalivano".

A distanza di dieci anni si tessono le fila di un movimento per il cambiamento e per la giustizia sociale che è più complesso e sostanzioso di quanto il sistema mediatico tradizionale vorrebbe far credere.

C.B.

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