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Territorio

A Milano 5 referendum consultivi: la città vuole cambiare

Oltre ai 4 referendum nazionali, a Milano si sono svolti anche 5 referendum consultivi "di indirizzo" per tracciare il solco che il neo-sindaco Giuliano Pisapia e la sua giunta dovranno seguire nei prossimi anni di governo della città. Una città che vuole cambiare faccia.

di Andrea Boretti - 13 Giugno 2011

duomo milano
I milanesi hanno votato anche a 5 referendum consultivi di indirizzo

Mentre i dati in aggiornamento parlano di una maggioranza schiacciante recatasi alle urne per votare ai 4 Referendum Popolari Nazionali e mentre impazzano le polemiche su commenti fuori luogo del Ministro Maroni e del solito Berlusconi, a Milano un altro quorum è stato raggiunto nella sola giornata di domenica: è quello per i Referendum Consultivi di indirizzo.

Cos'è un referendum consultivo? Beh è semplice: è un referendum, ovvero una espressione diretta del popolo, attraverso il quale i cittadini vengono chiamati a pronunciarsi su questioni specifiche di carattere locale per richiesta di chi amministra che, appunto, chiede di consultarsi con il popolo.

Nello specifico della situazione milanese i referendum consultivi erano cinque e di non poca importanza per due ragioni fondamentali. Anzitutto per la materia dei quesiti (ecopass, verde pubblico, expo, risparmio energetico e navigli) che andremo tra poco ad analizzare, ma anche e soprattutto perché sebbene i referendum consultivi non siano vincolanti per le amministrazioni - e sull'appropriatezza di questa regola potremmo scrivere un altro articolo - il nuovo sindaco Giuliano Pisapia si è impegnato, ancor prima di vincere le elezioni, a tenerne conto.

Ma passiamo allo specifico dei quesiti. Il primo tratta di ecopass, traffico e smog ed è sicuramente quello più complesso in quanto è composto di ben 11 sotto-punti che riportiamo in sintesi così:

1. il raddoppio entro il 2012 dell’estensione delle aree pedonali;

2. il raddoppio entro il 2012 delle aree a traffico moderato (zone a 30 Km/h);

3. la realizzazione entro il 2015 di una rete di piste ed itinerari ciclabili integrati e sicuri di almeno 300 km ed il raddoppio entro il 2012 degli stalli di sosta per le biciclette;

4. la protezione e “preferenziazione” di tutte le linee di trasporto pubblico entro il 2015, in modo da aumentarne velocità e regolarità;

5. l’introduzione in tutta la città di un servizio diffuso diurno e notturno di “bus di quartiere” senza costi aggiuntivi rispetto al titolo di viaggio;

6. l’estensione sull’intero territorio cittadino del servizio di bike sharing, raggiungendo 10.000 bici entro il 2012 e del servizio di car sharing raggiungendo 1.000 auto elettriche entro il 2012;

7. il prolungamento dell’orario di servizio delle linee metropolitane fino alle ore 1.30 tutte le notti;

8. il potenziamento del servizio taxi mediante il ripristino del secondo turno;

9. il ripristino del divieto di circolazione e carico e scarico merci nella Cerchia dei Bastioni nelle fasce orarie di picco del traffico mattutine e pomeridiane;

10. l’estensione della regolamentazione della sosta in tutta l’area compresa all’interno della “cerchia filoviaria”;

11. incentivi a sostegno del trasporto pubblico”.

expo
Il terzo quesito tratta un tema delicato per il nuovo sindaco, quello dell'EXPO 2015

Insomma un bel pacchetto di cambiamenti, sicuramente di non facile realizzazione, che se attuati cambierebbero da soli il volto e la vivibilità della città di Milano.

Ma questo è solo il primo dei cinque quesiti su cui si sono espressi i cittadini, vediamo ora il secondo che chiede ai milanesi se vogliono ridurre la cementificazione di Milano destinando almeno il 50% delle grandi superfici oggetto di riqualificazione a verde pubblico e soprattutto chiede di preservare - e anzi raddoppiare - entro il 2015 il numero di alberi e aree verdi.

Un quesito che se accolto come promesso dal nuovo sindaco affosserebbe in un amen il PGT firmato solo a febbraio dalla vecchia giunta di Letizia Moratti e che prevedeva cemento, cemento e ancora cemento come avevamo già detto sulle pagine di questo giornale.

Il terzo quesito tratta un tema delicato per il nuovo sindaco ovvero quello dell'EXPO 2015, e recita: “Volete voi che il Comune di Milano adotti tutti gli atti ed effettui tutte le azioni necessarie a garantire la conservazione integrale del parco agroalimentare che sarà realizzato sul sito EXPO e la sua connessione al sistema delle aree verdi e delle acque?”.

La questione è delicata perché proprio domani Giuliano Pisapia si recherà a Parigi insieme a Formigoni e a Letizia Moratti - in qualità di commissario straordinario dell'EXPO - per raccontare a che punto sono i progetti legati all'Esposizione Universale del 2015.

Ora pare che Pisapia in vista di questo vertice si sia allineato sulle posizioni di Moratti e Formigoni riguardo all'eterna diatriba sull'acquisto dei terreni/esproprio dei terreni, propendendo per la prima opzione che costerà a Comune e Regione circa 120 milioni di euro e obbligherà gli stessi a rientrare della spesa una volta finita l'esposizione. L'unico modo di rientrare di una cifra simile sarà passare alla cementificazione dell'area.

giuliano pisapia
"Ora Pisapia non deve fare altro che mantenere le promesse, dimostrando che i compromessi che la politica impone non impediscono di scegliere la strada migliore"

Il quarto quesito tratta invece di risparmio energetico e nello specifico chiede ai cittadini se vogliono che Milano adotti un piano di risparmio energetico in linea con gli obiettivi europei (riduzione del 20% dei gas serra) e che lo faccia attraverso teleriscaldamento, incentivi alla ricostruzione per gli edifici inefficienti e così via. Un processo di cambiamento anche questo sicuramente dispendioso ma fondamentale per il futuro di qualunque città delle dimensioni di Milano.

Infine, l'ultimo quesito è quello più suggestivo e tratta la graduale riapertura dei navigli milanesi e la riconversione della Darsena a quello che fu il suo ruolo storico, quello di porto della città. Se raccolta, la sfida di riaprire i navigli pensati da Leonardo da Vinci è sicuramente la scelta probabilmente meno impattante dal punto di vista ecologico/energetico ma al tempo stesso quella che trasformerebbe Milano nella Amsterdam della pianura padana e garantirebbe a Giuliano Pisapia un posto perpetuo nella storia della città.

Certo è che, letti tutti insieme, i quesiti sopra esposti spaventerebbero anche il più determinato dei sindaci, ma se alcuni sono passi inevitabili per una grande città che voglia migliorare la qualità della vita dei propri cittadini - pensiamo all'espansione delle zone pedonali e delle aree chiuse al traffico, come anche ai quesiti sull'efficienza energetica e sull'espansione delle aree verdi - e quindi Giuliano Pisapia non potrà che far seguire alle parole i fatti, altri, come quelli sulle aree EXPO e sui navigli, sono quesiti che suggeriscono al sindaco l'idea di città che hanno i propri concittadini.

In attesa dei risultati definitivi, l'alta adesione suggerisce che Milano vuole cambiare completamente faccia: vuole essere più verde, più vivibile, più pulita. Ora Pisapia non deve fare altro che mantenere le promesse, dimostrando che i compromessi che la politica impone non impediscono di scegliere la strada migliore, quella lontana dagli interessi di pochi e vicina al benessere di molti, una strada che troppe volte è stata smarrita e che forse in questi giorni, sull'onda dei referendum, è stata ripresa.

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PAROLE CHIAVE
milano  cambiamento  referendum  pisapia 
IN VETRINA
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Autore: Domenico Finiguerra
Casa editrice: Instar Libri
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