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L’Italia delle alluvioni, "Investire in prevenzione"

6 Ottobre 2010

alluvione giampilieri messina
"I nostri fiumi sono bombe ad orologeria, colpa di cemento e assenza di gestione unitaria dei corsi d’acqua" denuncia il WWF

Le sempre più frequenti alluvioni catastrofiche che colpiscono anche il nostro paese ci ricordano quanto sia urgente gestire correttamente il territorio e i fiumi in particolare, uscendo dalla logica dell’emergenza e considerando che i cambiamenti climatici in atto non fanno che accentuare gli effetti del grave dissesto idrogeologico di cui soffre da anni il nostro paese.

"Si spende per le emergenze quando si dovrebbero usare le risorse per l’attività ordinaria – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia –. È urgente potenziare i fondi per la prevenzione, per la manutenzione del territorio e per applicare i piani di bacino".

Fiumi come bombe ad orologeria
Dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata in Italia è aumentata del 500% e si è valutato che dal 1990 al 2005 siamo stati capaci di trasformare oltre 3 milioni di ettari, cioè una superficie grande quasi quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme.

In questo contesto da anni il WWF denuncia l’inadeguatezza della gestione dei nostri corsi d’acqua che risente di un approccio 'tecnico' riduttivo che porta a considerare i fiumi simili a canali dove l’unica 'disciplina ufficiale', quando ce ne è una, è l’ingegneria idraulica. I fiumi sono stati quasi ovunque 'canalizzati' con l’idea di poter contenere le acque in alvei sempre più stretti e regolati per consentire un rapido deflusso delle acque verso valle nei periodi di piena.

Al contrario, la sempre maggiore impermeabilizzazione dei terreni (dovuta alle coperture di cemento) e la perdita di capacità di ritenzione del territorio determina, in caso di violente precipitazioni, un vertiginoso aumento della velocità di scorrimento dell’acqua e la formazione di pericolosi colmi di piena che mettono a repentaglio i centri abitati di valle, manufatti, difese e sempre più spesso vite umane.

In Liguria i fiumi sono per lo più torrentizi e sono stati in gran parte canalizzati anche nelle zone di montagna con interventi spesso inutili e che ne hanno aumentato il rischio. Tra l’altro, proprio in Provincia di Savona, erano stati fatti interventi in aree montane distruggendo habitat importanti dove erano presenti Gamberi di fiume protetti e trote fario: scempi realizzati con la scusa della difesa del suolo ma che hanno, semmai, aumentato il rischio idrogeologico.

Autorità di bacino ferme al palo
Il WWF punta il dito proprio sui meccanismi di gestione dei fiumi , una 'macchina' dello Stato che non è mai 'uscita' dal suo box.

"Sono fermi i 'Piani di gestione del rischio alluvionale' che le Autorità di distretto dovrebbero redigere secondo la direttiva sul rischio alluvionale in linea con la Direttiva quadro europea recepita a febbraio – ha continuato Leoni – Purtroppo le Autorità di distretto non sono mai state istituite, un fatto grave se si considera che queste potrebbero rappresentare un rinnovato momento di coordinamento e pianificazione comune tra le istituzioni a tutti i livelli. Invece siamo di fronte ad un ulteriore momento di forte conflittualità tra Stato e Regioni con l’'empasse' che ne consegue".

In gennaio sono stati conclusi, dopo soli 6 mesi di istruttoria e un processo di partecipazione assolutamente insufficiente, i Piani di gestione di distretto idrografico, previsti dalla Direttiva europea Acque. Si è trattato solo di una corsa contro il tempo per evitare le pesanti sanzioni previste in caso di non consegna. Dopo questa fiammata strumentale, l’Italia, infatti, ha continuato ad ignorare qualsiasi seria iniziativa per implementare l’applicazione della Direttiva Quadro Acque.

In tutto questo il WWF denuncia anche pesanti tagli nei finanziamenti per le Autorità di bacino: per la difesa del suolo, nel Bilancio previsionale 2010 del Ministero dell’Ambiente, l’unico stanziamento per il solo 2010 è di poco più di 55 milioni di euro, con un taglio solo a questo titolo di oltre 19 milioni rispetto al 2009 (Capitolo 8531) destinati ad "interventi per la tutela del rischio idrogeologico e relative misure di salvaguardia".

W..

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
6 Ottobre 2010 13:35, Mammifero bipede ha scritto:
Finché si guadagnerà di più dalla furbesca gestione "straordinaria" delle emergenze che non dalla prevenzione dei disastri (L'Aquila docet) dubito che le "misure di salvaguardia" otterranno la necessaria attenzione.
 

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