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Viaggi

Viaggio in Islanda, seconda puntata. Il Circolo d’Oro tra faglie e geyser

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dell’Islanda. Dopo aver salutato la capitale Reykjavik, arriviamo fino al 'Circolo d’oro', là dove dove la terra, letteralmente, nasce, e il suolo è come "appena fatto".

di Miriam Giudici - 6 Ottobre 2010

Secondo giorno, è tempo di lasciare i piaceri di Reykjavik per iniziare a immergersi nella natura e nel paesaggio islandesi. Chi ha a disposizione poco tempo, e non può allontanarsi troppo dalla capitale, può godere di un ottimo assaggio delle peculiarità di quest’isola, tutto concentrato in pochi chilometri. In una sola giornata si può visitare infatti il 'Circolo d’Oro', che raggruppa tre delle mete più importanti per la storia e il turismo islandese: Þingvellir, Geysir e Gullfoss.

In questi luoghi si può avere una specie di riassunto di che cosa rende la vita in Islanda così particolare: il fatto di abitare là dove la terra, letteralmente, nasce, cioè dove le placche continentali si allontanano e il suolo è come 'appena fatto'. Cosa che porta a fenomeni straordinari: terremoti, eruzioni vulcaniche, paesaggi tormentati, geyser. E le sorgenti di acqua calda, che non fanno mancare piscine riscaldate naturalmente nemmeno nel più piccolo insediamento: gli Islandesi sono sottoposti ai rigori di un clima inclemente, e hanno fatto dei bagni rilassanti in queste pozze calde un vero rito. E poi hanno imparato a sfruttare queste risorse per qualcosa di ancora più importante: le centrali geotermiche forniscono energia pulita a tutto il Paese.

Cosa vedere

Perfetto è iniziare la giornata con Þingvellir, a 50 chilometri da Reykjavik, dove si incontrano sia le radici della storia islandese, sia una delle più lampanti manifestazioni delle forze che continuamente modellano il nostro pianeta. Þingvellir, infatti, è il luogo dove chiaramente si vedono gli effetti dell’allontanamento delle placche continentali, americana ed eurasiatica: ci troviamo proprio sopra la dorsale medio atlantica.

Tutta la zona presenta diverse faglie. La principale prende la forma di un vero e proprio canyon, e i turisti ci passeggiano dentro. Il tutto è immerso fra pascoli, fiumi, e foreste di betulle nane. Poco lontano, le rive del lago Þingvallavatn. Questo luogo deve essere sembrato molto bello e scenografico anche ai primi colonizzatori dell’isola, vichinghi, che nel 930 vi fondarono il loro parlamento, uno dei primi al mondo. Da allora gli islandesi vi tengono le tutte le cerimonie più importanti, comprese le celebrazioni per l’indipendenza.


Geysir è 'il' Geyser per antonomasia e per estensione, questo nome indica una zona dove molto intensa è l'attività geotermale (Foto di Miriam Giudici)

Tutte questi elementi fanno di Þingvellir un monumento nazionale, un sito patrimonio dell’Unesco e una delle mete turistiche più affollate dell’Islanda: ma la parola 'affollato', in questo Paese, identifica un concetto molto relativo.

Tutta la zona è molto frequentata dagli islandesi in cerca di relax, ed è punteggiata di 'seconde case'. Le virgolette sono d’obbligo, visto che non ci si deve immaginare obbrobri di cemento, ma semplicemente dei piccoli cottages in legno, che spuntano dalle foreste di basse betulle e conifere.

Geysir è il Geyser, per antonomasia, e per estensione questo nome indica una zona dove molto intenso è questo tipo di attività geotermale, raro nel resto del mondo. Il Geysir 'originale' non erutta più dagli anni ’50, ma vicino c’è il suo fratellino minore, Strokkur, che per la gioia dei visitatori erutta ogni 4-7 minuti.

Chiude il Circolo d’Oro la cascata di Gullfoss: due salti che finiscono in uno stretto canyon, davvero teatrale. Un luogo estremamente caro a tutti gli Islandesi, che hanno dato prova di quanto tengano alle loro meraviglie naturali: all’inizio del ‘900 la cascata era minacciata dalla costruzione di una diga, che avrebbe dovuto alimentare una centrale idroelettrica. La cascata si trovava allora sul terreno di una famiglia di contadini e una di loro, Sigríður Tómasdóttir, minacciò di gettarsi fra i flutti se i piani di distruzione fossero stati compiuti. La società inglese titolare dei progetti poi rinunciò, forse soprattutto per una serie di difficoltà legali, ma il gesto di Sigríður ha assunto un significato simbolico, ed è ricordato da un monumento.

Una vicenda emblematica di come gli Islandesi siano pronti a fronteggiare chi minaccia il loro habitat e il loro paesaggio, e che ricorda per molti versi altri fatti recenti: dall’affare Magma Energy alla costruzione, pochi anni or sono, della diga di Kárahnjúkar nella parte occidentale del Paese. Ma avremo modo di parlarne più avanti.

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Autore: Autori Vari
Casa editrice: Altraeconomia
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