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Acqua come petrolio? La Nestlé vuole creare una borsa dell'acqua

di Andrea Degl'Innocenti - 16 Maggio 2011

Acqua in bottiglia
Creare una borsa dell'acqua significherebbe mettere la risorsa nelle mani delle multinazionali

La notizia di certo non sorprende, né giunge inaspettata. La Nestlé ha proposto alla regione canadese dell'Alberta di creare una borsa dell'acqua – così come avvenuto per altre materie prime – per risolvere un'annosa questione di concorrenza. L'acqua della zona infatti è contesa dagli agricoltori locali che la utilizzano per irrigare i campi coltivati, e dalle compagnie petrolifere, come la Syncrude o la Suncor, cui invece è necessaria – in grandi quantità – per estrarre il petrolio dalle sabbie bitumose.

In una intervista rilasciata alla Reuters, il presidente della Nestlé Peter Brabeck ha in pratica affermato che l'acqua dovrebbe essere trattata “più come il petrolio”. Con il petrolio “è evidente cosa accade quando la domanda sale. Il mercato reagisce e le persone iniziano ad usarlo in maniera più efficiente”.

Brabeck spinge il suo paragone fino al punto per lui più conveniente, quello dell'efficienza. Ma noi vogliamo andare più avanti. Abbiamo detto di considerare l'acqua come il petrolio. Ma cosa sta accadendo con il petrolio? Sul fronte dell'offerta, il petrolio è una risorsa in rapido esaurimento; se ne riesce ad estrarre sempre meno e quelle poche gocce preziose le si ottengono a fronte di uno sforzo sempre più elevato. Sul fronte della domanda, la richiesta continua a crescere e continuiamo a vivere in una società che basa sull'oro nero gran parte della sua produzione.

Cosa avviene? Il prezzo sale costantemente e sempre meno persone saranno in grado di acquistare petrolio o suoi derivati (fra cui l'energia da esso prodotta). Fin qui poco male, anzi. Un aumento vertiginoso del prezzo di benzina & co. porterà ad un ripensamento forzato delle strategie energetiche dei paesi industrializzati in chiave, si spera, ecosostenibile.

Ma immaginiamo che lo stesso accada con l'acqua. Supponiamo che l'aumento della richiesta – determinato dal costante aumento della popolazione mondiale – ed il calo della disponibilità – dettato invece dall'impoverimento e dalla contaminazione delle falde acquifere – facciano “reagire il mercato” causando un aumento considerevole dei prezzi dell'acqua. Che faremo allora? Sostituiremo l'acqua con un'altra risorsa più abbondante ed economica? Difficile da immaginare.

Più plausibilmente, le fasce più povere della popolazione perderanno l'accesso all'acqua potabile e dovranno, sempre che gli sia concesso, ricorrere all'acqua piovana o ad altre acque poco sicure, con il rischio della diffusione di malattie ed epidemie. Le multinazionali, grazie al loro potere d'acquisto, domineranno incontrastate sul mercato dell'acqua, dettandone regole e prezzi. E l'acqua da diritto di tutti passerà ad essere un privilegio di pochi.

La notizia ha suscitato fin da subito le reazioni delle associazioni che si occupano delle risorse idriche. "Affidare l'acqua alla borsa - ha affermato Riccardo Petrella, presidente dell'I.E.R.P.E (Istituto Europeo di Ricerca sulle Politiche dell'Acqua) - significa confiscare ai popoli della Terra un bene comune pubblico insostituibile per la vita, consegnando il futuro della vita di milioni di persone al potere di arricchimento di pochi grandi speculatori finanziari".

Simile reazione da parte del Comitato Promotore 2 Sì per l'Acqua Bene Comune, che ha dichiarato che "l'acqua non è una merce e non appartiene ai mercati e alle Borse, ma ai cittadini che devono farsi carico, in maniera responsabile e solidale, rispetto agli usi ed alle modalità con cui garantirne l'accesso alle future generazioni".

Rosario Lembo, presidente del Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua, ha parlato di una "proposta folle e dannosa, che va rigettata con forza attraverso azioni di contrasto da parte dei cittadini di ogni parte del mondo".

Purtroppo, l'unica voce fuori dal coro è stata del governo dell'Alberta, che è invece apparso entusiasta della proposta, ed ha già approntato la prima mossa: creare una distinzione tra diritti alla terra e diritti all'acqua, di modo che il possesso della terra non implichi il diritto all'acqua che vi scorre.

A.D.

PAEA CONSIGLIA
7 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
14 Giugno 2011 14:54, Patrizia ha scritto:
Non capisco come potevano pensare che potesse vincere il NO. Qui non si tratta di colore politico, ma di intelligenza delle persone che formano il popolo italiano. Ci saremmo fatti "manovrare", ma l'intelligenza delle persone non ha colore politico e non si può annientare con falsità e bugie, ne sta andando di mezzo il nostro futuro e soprattutto quello delle generazioni a venire non stiamo "pettinando le bambole" !!!
12 Giugno 2011 16:54, Giancarlo ha scritto:
Incredibile !! A questo siamo arrivati ! Spero tanto che la Vostra battaglia, che sarà anche la mia, possa svegliare tutti su questo grande problema. Per cominciare io ho votato "SI". Cordiali saluti e grazie !
10 Giugno 2011 19:23, Dunia ha scritto:
Io non comprero piu niente della Nestle, hanno perso un cliente. Se tutti fasciamo cosi addio la Nestle...
10 Giugno 2011 15:44, RV ha scritto:
BORSE PER SOCIETA', BORSE PER MERCI E DERRATE ALIMENTARI, PETROLIO... PROPOSTA LA BORSA PER L'ACQUA... A QUANDO QUELLA PER L'ARIA CHE RESPIRIAMO?!
31 Maggio 2011 13:18, GIUSEPPE ha scritto:
COME AL SOLITO L'UOMO VUOLE IL POTERE SU TUTTO. ORA SI STA "INVENTANDO" UN NUOVO BUSINESS A DISCAPITO DI TUTTI GLI ESSERI VIVENTI DELLA TERRA, CHE MOLTI PAGHERANNO CON SOFFERENZE E, PEGGIO, CON LA VITA. NON DOBBIAMO PERMETTERE UN SOPRUSO COSI' PREPOTENTE!!!
26 Maggio 2011 23:44, Andrea Degl'Innocenti ha scritto:
Giustissimo, ecco il link dell'intervista originale, in inglese, della Reuters a Peter Brabeck http://www.reuters.com/article/2011/05/10/us-nestle-idUSTRE7496Q920110510 non mi risulta che ci sia una traduzione integrale in italiano. Saluti, A.D.
26 Maggio 2011 20:20, MA ha scritto:
Sarebbe utile aver un link all'articolo originale.
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