Il carbone si paga con la vita

Il carbone uccide. Uccide nelle miniere privatizzate in Turchia; in Europa dove ci sono 300 centrali e 22mila morti premature l’anno secondo l’università di Stoccarda; in Italia, dove a Brindisi si ammalano di cancro i bambini.

Il carbone si paga con la vita

Uccide quando lo si estrae: oltre 280 morti a Soma in Turchia, dopo le privatizzazioni e la deregulation volute dal governo. Uccide quando lo si utilizza: più di ventiduemila morti premature l'anno in Europa, con cinque milioni di giorni di lavoro persi e miliardi di euro spesi in terapie, secondo un rapporto dell'università di Stoccarda e commissionato da Greenpeace,poiché i due terzi della popolazione europea sono esposti a valori elevati di polveri sottili a causa delle emessioni di questi impianti. Il carbone ha sempre ucciso: in Belgio gli incidenti nelle miniere, dal 1946 al 1963, sono costate la vita a 870 italiani immigrati; il 6 dicembre 1907, a Monongah, cittadina del West Virginia, nel cuore minerario degli Stati Uniti, si consumò una tragedia che costò la vita a 361 minatori. Poi ci sono i piccoli incidenti e c’è il processo ai dirigenti Enel della centrale a carbone di Brindisi, città in cui muoiono anche i bambini per quel killer silenzioso che è l’inquinamento.

Quando le tragedie sono immense, come quella nella miniera di Soma in Turchia, ci si ferma un attimo a pensare. Ma l’attimo non basta. In Turchia sono morti oltre 280 minatori. La Kesk, il più grande sindacato turco, ha indetto uno sciopero.  "Le politiche di privatizzazione, le minacce alle vite dei lavoratori per ridurre i costi sono i veri imputati della tragedia di Soma". La Kesk rappresenta 240mila lavoratori pubblici.

La società proprietaria della miniera è stata accusata dal partito di opposizione Chp di violazioni delle leggi sulla sicurezza sul lavoro, di aver impiegato minori e di far lavorare i minatori oltre l'orario previsto. L'ex segretario del sindacato dei minatori turchi, Cetin Uygur, ha denunciato le insufficienti misure di sicurezza a Soma e accusato di "negligenza" il governo di Ankara.

Le carenze nella sicurezza delle miniere di carbone turche sono da tempo al centro di polemiche. L'anno scorso 93 minatori sono morti in vari impianti estrattivi del Paese, mentre a novembre scorso 300 minatori si erano rinchiusi in fondo alla miniera di Zonguldak, nella regione del Mar Nero - dove nel 1992 un'esplosione aveva fatto 263 vittime e nel maggio 2010 altre 30 persone avevano trovato la morte allo stesso modo - per protestare contro le misure di sicurezza insufficienti dell'impianto.

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