Contro la distruzione dell’Amazzonia, boicottare i killer del pianeta

La paura di finire arrostiti da un effetto serra ormai fuori controllo inizia a crescere sempre di più, se pure personaggi come Madonna, Ronaldo, Ferragni, che con il loro stile di vita sono fra i più inquinanti del pianeta, hanno fatto appelli per fermare gli incendi in Amazzonia...

Contro la distruzione dell’Amazzonia, boicottare i killer del pianeta

La paura di finire arrostiti da un effetto serra ormai fuori controllo inizia a crescere sempre di più, se pure personaggi come Madonna, Ronaldo, Ferragni, che con il loro stile di vita sono fra i più inquinanti del pianeta, hanno fatto appelli per fermare gli incendi in Amazzonia.

Incredibilmente pure l’Unione Europea con a capo la Finlandia, che detiene la presidenza a rotazione, sta valutando se fermare le importazioni di carne dal Brasile. Un lampo di genio è passato nelle menti dei parlamentari Europei? Chissà, staremo a vedere.

Intanto lo spettro di sanzioni internazionali (cioè commerciali) sta facendo tremare il presidente del Brasile Bolsonaro e dimostra ancora una volta quale sia l’unico elemento che produce risultati: colpire i killer del mondo sui soldi.

A poco infatti servono proteste, richiami ufficiali, manifestazioni e lamentale, l’unica cosa che li frena è togliergli la terra sotto i piedi, senza violenza ma solo con intelligenza.  Le multinazionali killer ambientali vivono del supporto dei consumatori, senza di noi, loro sono spacciate nonostante sembrino invincibili. E’ risaputo infatti che un arma potente sono proprio i boicottaggi. Tu mi avveleni, inquini, distruggi il pianeta? E io non compro più nulla da te e condivido questo mio gesto dandone il più ampio risalto possibile. Differentemente da quanto si pensa, anche piccole percentuali di boicottaggio sono fastidiose per i grandi killer, perché subiscono soprattutto perdite di immagine, si pensi alle campagne contro la Shell, McDonald’s o le campagne contro l’olio di palma. Si dirà ad esempio che McDonlad’s comunque continua ad operare e a fare profitto, certo ma la sua immagine è compromessa da decine di campagne di boicottaggio e il suo nome è associato immediatamente a cibo spazzatura e attacco all’ambiente, di certo non è una bella reputazione. E infatti cerca in tutti i modi di darsi una impossibile immagine sostenibile.  

L’Amazzonia brucia perché un personaggio di nome Bolsonaro, votato dai suoi concittadini amanti del suicidio, ha dato ulteriore via libera all’agroindustria per fare piazza pulita di "inutili" alberi, persone e animali che abitano nella foresta amazzonica e sostituirli con allevamenti e produrre foraggio con in primis la soia. Foraggio che va ad alimentare gli animali che mangiano soprattutto gli occidentali e i cinesi. La distruzione della vita e le conseguenze drammatiche che ci sarebbero nella fine di uno dei polmoni del pianeta con la sua biodiversità di valore inestimabile, per il presidente del Brasile sono dettagli trascurabili, stupidaggini degli ambientalisti da salotto, come li chiama Salvini.

Il prode padano che asfalterebbe definitivamente tutta l’Italia da Trapani ad Aosta, compreso il Mar Mediterraneo, così facciamo circolare più merci e il prodotto interno lordo aumenta. 

E quando il prodotto interno lordo aumenta, bisogna iniziare a farsi il segno della croce e pregare perché i tempi si fanno durissimi. Ma non bisogna però pensare che Bolsonaro improvvisamente sia impazzito, prosegue e accelera solo il lavoro che i governi di pseudo sinistra precedenti hanno portato avanti tranquillamente e il filo che lega entrambe le azioni è proprio la stessa trinità che adorano gli schieramenti di destra e sinistra: crescita, denaro e PIL. Infatti Marina Silva che è stata ministra dell’Ambiente del governo Lula, anch’esso al servizio dell’agroindustria, si dimise proprio in polemica con le politiche di distruzione della foresta amazzonica.  

Le azioni veramente efficaci quindi per fermare questa follia, sono quelle di andare a cercare tutti i supporti economici che ha chi sta dietro alle devastazioni e boicottarli. Non solo boicottare le aziende che agiscono direttamente ma anche le banche che le sostengono. Infatti nessuna multinazionale esisterebbe senza il sistema finanziario che la tiene in vita. Non ci vuole molto, non serve nemmeno scendere in piazza a manifestare se poi con il proprio stile di vita si sostengono coloro contro i quali si è manifestato. Servono azioni concrete ed efficaci, non slogan se poi si foraggiano i killer del pianeta come se nulla fosse.

 

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