Disastrosa acqua minerale

In Italia si consumano ogni anno 12 miliardi di litri di acqua minerale in bottiglia, con una produzione enorme di rifiuti di plastica. Ma possiamo dire basta, ci sono altre soluzioni.

Disastrosa acqua minerale

Possiamo fare molto per dare il nostro contributo a fermare il riscaldamento globale, senza aspettare che lo facciano coloro che sono potenti proprio perché guadagnano da tutto ciò che inquina.

Per esempio, smettere di bere acqua minerale. L'acqua minerale in bottiglia costa poco ma fa grandi danni.

In Italia se ne consumano 12 miliardi di litri ogni anno: abbiamo il record mondiale di questo spreco inutile e nocivo, che comporta l'utilizzo della stratosferica cifra di 7 miliardi e più di bottiglie di plastica all'anno; che significano 456.000 tonnellate di petrolio (pensateci, 456 milioni di litri di petrolio estratti, trasportati, lavorati) per produrre i 7 miliardi e rotti di bottiglie di plastica.

Che vogliono dire, ogni anno, 1,2 milioni di tonnellate di CO2, un milione e duecentomila tonnellate di quell'anidride carbonica che sta soffocando il pianeta, che se ne va in atmosfera per produrre quegli inutili 7 miliardi di bottiglie di pastica. Perché vi piacciono le bollicine, magari.

E per smaltirle? Quanta energia sprecata e quanta produzione di altra anidride carbonica per trasportarle di nuovo e riciclarle? E questo nel migliore dei casi.

Ma non basta: per produrre ognuna di quelle bottiglie di plastica, che conterrà acqua, è stato consumato più di mezzo litro d'acqua. L'arte dei pazzi?

Sembrerebbe proprio di sì, tenuto conto poi del fatto che l'acqua "minerale" in bottiglia (di plastica) dà molto meno garanzie di quella del rubinetto. Perché?

Perché:

1) Con l'acqua in bottiglia di plastica è sicuro che berrete anche plastica;

2) Mentre l'acqua dell'acquedotto è controllata frequentemente dalla USL, e nelle grandi città si arriva a una frequenza di controlli quotidiana, le acque "minerali" vengono controllate per legge ogni cinque anni ; e da chi? Questo lo decidono i padroni delle acque minerali;

3) Molte sostanze pericolose per la salute (l'arsenico tra queste) sono permesse nell'acqua minerale e proibite o permesse in quantità molto minori nell'acqua di acquedotto; le acque minerali fino agli anni Settanta venivano usate solo per la cura di specifiche malattie e sotto controllo medico, e la legge attuale "non si è accorta" che sono diventate un grande affare con consumi iperbolici e iperbolici guadagni dei proprietari delle concessioni sulle sorgenti. Di conseguenza la pubblicità per indurre al consumo è diventata martellante.

C'è un solo vantaggio nel bere acqua cosiddetta "minerale": che non si beve il cloro, anch'esso decisamente dannoso per la salute. Ma per ovviare a questo inconveniente c'è un rimedio facile e che non costa nulla: mettere l'acqua da bere e per cucinare in un recipiente dall'imboccatura larga e scoperta, brocca o pentola, qualche ora prima di utilizzarla, meglio ancora la sera per la mattina. Il cloro è un gas, evapora, e l'acqua torna pulita. Se poi si vuole risolvere il problema una volta per tutte, possiamo mettere un filtro purificatore al rubinetto, e pare che i migliori siano anche quelli meno costosi, i filtri a carboni attivi.

Comperiamoci anche una borraccia per quando andiamo a fare una gita, un'escursione, un viaggio, e riempiamola con l'acqua del rubinetto. Ci farà risparmiare plastica, petrolio, rifiuti, anidride carbonica in atmosfera. Ci farà guadagnare futuro.

 

Andre Mari, Libera Università Popolare di Ecologia Profonda Ecologia Concreta: cos'è 

Ce lo spiegano i promotori: «È un piccolo strumento in più che vogliamo dare per informare e formare coscienza critica, per cambiare consumi e stili di vita. Una goccia, forse, ma di gocce è fatta la pioggia, che può spegnere anche gli incendi. Il consumo critico è un'arma nelle mani di ognuno di noi, per invertire la rotta che ci sta portando al naufragio, per combattere l'inquinamento, lo spreco, la dissipazione di risorse e ambiente ma anche il capitalismo globale, lo strapotere dittatoriale delle multinazionali-finanziarie mondiali, vera arma di distruzione planetaria e sociale. Possiamo praticarlo e possiamo diffonderlo con iniziative di informazione, dai volantinaggi ai presidi alle conferenze o anche, più modestamente per chi non fa parte di nessuna associazione, gruppo o circolo ambientalista, con la parola e la spiegazione. Tutti abbiamo parenti, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro con i quali possiamo scambiare due parole e con queste parole informare ed esortare. Tutti possiamo stampare qualche foglio con le informazioni che potrebbero far riflettere e far cambiare atteggiamento, e darlo alle persone che conosciamo, metterlo nelle caselle dei vicini o lasciarlo nel bar del paese. Non sarà carta sprecata. Sarà forse una di quelle gocce che spengono gli incendi».

Per contattare la libera università Andre Mari scrivere a: univ.andremari@libero.it  

 

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Commenti

Mi sembra che il problema sia anzitutto culturale. In Italia, a differenza dei paesi del nord, non esiste una cultura dei corpi intermedi: il cittadino che si sente esposto a rischi ambientali o minacciato nella salute é perlopiù incapace di autoorganizzarsi per ottenere un parere sicuro e scientificamente fondato. Noi paghiamo perché dal rubinetto scenda acqua potabile: in un paese civile, se i cittadini non sono sicuri che l'acquedotto la fornisca, devono erigersi in comitato e pretendere valutazioni oggettive sulla potabilità: se il risultato é negativo, devono aprire un contenzioso fino ad ottenere il loro scopo. A New York o Los Angeles (che non sono proprio villaggi alpini) si beve regolarmente l'acqua del rubinetto: noi, invece, se 'non siamo sicuri', nel dubbio compriamo l'acqua in bottiglia e continuiamo a pagare quella di casa. Ma é lo stesso discorso delle emissioni nocive: se i cittadini sono convinti che i sistemi di filtraggio, installati sugli inceneritori, sui termovalorizzatori e sulle industrie inquinanti (quali vetrerie, distillerie, smaltimento pneumatici...) non funzionino, devono organizzarsi per imporre l'applicazione sul camino di un 'filtro assoluto' che blocchi tutte le sostanze volatili: se, dopo un paio di giorni, si rilevano sostanze nocive, devono chiedere la chiusura dell'inceneritore e il blocco totale della produzione del vetro, della grappa e delle gomme da auto. Invece, é molto più facile limitarsi a dire 'non nel mio giardino' senza riscontri oggettivi.
ottavio, 10-01-2019 03:10

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