Due anni senza comprare vestiti

Se vi immaginate la scena del mio armadio desolatamente vuoto, dovrete ricredervi. Faccio di tutto per conservare solo gli abiti che mi servono e che metto con regolarità ma, confesso, faccio una certa fatica nonostante l'impegno a svuotare periodicamente.

Due anni senza comprare vestiti

Marìca Spagnesi collabora anche con il blog llht.org

Un giorno ho deciso di non comprare più abiti perché i vestiti che avevo nell'armadio erano più di quanti potessi metterne. Ho iniziato a dar via, a fare cernite e riordini e l'armadio si è ridotto di moltissimo. Eppure avevo ancora vestiti che non usavo o mettevo raramente. Mi sono resa conto che mi sento bene con pochissime cose e tendo a mettere sempre quelle, cioè quelle che mi fanno sentire a mio agio e che mi piacciono. Non è necessario, quindi, acquistare vestiti per poi tenerli nell'armadio del tutto inutilizzati.

Negli armadi delle persone che conosco si ammassano decine, quando non centinaia, di abiti mai messi o usati una volta, di cui difficilmente si riesce a tenere il conto. A questi si aggiungono i nuovi acquisti. Continuiamo ad acquistare e ad accumulare perché siamo continuamente stimolati a farlo ma la maggior parte di noi potrebbe vivere gli anni a venire senza problemi con i soli vestiti già presenti in casa.

Vivendo in questo modo, si mette su quasi spontaneamente una specie di rete nella quale vengono prelevati e messi in circolo abiti di ogni genere: per tutti i giorni, da lavoro, da sera, da cerimonia, abiti sportivi, costumi da mare, scarpe e perfino biancheria per la casa. Ed è davvero difficile che si abbia la necessità di comprare qualcosa. Mi è capitato moltissime volte di ricevere abiti con ancora il cartellino, quindi neanche mai indossati.

Personalmente ho iniziato con gli amici e i parenti ma poi il cerchio si allarga e arrivano vestiti di persone che neppure conosci perché amici di amici. Da lì si preleva quello che può servire e il resto, con qualche telefonata, si rimette in circolo.

Se ci pensiamo, l'acquisto stagionale di vestiti non è quasi mai dettato dalle necessità ma dal nostro desiderio di avere qualcosa di diverso e di nuovo. Ma un vestito usato per un altro diventa, di fatto, nuovo e diverso per me.

Si tratta di iniziare a vedere le cose con occhi nuovi: l'impulso all'acquisto è, in realtà, telecomandato dalle pubblicità martellanti e dalle vetrine sapientemente organizzate e scintillanti di oggetti che sembrano chiamarci. Quei nuovi jeans indossati dalla tale modella o attrice hanno il magico potere di farci diventare come lei. O, almeno, è quello che crediamo. La moda stessa è un sapiente sistema per produrre, consumare e buttare nel tempo di una stagione. Se ieri i pantaloni erano stretti oggi dovranno essere larghi e poi, dopodomani, di nuovo stretti così non potrò mettere quelli che avevo comprato l'anno prima. Il rischio è quello di sentirsi diversi dagli altri. E il magico mondo della moda si basa esattamente su questo: farti desiderare ciò di cui non hai bisogno. E le riviste di moda e quelle “femminili” contribuiscono al sistema in modo non indifferente.

Questi meccanismi si aggiungono al marketing sempre più accattivante e strategico, capace di riuscire a farti acquistare cose che già sai che non metterai, che non sono della tua taglia ma lo diventeranno in un immaginario futuro o a rendere desiderabile un abito o un accessorio solo perché è in saldo.

Ho fatto parte anch'io di quel sistema in cui si crede di dover uscire e comprare solo per il fatto che ci sono delle offerte. So per certo che moltissimi capi acquistati in saldo non vengono mai messi e che è difficile, ormai, che si acquisti per reale necessità.

Così, vivo da due anni senza praticamente acquistare vestiti. E’ divertente, creativo (ho imparato ad aggiustare, stringere, sistemare) è utile e rispetta l'ambiente. Ho smesso di pensare ai vestiti come una consolazione, un modo per omologarsi, per essere riconosciuti o parte di qualche gruppo. Anche così, ho comunque più di quello che mi serve. Se ci concentriamo solo su ciò che davvero ci serve, ci piace e ci sta bene sarà facile, molto facile vestirci. Se spargiamo voce o iniziamo noi il circuito virtuoso del reindossare, sarà facile trovare montagne di abiti disponibili e in ottime condizioni solo col passaparola.

Vivendo così si dà più valore a ciò che si acquista e non si rischia di portare a casa cose inutili. E' più facile avere chiaramente l'idea di ciò che davvero ci serve, porta un risparmio notevole nelle nostre tasche senza considerare i risvolti etici e ambientali.

Viviamo nel mondo dello spreco e ci sono persone, anche famiglie, che vivono e mangiano (benissimo) solo cibandosi di cibo avanzato o scartato da mercati e supermercati. Si tratta di ottimo cibo che viene così rimesso in circolo. Per i vestiti si può fare la stessa cosa. Sono convintissima che sia un piccolo, grande contributo a dare l'esempio che comportamenti alternativi e nella nostra vita quotidiana sono possibili e praticabili per tutti.

 

eBook - Il Marketing dell'usato
Vestiti che Fanno Male

Commenti

Anche io non compro vestiti da due anni e forse più... anzi, vorrei venderne qualcuno. Ad esempio, ho dei pantaloni (jeans e altro di marca) praticamente nuovi! Se qualcuno fosse interessato mi faccia sapere. Ciao!
Alessandra, 15-01-2016 12:15
ciao a tutte/i noi, io e le mie amiche, e strada facendo il gruppo si e' allargato, da 20 anni ci troviamo a casa spesso mia 3 o 4 volte l'anno per scambi di tutto cio' che non ci piace piu' o che per un certo periodo lo vogliamo cedere. Dalle marmellate fatte da noi ad abbigliamento a mobili etc.Personalmente non compro niente da tanti anni. vivo bene e sono felice di non consumare e un oggetto sovente ri-prende vita quando cambia casa. ciao ciao
franca, 21-01-2016 09:21

Lascia un commento


Per lasciare un commento, registrati o effettua il login.