Ieri erano le energie rinnovabili, oggi a essere copiata è la parola cambiamento: ma dov’è l’etica?

Quando molti anni fa fummo fra i primi a parlare di energie rinnovabili come alternativa reale e concreta da praticare subito, esperti e affini ci risero in faccia, eravamo dei poveri illusi che non sapevano come stava la realtà, dei sognatori, degli utopisti, degli ambientalisti naif. Oggi è il cambiamento... arrivano gli avvoltoi ad appropriarsene.

Ieri erano le energie rinnovabili, oggi a essere copiata è la parola cambiamento: ma dov’è l’etica?

Come associazione Paea iniziammo a fare vari corsi di formazione con parti anche pratiche, dove l’obiettivo non era vendere prodotti ma fare passare il messaggio per il quale le rinnovabili, il risparmio energetico, l’efficienza erano aspetti fondamentali per un cambiamento di mentalità che presupponeva anche una onestà da parte di produttori, rivenditori e installatori. Si può infatti vendere anche rimanendo onesti e spiegando quali sono le migliori soluzioni efficaci e non solo quello che conviene di più a chi propone un qualsiasi prodotto. Agendo in modo etico si costruiscono le basi di una diversa mentalità che alla fine fa l’interesse di  tutti, l’esatto contrario della logica del prendi i soldi e scappa che fa solo terra bruciata.

Quando ci si accorse che le rinnovabili potevano essere un business, soprattutto nel settore del fotovoltaico grazie a incentivi che dovevano a nostro avviso essere dirottati su altri interventi energetici molto più sensati, arrivarono frotte di speculatori. Si intravide il dollarone e gente senza storia ed esperienza a cui mai nulla gli era interessato di ambiente, si dichiarava esperta di fonti rinnovabili. Ditte che producevano tutt’altro investivano soldi nella nuova miniera d’oro, ma non lo facevano certo per creare la cultura che avrebbe garantito di sopravvivere anche alla fine degli incentivi; investivano solo per assicurarsi i maggiori guadagni nel più breve tempo possibile, senza alcuna lungimiranza da nessun punto di vista.

Improvvisamente quindi diventarono tutti ambientalisti, tutti organizzavano corsi di formazione, anche con la dicitura teorico/pratico che noi davamo ai nostri corsi e che fino a quel momento praticamente nessuno utilizzava.  Vari tipi di pescecani si buttarono nella cosa e in un amen fu un fiorire di iniziative di ogni genere tra cui convegni e seminari pieni di aria fritta ma con titoli e professoroni altisonanti.  Investimenti faraonici nelle fiere di settore da parte di ditte di ogni risma, con profusione di donne oggetto agli stand ed effetti speciali nemmeno fosse il Motor Show di Bologna. Poco e niente rimaneva dell’etica di un messaggio, di una idea che aveva in sé ben altri valori che non quelli di chi vendeva fotovoltaico e poi girava su macchine costosissime o faceva vacanze lussuose ai Caraibi, espressioni notoriamente ambientaliste della propria personalità.

Si dirà: è stato positivo tutto ciò? Forse, perché si è quantomeno sdoganata la parola rinnovabili che prima era tabù, ma se l’unico obiettivo è mettersi in tasca dei bei soldoni, ovviamente tutto si accende e si spegne in breve tempo e in effetti  finite le sovvenzioni, finito il business, poco è veramente cambiato in profondità e le ditte rimaste lottano fra loro per spartirsi le briciole.

Non è purtroppo passata la mentalità che essere onesti conviene a tutti, ma è passato soprattutto l’arraffare a più non posso e così oggi i cosiddetti clienti si devono barcamenare fra installatori, tecnici, progettisti, sperando di trovare persone minimamente affidabili che non gli presentino solo i prodotti che vogliono vendere ma una idea complessiva di intervento che effettivamente sia valida per la propria situazione specifica, cioè quella che comunemente si chiama strategia o intervento sistemico dove dietro c’è una logica, che non è esclusivamente quella del denaro.

Una cosa simile sta accadendo sul tema del cambiamento. Anni fa quando abbiamo proposto il giornale con questo nome, nessuno avrebbe scommesso su questa parola che di per sé incute pure un po’ di timore e insicurezza; ma poi qualche esperto di marketing ha capito che poteva funzionare e, da Renzi in giù o in su, dipende dall’opinione che si ha del personaggio, ecco arrivare la parolina magica all’attenzione del grande pubblico.

Oggi infatti chi è che non vuole cambiare? Tutti vogliono cambiare, perché la parola suona bene e dà anche un senso di movimento, di innovazione, per quanto poi vale ovviamente, soprattutto a livello politico, la regola gattopardiana del “cambiare tutto per non cambiare niente”, basti pensare alle rottamazioni di politici vari sostituiti da loro cloni più giovani che nessun cambiamento hanno apportato nel concreto.

Si è quindi intuito che l’argomento può vendere e allora ecco iniziare l’ammucchiata di esperti o presunti tali del cambiamento.  Infatti il “mercato” è potenzialmente enorme di coloro che per esempio vorrebbero cambiare lavoro e vita che evidentemente non dà più sicurezze o risposte né materiali, nè esistenziali e quindi opportunisti di ogni tipo si lanciano proponendo ognuno le proprie formule magiche e pozioni miracolose.

Gente che ha sempre fatto coaching  aziendale (che insegna sostanzialmente come prevalere sugli altri, sbaragliare la concorrenza e vendere di più), si ricicla come esperto del cambiamento. Persone che hanno il solo obiettivo del business a cui aggiungono parole come “valori”, “cambiare il mondo” e simili per arricchire il loro ventaglio di proposte, non perché sappiano minimamente cosa significhino questi termini.

Poi ci sono quelli che in teoria sembrano animati da buone intenzioni ma in pratica si muovono anche loro  a seconda di dove va il vento del soldo e quindi si attivano di conseguenza quando fiutano la preda. Agendo in questo modo non possono che imbastire patetiche imitazioni e squallide copie di chi da sempre del cambiamento fa una pratica e non una roba di facciata o una questione di marketing. E si badi bene che non è una questione di copyright o simili, perché nel libro Ufficio di Scollocamento scritto con Simone Perotti, abbiamo rifiutato di mettere copyright a idee e termini e abbiamo affermato invece che chiunque può usare le nostre idee e suggerimenti; ma è evidente che per un cambiamento reale devono esserci valori comportamentali completamente diversi da quelli del mondo che si vorrebbe cambiare.

Il cambiamento come lo intendiamo noi infatti, così come valeva quando parlavamo di rinnovabili, è una pratica di valori e onestà intellettuale, etica, dignità e credibilità, non la svendita della propria deontologia professionale in cambio di soldi e visibilità, il tutto facendo credere che si è per l’ambiente, per aiutare gli altri e tutte queste belle e vuote parole che ormai usa chiunque per vendere qualsiasi cosa. Chi difetta di fantasia e creatività ha infatti poca autonomia di pensiero e scarsa originalità avendo tutto lo spazio mentale occupato a pensare sul come utilizzare gli altri per gonfiare il suo portafoglio e il suo ego. Già nel lontano 1998 Franco Del Moro in un eccezionale articolo per la rivista Terra Nuova intitolato “Il difficile peso dell’onestà intellettuale” il cui sottotitolo era “Prima che il cambiamento resti solo un illusione”, aveva evidenziato proprio i limiti di cui parliamo. Del Moro parla del “camuffare l’opportunismo  con lo spirito di collaborazione” e chiude con “Però l’ipocrisia fra gli alternativi fa più male perché è più affilata, più inattesa, duole di più vedere che rinuncia al nuovo chi era già partito, piuttosto che chi non si è mai mosso”.

Gli fa eco saggiamente Simone Perotti quando nel recente romanzo Rais afferma: “Al finto buono che inganna preferirò sempre il cattivo. Almeno è sincero”. Ingannando gli altri e se stessi si ottiene solo di “fuggire costantemente ai cani della vita che corrono alle costole”. Non è certo da queste tipo di persone che arriverà il cambiamento di cui c’è urgente bisogno, perché cambia il pelo ma il vizio di utilizzare gli altri in maniera intellettualmente disonesta, sempre quello rimane.  Al contrario, persone animate da oneste, chiare intenzioni ed azioni conseguenti, sono la linfa e la base necessaria su cui si può costruire una società e relazioni finalmente slegate da opportunismo e falsità.

 

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Rais

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