«Il denaro sia al servizio della comunità, non viceversa»

Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica, non ha dubbi: «La finanza etica, cioè un modo equo do usare il denaro a beneficio della comunità, non è solo il futuro, è anche il presente. E ci attendiamo che anche la politica se ne accorga».

«Il denaro sia al servizio della comunità, non viceversa»

Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica, rilancia sul presente e sul futuro, a fronte di risultati notevoli e importanti, indici di una sempre più diffusa sensibilità e consapevolezza dei benefici di un uso etico del denaro.

Qual è il valore oggi della finanza etica in un contesto che "vende" ben altri valori?

La finanza - se usata bene - è uno strumento efficace per far girare l’economia. Permette a chi ha del denaro che non gli serve nell’immediato di metterlo a disposizione - tramite istituti finanziari che offrono prodotti con diversi gradi di rischio e di rendimento - di chi invece ha bisogno di finanziamenti per avviare un’attività economica o comprare una casa. L’uso distorto e opaco di strumenti finanziari sempre più complessi ha portato a una deriva negativa della finanza, e l’ha allontanata dalle esigenze vere delle persone e delle comunità. La finanza etica nasce negli anni ‘90 proprio per proporre una finanza pulita, al servizio dell’economia reale e capace di selezionare i progetti su cui investire considerando non solo i ritorni economici, ma anche e soprattutto l’impatto sociale e ambientale. La finanza etica, in poche parole, offre a risparmiatori e investitori la possibilità di gestire il proprio denaro - tanto o poco che sia - con la certezza che esso sarà utilizzato per finanziare progetti che non danneggiano l’ambiente e fanno bene alle comunità. Ad esempio: non finanziamo centrali nucleari o a carbone, ne produttori di armi, ma diamo credito ad asili nido, imprese per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, startup innovative sul piano sociale, imprese che producono e distribuiscono energia da fonti rinnovabili o gestiscono in sicurezza il ciclo dei rifiuti. Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a una forte crescita dell’attenzione e dell’interesse delle persone, delle imprese e delle istituzioni per le tematiche di responsabilità sociale e ambientale: quindi non direi che vendiamo valori poco condivisi, anzi!       

Il "sistema" per come lo conosciamo vi ritiene un pericolo?

Quando Banca Etica è nata, 20 anni fa, il sistema bancario tradizionale più che vederci come un pericolo, pensava che non ce l’avremo fatta. E invece  Banca Etica ha dimostrato rapidamente di essere in grado di stare in piedi sulle sue gambe. Il capitale sociale, la raccolta di risparmio, gli impieghi, i dipendenti: continuiamo a crescere anno dopo anno, anche nel pieno della crisi. E facciamo anche utili, che reinvestiamo per migliorare le nostre attività. Oggi il sistema si è appropriato dei nostri temi, e usa il nostro stesso linguaggio: anche se per ora spesso si tratta solamente di operazioni di greenwashing, ne siamo soddisfatti. L’effetto contagio era uno degli obiettivi che ci eravamo dati quando abbiamo fatto nascere Banca Etica.

I  decisori politici vi hanno sempre visto con diffidenza o sono state anche adottate misure che agevolano la scelta della finanza etica? Se sì, quali?

Negli ultimi anni abbiamo ottenuto importanti riconoscimenti legislativi. A fine 2016 il parlamento italiano è stato il primo in Europa a riconoscere e definire per legge le banche etiche (per ora in Italia siamo solo noi). A fine 2017 un’altra legge ha stabilito che gli investimenti in finanza etica vanno esclusi dalle partecipazioni che gli enti locali sono obbligati a dismettere in virtù della legge Madia. Anche in Europa, stiamo riscontrando un forte interesse da parte della Commissione UE sulle nostre attività. 

Quali sono i temi e le misure più urgenti, nel vostro campo, di cui secondo voi il prossimo governo italiano dovrebbe curarsi?

Ai partiti che si candidano a Governare l’Italia per i prossimi 5 anni chiediamo impegni sul piano nazionale e internazionale per arginare la speculazione finanziaria, anche attraverso una Tobin Tax; per porre un serio argine all’emorragia di risorse per il bene comune causata dai paradisi fiscali. Sul piano operativo chiediamo che vengano approvati i decreti attuativi della legge italiana sulla finanza etica e che - a fronte di una definizione seria di quali si possono veramente definire investimenti e prodotti finanziari etici - venga previsto qualche incentivo fiscale per i risparmiatori che scelgono la finanza etica.     

Avete fiducia nella politica e c’è qualcuno nel panorama politico attuale che vede positivamente il vostro lavoro?

Noi parliamo spesso di “voto con il portafoglio” per dire alle persone che possono contribuire a tracciare la direzione in cui va il mondo in cui viviamo, non solo quando vanno nelle urne, ma ogni giorno, quando scelgono cosa comprare, come consumare e come investire. Detto ciò, abbiamo fiducia nella politica, che è alla base dei sistemi democratici. Tra i politici italiani che ne sono tanti che sono soci e clienti di Banca Etica e che rappresentano per noi interlocutori importanti con le istituzioni. Appartengono a diversi schieramenti.

Gli investimenti e il risparmio “etico” crescono costantemente e molte banche tradizionali fiutando il business hanno istituito investimenti ad hoc. Come vi differenziate?

Siamo felici che le tematiche di responsabilità sociale e ambientale siano oggi al centro delle azioni di marketing di molti istituti finanziari che si sono accorti del grande interesse del pubblico. Noi siamo diversi da tutti gli altri perché siamo nati esclusivamente per fare finanza etica. Le altre banche - per ora - trattano il prodotto di investimento etico come uno dei tanti prodotti a scaffale. E’ come essere al supermercato: puoi scegliere il cioccolato equo e solidale o quello prodotto sfruttando i lavoratori. Da noi c’è solo quello equo e solidale. Inoltre la nostra analisi è molto scrupolosa e a 360°. Abbiamo notato che invece alcune banche propongono come investimento etico quello che per esempio esclude i produttori di armi, ma non le centrali nucleari.  Credo anche che ci differenziamo dagli altri per un continuo e concerto sforzo di trasparenza verso i clienti: vogliamo che siano realmente consapevoli dei costi, e dei rischi dei prodotti finanziari che sottoscrivono.

Sono ormai circa venti anni dalla nascita di Banca Etica, vi aspettavate di avere una risposta così positiva dalle persone in merito alla vostra proposta di una finanza diversa?

Sì e avevamo ragione!

 

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