Il lato oscuro di Facebook

C'era qualcuno che veramente credeva che Mark Zuckerberg fosse un benefattore? E c'è qualcuno che ancora crede che una multinazionale, e chi ne a capo, possa pensare di regalare qualcosa al cittadino o di agire per il bene collettivo?

Il lato oscuro di Facebook

Grande scandalo ha determinato l’uso dei dati personali degli utenti di Facebook per influenzare scelte politiche a livelli molto elevati, come per le elezioni americane favorendo l’elezione di Trump. Ma è evidente che una multinazionale, un impero digitale che fornisce un servizio gratis come l‘apertura di un account, lo fa ovviamente perché ne ha un tornaconto; figuriamoci se mai ci regalerebbero qualcosa senza averne un'entrata! Nessuno dei vari imperi dell’informatica è un benefattore o un filantropo, sono tutti solo ed unicamente orientati al profitto, la loro missione è fare soldi in qualsiasi modo. Non sono associazioni no profit anche se, come tutti i superprofessionisti della vendita, per aumentare le loro entrate si inventano iniziative sociali, ambientali, umanitarie, tanto per indorare la pillola. Se davvero si occupassero prioritariamente di cause nobili, si sarebbero strutturati in maniera ben diversa e il loro potere non sarebbe così accentrato. Questi mega operatori del web sono bravi a farci credere che loro sono progressisti, che fanno ricerche sull’energia solare, che danno fondi per la lotta alla fame e così via.

Ovviamente sono granelli di polvere rispetto a tutti i soldi che fanno vendendo pubblicità e veicolando ogni tipo di prodotto e contenuto che è l’antitesi dell’etica, del rispetto di persone e ambiente. I famosi social non sono affatto orientati al bene comune, alla giustizia sociale e a far scoppiare le rivoluzioni. Ogni grande impero che accumula soldi, accentra potere e può influire pesantemente sulle scelte di interi paesi, è una minaccia di per sé.  E con quel famoso "gratis" che ci offrono, gli apprendisti stregoni del web ricevono in cambio la cosa più preziosa che gli possiamo dare e cioè ogni tipo possibile di informazioni su di noi, informazioni sulle quali vengono organizzate enormi ricchezze e relativi controlli. Il fatto stesso poi che queste organizzazioni di lucro paghino tasse irrisorie rispetto alle entrate che hanno, dovrebbe già insospettire chiunque sui loro effettivi scopi. Il problema è anche l’accentramento di potere. Potrebbe sembrare utopico, ma non dovrebbe essere permesso alle multinazionali in genere, e a quelle informatiche in particolare che sono in possesso di impressionanti quantità di dati, di poter raggiungere livelli di ricchezza, potere e controllo così grandi da rendere la democrazia una cosa manipolabile vendendo al miglior offerente le informazioni sui cittadini.

Non tutto quello che è tecnologia va sempre bene, senza se e senza ma. Bisogna valutare tutti gli aspetti non solo quelli apparentemente positivi ma anche quelli chiaramente negativi. Bersi qualsiasi cosa perché fa parte di quello che riteniamo progresso può essere un arma a doppio taglio, un arma della cui letalità ci si potrebbe accorgere troppo tardi.

 

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