La contromanovra di "Sbilanciamoci!": 40,8 miliardi per diritti, pace e ambiente

La campagna "Sbilanciamoci!" boccia la manovra finanziaria del governo Renzi e ne presenta una sua: a saldo 0, da 40,8 miliardi di euro, 7 aree di analisi e intervento, dal fisco al lavoro, dall’istruzione all’ambiente, dal welfare all’altraeconomia, passando per la pace e la cooperazione internazionale. 115 proposte praticabili da subito per garantire giustizia e sostenibilità al nostro paese.

La contromanovra di

La contromanovra finanziaria per l'Italia è elaborata dalle 47 organizzazioni aderenti alla Campagna Sbilanciamoci! e rappresenta una proposta radicalmente opposta a quella del governo Renzi.

«Le coperture previste nel Disegno di Legge di Bilancio e nel Decreto Fiscale sono incerte e ancora una volta affidate al miglioramento della lotta all’evasione fiscale, all’estensione della voluntary disclosure, alle politiche di spending review e al programma di privatizzazioni e di alienazione di beni immobiliari pubblici - spiegano dalla campagna - Misure già previste negli anni passati che non hanno portato i risultati attesi».

«La sudditanza al modello neoliberista che ispira le politiche di austerità imposte dall’Europa è l’unica opzione possibile? Sbilanciamoci! pensa di no e presenta una contromanovra in pareggio e di maggiori dimensioni di quella del Governo per evidenziare che, nonostante la cappa delle politiche di austerità e la limitatezza delle risorse disponibili nei periodi di crisi, l’indirizzo della Legge di Bilancio è sempre discrezionale ed è una scelta squisitamente politica».
«Le direttrici della Contromanovra sono definite - proseguono i vertici di Sbilanciamoci! - Sul versante delle entrate: l’opzione per una riforma fiscale improntata all’equità e alla progressività e una spending review selettiva, finalizzata a ridurre o eliminare la spesa pubblica inutile e nociva, come quella militare. Sul versante delle uscite: un intervento pubblico significativo in campo economico a sostegno del rilancio della domanda, della buona occupazione nei settori più dinamici e innovativi, della riduzione delle diseguaglianze di reddito, economiche e sociali; un riorientamento profondo della spesa pubblica a beneficio dei servizi pubblici di assistenza sociale, delle pari opportunità, dell’istruzione, della ricerca, della cultura, della tutela dell’ambiente e delle pratiche di altraeconomia».

Le proposte in sintesi

1. Fisco e finanza: equità e un contrasto vero dell’elusione e dell’evasione fiscale
Il fisco è essenziale per finanziare i servizi pubblici, il problema è garantire equità e progressività. In un contesto in cui la politica fiscale si è mossa in direzioni molto lontane dal dettato costituzionale, Sbilanciamoci! prevede con la sua manovra fiscale di redistribuire il reddito e la ricchezza al fine di diminuire le diseguaglianze sociali.
Il complesso delle proposte alimenta le casse dello Stato con circa 21,5 miliardi, di cui 15,1 miliardi destinati a impedire lo scatto dell’Iva da gennaio 2017, 1,4 miliardi a ripartire il carico fiscale chiedendo di più a chi ha di più e prelevando di meno da chi ha di meno, e 5 miliardi a finanziare l’introduzione di una forma strutturale di sostegno al reddito. Tra le proposte più significative vi è la previsione di una “vera” Tassa sulle Transazioni Finanziarie, applicabile a tutte le azioni e a tutti i derivati e, nel caso azionario, a tutte le singole operazioni. Si propone invece di abbassare il limite dell’usura per i prestiti con cessione del quinto dello stipendio/pensione. Una manovra sulla tassazione Irpef riduce di 1 punto le aliquote sul I e II scaglione di reddito e aumenta l’aliquota dal 41 al 44% sul IV scaglione (da 50.001 a 75.000 euro), dal 43% al 47,5% sul V scaglione (tra i 75.000 e i 100.000 euro) e la porta al 51,5% per i redditi superiori ai 100.000 euro, con corrispondente creazione di un VI scaglione. Si prevede poi l’assoggettamento all’Irpef delle rendite finanziarie e un’imposta complessiva sul patrimonio finanziario di famiglie e imprese con una struttura ad aliquote progressive, che esoneri di fatto dal pagamento i ceti medio-bassi e incida sui grandi patrimoni. Si propone di rinunciare alla riduzione delle aliquote Ires per le imprese e all’abolizione delle addizionali Ires per le società di fondi di investimento comuni e di abolire il super e l’iper-ammortamento per i beni strumentali di impresa: l’adozione di queste 3 proposte potrebbe generare un risparmio per lo Stato di 3,7 miliardi di euro. Ulteriori 2,3 miliardi potrebbero essere recuperati grazie alla maggiore tassazione di beni di lusso o dannosi (voli e auto aziendali di lusso, produzione di beni di lusso e rilascio del porto d’armi). Infine, in tema di contrasto all’evasione e l’elusione fiscale Sbilanciamoci! propone di introdurre una Digital Tax per contrastare l’elusione fiscale delle grandi imprese multinazionali prevedendo l’obbligo di redigere un bilancio per Paese; la moneta elettronica per i pagamenti superiori ai 500 euro e registratori di cassa online, nonché l’esclusione dall’accesso ai servizi pubblici degli evasori per somme oltre i 50.000 euro. Ciò potrebbe generare un maggiore gettito per le casse dello Stato di 4,1 miliardi di euro.

2. Nuove politiche industriali, una buona occupazione, un reddito a chi non ce l’ha

La crisi del 2008 e la stagnazione che ne è seguita hanno prodotto una grave caduta della produzione industriale; l’indice della produzione manifatturiera è oggi di 20 punti percentuali al di sotto del livello di otto anni fa. Una diminuzione analoga è avvenuta per gli investimenti. E ne è seguita, come è noto, una grave perdita di lavoro. Il nostro Paese ha perso in questo modo una parte significativa della propria capacità produttiva, cedendo molte posizioni nella gerarchia dei sistemi produttivi a livello europeo e internazionale. Alla radice di tale indebolimento ci sono tre fattori: la caduta di domanda per le imprese, provocata dalla lunga stagnazione dell’economia; la fragilità strutturale del sistema produttivo italiano, caratterizzato dalle piccole dimensioni d’impresa e da produzioni di modesto livello tecnologico; l’assenza di una vera politica industriale che definisca una nuova traiettoria di sviluppo. Una nuova politica industriale selettiva potrebbe privilegiare tre aree prioritarie e concentrare qui le risorse per programmi di ricerca, investimenti pubblici, uso della domanda pubblica di beni e servizi, incentivi alle imprese. Sbilanciamoci! propone un nuovo programma di ricerca pubblica (250 milioni) focalizzato sullo sviluppo di tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi, la diffusione e applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la produzione di beni e servizi legati alla salute e al welfare pubblico. Un nuovo programma di investimenti pubblici dovrebbe favorire lo sviluppo di questi settori (500 milioni). Un rilancio dell’occupazione di qualità potrebbe derivare dall’assunzione di 25.000 occupati pubblici nel settore hi tech e della conoscenza (500 milioni); dalla stabilizzazione dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione (5 milioni) e dalla riduzione dell’orario di lavoro (10 milioni). La maggiore tassazione dei voucher (321,6 milioni), strumento di precarizzazione selvaggia del mercato del lavoro, e la previsione di contributi aggiuntivi per i pensionati che lavorano (50 milioni) potrebbero assicurare una parte delle risorse necessarie. La sperimentazione di una misura strutturale di sostegno al reddito del costo di 11 miliardi di euro l’anno potrebbe invece consentire di vivere in modo dignitoso a chi non è entrato nel mercato del lavoro, a chi ne è uscito prematuramente o a chi ne fa parte ma non gode di un reddito sufficiente. La misura è rivolta a disoccupati senza altri ammortizzatori sociali, inoccupati, lavoratori precariamente occupati, sottoccupati, soggetti riconosciuti inabili al lavoro, Neet, working poor, il cui reddito lordo non sia superiore a 8.000 euro annui (e con un reddito familiare non superiore a 15.000 euro). L’ammontare individuale del beneficio del reddito minimo garantito è di 7.200 euro annui, circa 600 euro mensili. La platea dei beneficiari riguarda circa un milione e mezzo di persone.


3. Saperi, cultura e istruzione pubblica: il nostro futuro

Servono 4,8 miliardi di euro per rimettere al centro i saperi e rilanciare la cultura e l’istruzione pubblica.
Tra le principali misure previste: un consistente investimento sull’edilizia scolastica (1 miliardo) e universitaria (50 milioni) per garantire maggiore e migliore disponibilità, sicurezza e agibilità di spazi e strutture per l’insegnamento, l’apprendimento e l’alloggio degli studenti; il significativo aumento delle risorse destinate al Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, al Fondo di finanziamento ordinario e al Fondo integrativo statale, al fine di arricchire e potenziare la didattica e assicurare le condizioni minime di esigibilità del diritto allo studio (1,7 miliardi per i tre fondi); l’adozione di un piano straordinario per l’assunzione di 20.000 ricercatori universitari a tempo determinato in 6 anni (3.300 nel 2017, con un impegno di 445,8 milioni). L’abolizione delle detrazioni Irpef previste per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole private secondarie produrrebbe nuovi introiti per 337 milioni di euro. La riforma della tassazione universitaria centrata sull’istituzione di una no tax area per chi dichiara meno di 23.000 euro di Isee avrebbe un costo di 600 milioni, mentre lo stanziamento di risorse integrative per il Fondo unico per lo spettacolo (138 milioni) e per la promozione dell’arte e dell’architettura contemporanee (19 milioni) potrebbe incentivare la produzione, la diffusione e l’accesso alle varie forme di espressione artistica e culturale, soprattutto da parte dei giovani. L’abolizione del “bonus cultura” per i neo-diciottenni (290 milioni) consentirebbe inoltre di finanziare l’accesso gratuito a musei, monumenti e aree archeologiche. Infine, Sbilanciamoci! chiede la definizione e l’implementazione dei Livelli essenziali delle prestazioni culturali affinché tutti possano realmente accedere ai beni e alle attività culturali, l’offerta culturale sia potenziata in particolare là dove è più carente e gli operatori culturali siano messi in grado di svolgere al meglio il loro lavoro.

4. Lo sviluppo intelligente è ecosostenibile

Sono 5 gli assi in cui si articolano le proposte di Sbilanciamoci! sull’ambiente e la sostenibilità dello sviluppo, con un totale di entrate statali pari a 5,8 miliardi di euro e uscite per 3,9 miliardi. In campo energetico, nell’ottica di sostenere l’avvio di una Strategia Nazionale di Decarbonizzazione, l’introduzione del Carbon Floor Price consentirebbe di valutare correttamente il costo di emissioni di CO2 prodotte dagli operatori elettrici, generando un introito di 1 miliardo. Si propone inoltre di aggiornare i canoni per la concessione per le estrazioni di gas e petrolio, di eliminare tutte le esenzioni dalle royalties, di abolirne la deducibilità e di incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici con accumulo. Più che in nuove grandi opere come la Tav e il Mose, occorre investire in piccoli e medi interventi di manutenzione e potenziamento delle infrastrutture esistenti, privilegiando le reti ferroviarie regionali, le tramvie e le metropolitane nelle grandi città e dirottando qui i 1.300 milioni di euro che la Legge di Bilancio 2017 destina alle grandi opere. Per far fronte davvero all’emergenza sismica e al rischio idrogeologico, Sbilanciamoci! propone di destinare a questi obiettivi l’intero ammontare (1,9 miliardi) del nuovo Fondo istituito dal Disegno di Legge di Bilancio 2017 per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, evitando di disperderlo in progetti frammentati e di scarso impatto. Per contenere il consumo del suolo si propone di destinare i proventi dei titoli abitativi edilizi e delle sanzioni previste dalla normativa alla tutela del verde, del paesaggio e alla rigenerazione urbana e di istituire un Fondo di rotazione per le demolizioni delle opere abusive (150 milioni). Inoltre, Sbilanciamoci! propone di destinare adeguate risorse economiche per l’attuazione della Strategia nazionale della biodiversità e uno stanziamento integrativo per gli interventi nelle aree protette (30 milioni). E per frenare la devastazione del territorio con le cave, si chiede un adeguamento dei canoni di concessione per le attività estrattive. L’articolo 77 del Disegno di Legge di Bilancio 2017 istituisce un Piano Strategico Nazionale per la Mobilità Sostenibile, che però non riceve nuovi stanziamenti sino al 2019. Sbilanciamoci! propone di destinarvi 400 milioni di euro definanziando le attività di autotrasporto, nocive per l’ambiente. Per limitare la produzione dei rifiuti urbani, ridurne il conferimento in discarica e aumentare il tasso di raccolta differenziata si propone infine una rimodulazione dell’ecotassa sui rifiuti che porterebbe maggiori entrate per oltre 425 milioni di euro.

5. Welfare: meno erogazioni monetarie, più servizi pubblici

Le politiche per i servizi sociali e per la sanità sono state le più colpite dalle politiche di austerità. I Fondi Sociali Nazionali hanno conosciuto un rilevante ridimensionamento negli anni della crisi e la spesa sociale dei Comuni, segnata 3
dai tagli dei trasferimenti locali, non è andata meglio. Ci hanno rimesso la sanità pubblica, i servizi per l’infanzia, l’assistenza alle persone anziane, con disabilità e non autosufficienti, le azioni positive contro le discriminazioni e le pari opportunità, le politiche di edilizia residenziale pubblica. Per non parlare degli interventi di inclusione sociale rivolti ai migranti e ai detenuti. Il Disegno di Legge di Bilancio 2017 continua purtroppo a optare per un welfare selettivo e per l’elargizione di erogazioni monetarie invece di prevedere una riorganizzazione complessiva del sistema di welfare, rafforzando il sistema dei servizi pubblici. Sbilanciamoci! sceglie invece di riorientare le risorse disperse in mille rivoli (bonus bebè, fondo di sostegno alla natalità, “premio alla nascita“, voucher per servizi di baby sitting e “bonus asilo nido su richiesta”) in direzione del rafforzamento e dell’ampliamento dei servizi territoriali pubblici per l’infanzia, della riduzione delle rette degli asili nido, dell’integrazione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, dell’innalzamento a 15 giorni del congedo di paternità obbligatorio, della creazione di nuovi centri antiviolenza e del finanziamento di misure alternative alla detenzione. Si tratta nel complesso di 1,6 miliardi di euro che non comportano costi aggiuntivi per lo Stato, ma riallocano gli stanziamenti esistenti. Si propone inoltre l’inserimento immediato nella Legge di Bilancio di un intervento rivolto ad assicurare una pensione di garanzia per i giovani. I costi di tale misura resterebbero marginali sino al 2030 e sarebbero comunque sostenibili se restasse invariato l’attuale rapporto tra spesa pensionistica e Pil (15,5%). La razionalizzazione dei metodi di valutazione delle condizioni di disabilità consentirebbe poi di integrare il Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza (150 milioni), mentre uno stanziamento aggiuntivo di 420 milioni potrebbe finanziare interventi strutturali per l’inclusione, il diritto al lavoro, all’alloggio e allo studio delle persone con disabilità e l’accessibilità degli edifici. In campo sanitario si propone di destinare un miliardo in più al Fondo Sanitario Nazionale nel 2018, di ridurre il peso dei super ticket, di aggiornare i Livelli Essenziali di Assistenza e di riorganizzare l’assistenza sanitaria territoriale. Per prevenire, curare e contrastare il gioco di azzardo patologico Sbilanciamoci! propone di aumentare la tassazione del gioco di azzardo e di diminuire il payout dei giocatori dell’1%, destinando parte degli introiti (801 milioni di euro) ai servizi pubblici per le dipendenze patologiche (200 milioni). La destinazione del 5% dei diritti televisivi sulle partite di calcio di serie A e B (60 milioni) potrebbe invece sostenere lo sport sociale per tutti e lo sport paraolimpico. 1,4 miliardi di euro potrebbero finanziare un piano pluriennale per abitazioni sociali senza consumo di suolo e l’aumento del Fondo per la morosità incolpevole e del Fondo sociale per gli affitti: risorse che potrebbero essere recuperate con l’eliminazione della cedolare secca sugli affitti a canone libero (1,2 miliardi), l’adozione di misure di contrasto al canone d’affitto in nero (300 milioni) e la tassazione degli immobili vuoti (400 milioni). Per uscire da un approccio emergenziale delle politiche su immigrazione e asilo, Sbilanciamoci! chiede la chiusura dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie), degli hot-spot e la riduzione di 600 milioni degli stanziamenti destinati ai Centri di Accoglienza Straordinaria gestiti dalle Prefetture (in totale 1,3 miliardi). Risorse che potrebbero finanziare l’ampliamento del sistema di accoglienza ordinario gestito dai Comuni Sprar (200 milioni), gli interventi di inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri (200 milioni), il sistema nazionale di protezione contro le discriminazioni e il razzismo (50 milioni) e l’avvio di un piano di smantellamento dei “campi nomadi” (75 milioni). Si chiede inoltre al Governo di rinunciare all’istituzione di visti di ingresso privilegiati per cittadini stranieri ricchi che investano in società italiane o comprino titoli di Stato.

6. La democrazia non si esporta con le armi

La politica estera, di difesa, agli affari interni e le politiche economiche e sociali sono strettamente interrelate e parti di un modello geopolitico, economico e sociale che va cambiato. Le armi non ci mettono al sicuro, né possono tutelare le popolazioni che si trovano coinvolte direttamente in guerre e conflitti nei loro Paesi. È invece indispensabile immaginare e costruire insieme l’altra difesa possibile: quella pacifica, nonviolenta, di impegno, di partecipazione, di dialogo civile, di cooperazione dal basso. Sbilanciamoci! propone a tal fine una riduzione delle spese militari, con un risparmio per la finanza pubblica di più di 5,5 miliardi di euro, sulla base di cinque misure: la riduzione immediata del livello degli effettivi delle nostre Forze Armate a 150.000 unità e il riequilibrio interno tra truppe e ufficiali e sottoufficiali (1,4 miliardi); il dimezzamento degli investimenti in nuovi Programmi d’armamento iscritti al Ministero per lo Sviluppo Economico (2,1 miliardi); il congelamento dei nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri F-35 previsti per il 2017 (634 milioni), in attesa che il Governo attui l’indicazione del Parlamento che ne ha deciso il dimezzamento; il ritiro dalle missioni militari all’estero di chiara valenza aggressiva e l’unificazione delle Forze dell’Ordine (500 milioni). Una parte delle risorse risparmiate attraverso la riduzione delle spese militari, pari a 488,9 milioni di euro, potrebbe  essere utilizzata per finanziare politiche di pace e di cooperazione internazionale, con il potenziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (65 milioni); l’adeguamento delle risorse per il Servizio Civile Universale che consenta un ampliamento e un’ulteriore qualificazione degli avvii di volontari (148,9 milioni); l’implementazione dei Corpi Civili di Pace (20 milioni); la creazione di un Istituto per la Pace e il Disarmo (5 milioni); la riconversione a fini civili dell’industria a produzione militare (200 milioni) e di 10 servitù militari (50 milioni). Ben 5 miliardi resterebbero disponibili per finanziare una forma strutturale di sostegno al reddito, l’assunzione di dipendenti pubblici nel settore hi tech e della conoscenza, fondi per l’economia solidale e per la riconversione ecologica delle imprese.

7. Sostenere e valorizzare l’economia sociale e solidale

Anche quest’anno il Governo non presta la necessaria attenzione all’economia sociale e solidale, che rimette in discussione l’attuale modello di sviluppo adottando un approccio che pone al centro la conversione ecologica e sociale dei territori. Si tratta di esperienze ormai storiche come l’agricoltura biologica, i gruppi di acquisto solidale, le botteghe del commercio equo e solidale, gli orti urbani, le tante realtà della finanza etica, della promozione culturale, del riciclo e del riuso, del turismo responsabile, del recupero e risparmio energetico, della mobilità sostenibile. Ma vi rientrano anche esperienze più recenti, come le imprese recuperate e gli spazi sociali e culturali che animano nuovi modelli aperti di altraeconomia, formazione, ricerca, informazione. L’economia sociale e solidale assicurano ormai reddito e occupazione a migliaia di persone in tutta Italia e sono importanti per almeno tre ragioni. Sono caratterizzati dall’autorganizzazione e quindi dall’autonomia; avvicinano migliaia di persone comuni, differenti per età, estrazione sociale, sensibilità culturale e politica; ricercano e favoriscono la ricomposizione delle relazioni sociali e il legame tra le persone e l’ambiente naturale. Sbilanciamoci! propone di investire quasi 200 milioni di euro per queste forme di altraeconomia. Si propone di istituire tre Fondi specifici per il commercio equo e solidale (1 milione), per l’economia solidale (1 milione), per la riconversione ecologica delle imprese (10 milioni); di implementare due Piani strategici nazionali per la Piccola distribuzione organizzata (10 milioni) e per la certificazione partecipata della qualità dei prodotti biologici (10 milioni); di sostenere una rete nazionale di mercati e fiere eco&eque (10 milioni) e di avviare un Piano per lo sviluppo degli Open Data per l’economia solidale (1 milione). Inoltre, un investimento pubblico (150 milioni) in un piano nazionale sugli Open Data e in piani di azione locali pilota potrebbe accrescere la trasparenza istituzionale, la promozione dell’innovazione sociale e la partecipazione civica.

QUI il documento integrale con le proposte

 

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