La crescita economica che licenzia i lavoratori

Chissà cosa diranno adesso i paladini della crescita di fronte alla sentenza numero 25201 del 7 dicembre 2016 con cui la Cassazione ha sancito di poter licenziare un lavoratore “per giustificato motivo oggettivo per ragioni legate al profitto e ad una migliore redditività dell'impresa”!

La crescita economica che licenzia i lavoratori

Che la crescita non aumenti l’occupazione lo dicono i dati degli ultimi decenni e lo conferma anche il buon senso. Non ci vogliono infatti geni per capire che nel momento in cui le imprese investono in automazione e in tecnologie sofisticate, mandano a casa la gente che non serve più. Come se ciò non bastasse, appena possibile le ditte esternalizzano il lavoro e al posto nostro fanno lavorare altri schiavi pagati miserie in paesi esteri .

Adesso c’è un ulteriore motivo, il più eclatante, il più incredibile che attesta che la crescita non solo non aumenta l’occupazione ma la diminuisce, con buona pace degli economisti, professori universitari, premi Nobel ed “esperti” vari che continuano imperterriti a volerci far credere agli asini che volano.  Ora un imprenditore può licenziare anche se sta facendo soldi a palate. L’imprenditore ingrassa a dismisura, sfrutta a più non posso persone e ambiente ma ancora non gli bastano la ville in cui non abiterà mai, le piscine, le Ferrari, gli yacht e quant’altro e può licenziare per guadagnare ancora di più e legalmente ha pure ragione di farlo. Che per imprenditori, industriali senza scrupoli e sfruttatori vari questo sia stato un meraviglioso regalo di Natale non c’è dubbio, ma chi lavora ancora per questa gente, perché lo fa? Da tempo sostengo l’obiezione al lavoro e questa sentenza è un altro motivo per non lavorare per personaggi simili. Non reggono nemmeno più le false sicurezze che ci sbandierano sotto il naso da sempre facendoci credere che con una azienda che va a gonfie vele si sta al sicuro. Adesso si dovrà tremare pure se le cose vanno bene, figurati che stress!  Se le cose vanno male ti licenziano e se vanno bene, pure!  Pensate che simpatia susciterà la lettera di licenziamento in cui ti dicono: stiamo guadagnando tanto ma non ci basta, vogliamo di più e quindi ti licenziamo. Il lavoratore che lavora in queste aziende le fa arricchire, le permette di sfruttarlo e infine di prenderlo letteralmente in giro lasciandolo a casa con tanti saluti. Ma chi può ancora difendere un sistema economico e lavorativo totalmente folle come questo?

Ci si chiederà a questo punto: ma se la crescita non produce occupazione, anzi licenzia, che alternative abbiamo?

La lista di lavori, che con parametri e valori completamente diversi dal dogma della crescita, aumenterebbero a dismisura l’occupazione è assai lunga e sarebbero lavori utili, sensati per chi li fa, attenti a persone e ambiente.

Già solo lavorare sulla prevenzione e protezione ambientale in un paese che stiamo alacremente facendo a pezzi assorbirebbe tutta la disoccupazione in un amen. E sarebbe solo l’inizio, ci sarebbero poi  enormi potenzialità di lavoro nell'agricoltura biologica, settore che nonostante la crisi va benissimo, e poi lavoro nel settore delle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica, sulla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano che è in uno stato catastrofico, sul recupero dei materiali, il riciclo, la riparazione, il riuso, il risparmio idrico, la cultura e l’ecoturismo.  In questi ambiti ci sarebbe da lavorare da subito per il doppio, il triplo degli attuali disoccupati e sono tutti settori ad alta richiesta di manodopera.

Ribaltando i valori e gli obiettivi si può creare una società completamente diversa di quella che considera i soldi e la crescita come unico obiettivo e scopo della vita. Una società dove le persone non hanno altro per la testa che fare soldi, sfruttando chiunque e qualsiasi cosa, deve essere considerata per quello che è, cioè una società di miserabili.  Le soluzioni al problema dell’occupazione ci sono e sono praticabili immediatamente. Per fare passi concreti deve però cambiare la mentalità e la mentalità si cambia quando ognuno prende il mano il proprio destino e trova strade alternative. Di solito quando si cercano soluzioni con caparbietà, convinzione, unendo le forze, anche se ci si chiude una porta, ci si apre un portone.

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