La morte di un fratellino spiegata ai più piccoli: la sfida di Erika Zerbini

Come si possono aiutare i bambini ad affrontare la morte di una sorellina o di un fratellino, quando accade qualcosa che impedisce alla madre di portare a termine la gravidanza? Come va loro spiegato questo lutto? Come star loro vicini? Lo spiega Erika Zerbini in un delicato albo illustrato, dedicato proprio a loro, ai più piccoli.

La morte di un fratellino spiegata ai più piccoli: la sfida di Erika Zerbini

Si intitola "Insieme" ed è un piccolo albo illustrato che affronta il lutto perinatale. L'autrice è Erika Zerbini, esperta di questo argomento che stavolta affronta insieme ai bambini. Il lutto perinatale è un evento dolorosissimo che colpisce la famiglia e siamo abituati a considerarlo come una prova particolarmente dura per i genitori. In realtà, anche i bambini ne vengono coinvolti ed è spesso difficile trovare le parole per spiegare loro che cosa è successo al fratellino o la sorellina che aspettavano. Capita, quindi, che non se ne parli per il timore di creare sofferenza e per l'incapacità, spesso, di affrontare l'argomento. Per i bambini questo significa ritrovarsi spesso a gestire tutti i cambiamenti che la morte inevitabilmente porta con sé un dolore molto profondo. In completa solitudine, la maggior parte delle volte. "Insieme" sembra aiutarci a rompere quel silenzio e ad unirci in quell'abbraccio e in quelle parole che ci permettono di provare a dare loro una risposta.  L'autrice sottolinea che i bambini possono "affrontare la morte" e che sono "competenti". E' per questo che il linguaggio è semplice e diretto.

Le illustrazioni sono di Michela Turri, la prefazione di Gabriele Schiaffino, psicologo della famiglia, e la quarta di copertina di Isabella Robbiani, psicologa perinatale. "Insieme" è stato pubblicato con YouCanPrint ed è disponibile sui principali store on line e QUI

Com'è nata l'idea di "Insieme" e a chi si rivolge?

“Insieme” nasce dal desiderio di trovare un modo per mettere in comunicazione grandi e piccini, durante uno dei momenti più difficili della vita di una famiglia. Oggi in libreria possiamo trovare testi illustrati pressocché su ogni argomento, ma nessuno che si occupi di lutto perinatale. Nella mia esperienza alcuni testi si sono rivelati non solo utili, ma hanno consentito di mettere i miei figli e me in profondo contatto. La morte è un evento che generalmente interrompe il dialogo: il dolore toglie le parole e la difficoltà nel tenere a bada l’espressione della sofferenza, come il pianto, coinvolge già gran parte delle energie. La società ci richiede di dimostrarci forti di fronte alla morte, a maggior ragione coi bambini. Nel timore di sconvolgerli, dobbiamo indossare una maschera ed evitare l’argomento. Il tempo passa e, anche se il dolore diventa più gestibile, se le parole cominciano ad affacciarsi alla mente e cominciano ad essere messe in fila, può sembrare inutile affrontare la questione coi bambini: a quale scopo riaprire una ferita ormai lontana e percepita come probabilmente guarita? Così ai bambini non è raccontato cosa sia accaduto, eppure loro hanno vissuto quel dolore insieme ai loro genitori. Lo hanno visto nei loro volti, sentito nei loro gesti: hanno avvertito il cambiamento che, inevitabilmente, ogni morte porta con sé. Hanno esperito tutto ciò in completa solitudine. La solitudine è proprio il dramma della morte, particolarmente della morte pre e perinatale. I genitori conoscono bene quel senso di abbandono tipico della nostra società, profondamente incapace di stare nella sofferenza e soprattutto nella sofferenza di questa morte. Per i bambini è una solitudine ancora più grande, poiché pensano sempre di essere loro stessi i responsabili delle situazioni peggiori. Non facciamo il loro bene nell’escluderli e lasciarli soli coi loro pensieri, eppure resta assai impegnativo trovare il modo stare con loro nella sofferenza. Ecco da dove nasce l’idea di questo albo: spero possa essere uno strumento che alleggerisca la fatica dei genitori e dia l’input per coinvolgere i bambini.

Hai scelto di non usare metafore o figure allegoriche per parlare direttamente ai bambini. Come mai?

Attraverso immagini realistiche spero che passi uno dei messaggi promotori di questo piccolo albo: gli esseri umani, proprio noi, donne, uomini e bambini, siamo fatti per affrontare la morte. Vorrei che non ci fossero proprio dubbi su questo dato di fatto: noi siamo fatti per farcela.

Che cosa significa che i bambini sono "competenti"?

I bambini hanno moltissime risorse e grandi strumenti! Se noi avessimo fiducia nelle loro capacità, ne rimarremmo stupiti. Gran parte delle loro difficoltà vengono da noi... Noi intesi come adulti che poniamo loro sovrastrutture e paletti. Il problema dei bambini di fronte alla morte, più che la morte, è l’adulto che non sa affrontarla insieme a lui.

Qual è stata la reazione degli editori ai quali hai sottoposto il tuo lavoro per un'eventuale pubblicazione?

Alcuni editori mi hanno risposto immediatamente: nonostante apprezzassero l’albo, non si sentivano di affrontare un argomento tanto delicato. Altri editori, pur avendo a catalogo già testi che affrontano la morte, hanno ritenuto questo argomento non in linea con le loro scelte editoriali. Altri non hanno proprio espresso alcun parere. Parlare di questa morte è affrontare uno dei più solidi tabù del nostro tempo e occorre coraggio.

Che cosa contiene "Insieme"?

“Insieme” è l’esortazione a non isolarsi e trovare le risorse per affrontare il dolore del lutto nell’affetto che lega il nucleo familiare. “Insieme” non offre formule, né pretende di avere le risposte, ma offre una chiave con cui accedere all’argomento insieme ai propri piccoli e insieme trovare la propria peculiare narrazione.

Che cosa rende il dolore del lutto perinatale così difficile da elaborare?

Sono numerosi gli aspetti che rendono questo lutto particolarmente faticoso da attraversare. Innanzi tutto non si immagina la morte all’inizio della vita. Siamo abituati a considerare la morte accettabile al limite solo in vecchiaia, ma spesso nemmeno in età piuttosto avanzata. La morte è sempre qualcosa che colpisce a tradimento, qualcosa da combattere e contrastare e quando non si riesce a vincere, si trasforma in un vero e proprio fallimento anche personale. La morte di un figlio è ancora una morte più complessa, poiché non ci si aspetta di sopravvivergli: essa è vissuta come un evento contro natura. Spesso queste morti avvengono dentro la pancia della mamma, ma la pancia della mamma non dovrebbe essere il luogo più sicuro al mondo? Ecco che nella mamma si possono generare pensieri di disvalore, vergogna e colpa. In realtà nessun luogo è completamente sicuro e ognuno di noi può potenzialmente morire in ogni momento della sua vita, fin dal suo principio. Realizzare questo pensiero significa entrare in contatto con la propria umanità. L’essere umano è mortale, spesso impotente e senza controllo sulla propria e l’altrui esistenza. Si aggiunge a tutto ciò il ruolo della società: le persone intorno a noi sono abituate ad allontanarsi dal dolore, perciò chi vive questo lutto patisce una profonda solitudine, la mancanza di cordoglio, fino alla mancanza di riti, poiché purtroppo ancora è assai raro ricevere l’informazione della possibilità di seppellire il proprio bambino (fin dal principio della gestazione). Quando anche tale informazione è data, non sempre è offerta lasciando alle famiglie il tempo necessario e la reale libertà di compiere una scelta consapevole. Senza corpo, senza rito, senza cordoglio, questa morte non è una morte reale. Resta un evento impalpabile, privo di confini.

Quali sono le strade da percorrere quando ci si trova ad affrontare il lutto perinatale? E come fare per aiutare i bambini in questo cammino quando i genitori stessi fanno fatica?

Attraversare un lutto perinatale significa soffrire e soffrire parecchio: non bisogna vergognarsene poiché è perfettamente normale. Non bisogna assecondare le aspettative altrui e avere fretta di riprendersi, guardare avanti, non pensarci più. Bisogna avere la pazienza di ascoltare se stessi e lasciare fluire le emozioni di cui si è investiti, prendendosi tutto il tempo che occorre. Può essere di aiuto rivolgersi a qualcuno di supporto: può essere il consultorio, uno psicologo, un Gruppo di Auto Mutuo Aiuto, un’associazione. Questi stessi riferimenti possono alleggerire un poco la fatica dei genitori nel confrontarsi coi loro bambini e rassicurarli su quale sia il modo migliore per affrontare insieme a loro questo momento così difficile. I miei figli mi hanno insegnato che non hanno bisogno di vedermi sempre forte, con tutte le risposte e mai addolorata, piuttosto hanno bisogno di vedermi vera e di poter stare insieme a me anche nella debolezza, anche nel dubbio, anche nel dolore. L’essere esclusi dal comprendere quali siano le ragioni del mio stato d’animo li mette in agitazione e li rende instabili, ma spiegare loro come sto e perché sto in questo modo, li rassicura e li auta a riconoscere e comprendere le loro stesse emozioni. Quindi non è il dolore a destabilizzarli, ma l’essere lasciati soli nel dolore. Oggi per me è più faticoso tacere, evitare, negare, piuttosto che condividere e vivere insieme a loro la vita, tutta quanta, in modo semplice e sincero.

Erika Zerbini, nata a Genova il 28 febbraio 1976, è fondatrice dei blog www.professionemamma.net e www.luttoperinatale.life (che cura insieme a Novella C. Buiani, psicologa perinatale); è anche autrice di Questione di biglie (Eidon Edizioni, 2012), Professione MAMMA (Eidon Edizioni, 2015) e Nato vivo (PM Edizioni, 2016).

 

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