Marco e Gabriella scelgono la pace di un rifugio in montagna

Avevano lavori sicuri ma stressanti, mai abbastanza tempo per dedicarsi alla famiglia, per assaporare la vita nei suoi momenti, tutti importanti. Allora è arrivata la scelta: lasciarsi alle spalle la frenesia per scegliere la pace di un rifugio in montagna. Ecco la storia di Marco e Gabriella.

Marco e Gabriella scelgono la pace di un rifugio in montagna

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Marco D'Aliesio, 39 anni, insieme alla moglie Gabriella e ai loro 2 figli, hanno deciso di lasciare due lavori sicuri ma stressanti, che non davano loro il tempo di dedicarsi alla famiglia, per prendere in gestione un rifugio tra i monti liguri, quello di Pratorotondo.
La peculiarità di questo posto è la vista aperta a 360 gradi, infatti da lì è possibile non solo ammirare tutto l'arco alpino con le cime più importanti (Monviso, Monte Rosa..) fino all'Appennino Tosco-Emiliano, ma anche vedere il mare, il promontorio di Portofino, la Corsica, l'isola d'Elba e la Capraia, e sono stati proprio questi panorami mozzafiato che nel 2010 hanno portato Marco a dire basta.

Marco, di cosa ti occupavi prima di prendere il rifugio in gestione?
"Facevo l'agente di commercio nel settore dell'abbigliamento in Liguria e in Piemonte. Avevo l'ufficio a Genova e vivevo a Varazze, quindi tutti i giorni dovevo affrontare il traffico per arrivare a lavoro. Non avevo orari fissi, lavoravo in media 8-10 ore, mentre durante le campagne-vendita arrivavo addirittura a dormire in ufficio con il sacco a pelo per tutta la durata dell'evento. Gabriella invece lavorava in un autogrill e faceva i turni, quindi ci alternavamo il più possibile in modo da stare con i bambini senza dover fare troppo affidamento sui nonni e per questo motivo ci vedevamo pochissimo tra di noi. La pressione del lavoro, gli orari sbagliati, il cibo poco genuino consumato in fretta, mi hanno portato nel tempo problemi di iperacidità con gastroduodenite. Inoltre mi pesava moltissimo non riuscire a seguire i miei figli nelle loro attività quotidiane e vedere così poco mia moglie".

Come hai conosciuto questo rifugio?

"Sono venuto qui per 2-3 anni nel periodo meno freddo, facevo lunghe camminate con i cani per abbassare lo stress del lavoro, stare a contatto con la natura mi rilassava e mi ricaricava le batterie. Poi un giorno sono venuto in pieno inverno, in una giornata splendida ma gelida, ero in mezzo alla neve con la vista mare davanti, sono rimasto senza fiato... In quel momento ho deciso che volevo cambiare lavoro e che volevo gestire il rifugio. Infatti ero venuto a sapere che il gestore voleva vendere e così sentii che quella doveva diventare la mia nuova vita".
E fu così che nel giro di 6 mesi di trattativa, in settembre Marco diventò il nuovo gestore del rifugio, inizialmente insieme ad un socio. Questo avvenne in un clima di pareri contrari dei parenti, ad esclusione della suocera che non solo ha sempre appoggiato il progetto, ma è diventata parte attiva dello staff del rifugio.

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Gabriella, eri contenta della decisione presa da tuo marito?"Macché, inizialmente io non ne volevo sapere, ero molto spaventata sia dall'idea degli inverni rigidi, sia dalle preoccupazioni economiche. Oltretutto, quando lui ha scoperto questo posto e mi invitava ad accompagnarlo, io non ci andavo per niente volentieri, non solo perché ero incinta, ma anche perché, le poche volte che lo assecondavo, il tempo era sempre umido e nebbioso! Ma alla fine vedevo mio marito troppo insoddisfatto del suo lavoro e di tutto il tempo che sprecava in macchina nel traffico, così mi sono fidata di lui  e ho acconsentito."

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo nuovo lavoro, Marco?
"Quando sono entrato nel Rifugio per la prima volta, avevo 35€ in tasca e il conto in banca inesistente perché avevo investito tutto in questo progetto; ma non ero spaventato perché stavo realizzando un sogno e cambiando la mia vita in meglio, quindi ero pieno di entusiasmo e voglia di mettermi in gioco. Il primo anno e mezzo ho vissuto qua per capire meglio il funzionamento dell'attività, l'afflusso dei clienti e le spese necessarie. Eravamo io e il mio socio fissi mentre Gabriella e mia suocera venivano ad aiutare nel fine settimana. Successivamente però, il mio socio ha deciso di lasciare l'attività ed io ho convenuto di tenere chiuso nel periodo invernale per 2 giorni a settimana e garantire solo il minimo del servizio fino al giovedì, mentre dal venerdì alla domenica è aperta anche la cucina; questo perché le spese di riscaldamento erano troppo alte e non era fattibile tenere sempre aperto. In estate invece c'è il problema della siccità in quanto la nostra acqua di sorgente rischia di non essere sufficiente a coprire tutto il fabbisogno dovuto al maggior passaggio di gente ed inoltre, essendo il periodo in cui si lavora di più, teniamo il rifugio sempre aperto e viviamo qui tutti insieme."

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Quali sono state invece le belle scoperte di questo posto?
"Qui la vita scorre più calma, non ci sono i ritmi imposti dalla società ma si scopre il tempo della natura, l'alternarsi delle stagioni, i cambiamenti della vegetazione e della fauna. Per esempio in questi anni ho stretto "rapporti" con diversi animali: per 3 anni ho avuto un tasso, un altro anno ho dato da mangiare tutte le sere ad un cucciolo di capriolo, inoltre ho familiarizzato con una coppia di fringuelli, tutti i pomeriggi dopo pranzo la femmina reclamava a gran voce le briciole che cadevano scrollando fuori le tovaglie. In questo posto il cellulare non prende, gli ospiti inizialmente si dispiacciono di questa mancanza, ma dopo pochi minuti parlano fra di loro! Di questi tempi è quasi una cosa strana da vedere... Io stesso amo stare qui perché non sono costantemente disturbato e distratto dal telefono, mentre mi accorgo quanto divento insofferente quando sono facilmente rintracciabile!"

Gabriella, cosa ne pensi alla fine di questo lavoro? Sono passate le paure?
"Sono assolutamente contenta di aver seguito Marco in questa attività: non mi piaceva lavorare in autogrill perché c'era un viavai frettoloso di persone che non consentiva di instaurare alcun tipo di rapporto. Inoltre gli orari cambiavano continuamente e organizzarmi con i bambini era un lavoro da equilibrista. Ora in inverno ho tutto il tempo per seguire i miei figli nella scuola e nelle varie attività; in estate invece stiamo tutti qui, i bambini trascorrono le loro giornate all'aria aperta e giocano con i bambini di passaggio, di qualsiasi nazionalità siano. Le difficoltà ci sono, ma non sono pesanti come credevo, tutto è affrontabile, la neve, il ghiaccio, gli imprevisti, sarebbe ben più pesante andare al lavoro in città tutti i giorni!! Io definisco questo "un lavoro a riposo", nel senso che mi rilasso in cucina dalla frenesia di tutti i giorni. Adoro il contatto sorridente e disteso con le persone, questo è un posto magico che porta via tutte le tensioni."

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Marco, ci sono altri progetti che hai potuto realizzare proprio grazie a questo posto?
"Certo, al rifugio ho avuto più tempo e più calma per osservare e per pensare: vedevo venire qui ogni genere di persone, dall'escursionista e dal ciclista in estate, all'amante delle ciaspole o snowkite in inverno. Questo mi ha fatto pensare a quante attività siano praticabili in un contesto come Varazze, dal mare alla montagna in soli 3/4 d'ora di macchina; credo che la Liguria sia unica nel suo genere per la velocità con cui si cambia scenario. Quindi dall'anno scorso, io e altri amici abbiamo fondato un'associazione chiamata "Vaze Free Time" con la finalità di realizzare progetti nel settore turistico e sviluppare una politica del turismo sostenibile che esalti le peculiarità e l’identità del nostro territorio. Un progetto che ha riscosso molto successo è il "Varazze Outdoor", volto a promuovere il turismo sportivo nel parco del Beigua e a far conoscere le numerose possibilità che la nostra zona ci offre".

L'ultima domanda, quella di rito: siete felici?
E la risposta di entrambi è "sì, non torneremmo mai indietro... Stiamo vincendo la nostra sfida, era tutto un'incognita ma le soddisfazioni stanno arrivando, sia nel lavoro che nella vita privata, finalmente facciamo un lavoro che ci piace e non dobbiamo sacrificare la nostra famiglia per farlo...!"

Il rifugio di Pratorotondo è situato nel cuore del Parco naturale regionale del Beigua al confine tra i comuni di Sassello, Varazze e Cogoleto; si trova a un'altitudine di 1098 metri ed è il punto di arrivo della tappa numero 19 dell'Alta Via dei Monti Liguri. All'interno della struttura sono presenti la sala ristorante con forno a legna, la zona bar e 5 camere per accogliere i turisti.

 

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