Nuove merci per il capitalismo globale

“Cambiare tutto per non cambiare nulla”, fa dire Tomasi di Lampedusa al protagonista de “Il Gattopardo”. E rimane sempre la parola d’ordine del potere e del dominio.

Nuove merci per il capitalismo globale

Negli anni Cinquanta i meridionali emigravano al nord. Dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Puglia salivano in Piemonte e in Lombardia, le regioni industrializzate del nostro paese, dove li aspettavano le grandi fabbriche siderurgiche, chimiche, manifatturiere. Giù c’erano la mafia, il latifondo, il caporalato; non c’erano scuole, trasporti pubblici, diritti.

Negli anni Sessanta i paesi del meridione italico si erano ormai svuotati di quasi tutti i giovani maschi, di una buona parte delle giovani donne e di gran parte dei maschi di mezza età. Restavano i vecchi, i bambini, una parte delle donne. Tutti, meridionali e settentrionali, quelli in grado di pensare, sapevamo che l’emigrazione era una condanna senza appello per il meridione, il bengodi per i padroni del nord.

Al sud restavano comunità inermi, svuotate delle loro forze migliori, nutrite come parassiti dalle rimesse degli emigrati. Nessuno più in grado di lottare, organizzarsi, rivendicare diritti, ribellarsi ai soprusi, prendere iniziative.

Al nord i milioni di giovani immigrati erano carne da macello per i “carovanieri”, riserve inesauribili di mano d’opera ricattabile per gli industriali.

Tutti, al sud come al nord, sapevamo che l’emigrazione era la conseguenza dell’ingiustizia sociale, dello sfruttamento senza regole e limiti; sapevamo anche, senza ombra di dubbio, che si trattava di un disastro sociale, in primo luogo per i paesi abbandonati dagli emigranti.

Se non fu un disastro anche per il nord, in quegli anni, si deve dire grazie alla forza di un sindacato di classe (che oggi non c’è più) e di un partito di classe (che oggi non c’è più). La CGIL e il PCI, in tempi di espansione capitalistica, crescita dell’industria e dei consumi, riuscirono a far crescere anche la coscienza politica di quei giovani meridionali, e con essa le lotte operaie e le conquiste dei lavoratori. Che ormai da decenni stiamo perdendo una ad una.

L’emigrazione di oggi, dai paesi africani, asiatici, latinoamericani, verso i paesi dominatori, ha le stesse cause più qualche altra causa difficile da individuare ma che si può cercare di immaginare: gli interessi mafiosi che si aggiungono ai “tradizionali” interessi capitalistici.

Come nell’Ottocento e nel secondo dopoguerra, il capitalismo industriale in crescita aveva bisogno di svuotare le campagne e riempire le fabbriche, così oggi il capitalismo globale al collasso ha bisogno di svuotare nazioni e continenti “difficili” per riempire l’Occidente di manodopera a bassissimo costo. Perché un’altra cosa che sapevamo, prima che l’era della (dis)informazione ci rendesse de-menti, è che, quando l’offerta di una merce è superiore alla domanda, il suo prezzo crolla.

E anche la forza-lavoro, cioè la manodopera, cioè uomini e donne in età e in forze per lavorare, nell’economia capitalistica sono merce.

Una merce oggi in offerta speciale, non solo perché troppo abbondante e del tutto disorganizzata ma anche perché, mentre negli anni cinquanta la produzione e i consumi si espandevano, oggi si stanno contraendo. E non poteva essere diversamente, visto che la loro espansione è stata abnorme, mentre la competizione sfrenata insita nell’economia capitalista procede inevitabilmente verso la distruzione dei “consumatori”. Che, prima di essere consumatori, devono essere lavoratori ben retribuiti. Cosa possono “consumare” altrimenti?

Tuttavia, di fronte alla contrazione del mercato, la competizione capitalistica per aumentare i profitti non si ferma, tutt’altro. L’immigrazione di massa nei paesi ricchi è la sua nuova frontiera. Dopo aver spostato la produzione nei paesi dominati, per sfruttare all’inverosimile una manodopera schiavizzata e composta anche di bambini, oggi il capitalismo globale tenta di trasferire direttamente la manodopera (da schiavizzare) nei paesi ricchi, quelli cioè dove si consumano le merci prodotte.

Gli stessi interessi che hanno trasferito all’estero la produzione, ora stanno trasferendo nelle loro aree gli schiavi. Senza neanche pagare le spese di viaggio, anzi guadagnando dal viaggio degli schiavi.

Il capitalismo evoluto del terzo millennio pensa che, avendo manodopera schiavizzata “in loco”, risparmierà anche sulle spese di trasporto delle merci, pensa di creare nuovi “consumatori” o, se non altro, nuovi pagatori di tasse che poi finiranno nelle sue tasche come finanziamenti di ogni tipo; pensa che così anche le merci e i servizi prodotti in Occidente potranno avere lo stesso costo del lavoro di quelle prodotte in Bangladesh o in Cina.

Questo è lo scopo principale per cui l’Europa “importa” quelli che chiama furbescamente “profughi” o “rifugiati”, dato che le parole “emigranti” e “immigrati” sarebbero troppo rivelatrici. Questo è il motivo per cui i governi europei parlano di “accoglienza”, l’ineffabile Obama li invita ad “accogliere”, i tiranni si travestono da benefattori in attesa del prossimo pasto. Ed è questo il motivo per cui, nei paesi da cui provengono gli emigranti, c’è chi si occupa di far credere loro che qui li aspetterà un buon lavoro sicuro: ci sono gli “ingaggiatori”, come c’erano nelle campagne e nelle montagne italiane nei primi del novecento.

Inoltre oggi gli ingaggiatori sono aiutati da una rete pubblicitaria palese e occulta, che vuole far credere le stesse cose.

Sugli interessi più vasti e convergenti del capitalismo globale (le sue guerre e le sue rapine dislocano milioni di persone, cacciandole dalle loro case e dalle loro terre e contribuendo così alla “produzione eccedente” di manodopera), si innestano poi felicemente quelli delle mafie locali e internazionali. Ogni emigrante rende di viaggio alcune migliaia di euri, senza contare il serbatoio di traffico di organi e pedopornografia su cui nessuno avrà interesse a indagare.

Effetto ultimo e gradito (dal capitalismo globale) dell’emigrazione di massa: come per il meridione degli anni sessanta, i paesi degli emigranti si svuotano delle loro forze umane migliori, quelle più giovani ed energiche, le uniche da cui poteva venire la lotta, l’organizzazione, il riscatto.

Gli emigranti sono dunque merce per l’osceno finale di un’epoca di dominio. Sono il progresso che avanza come un bulldozer su un’umanità inerme o inebetita.

Eppure siamo in molti a vedere con una certa dose di lucidità quello che sta succedendo, le cause e le conseguenze. Siamo in molti a lottare localmente per i giusti obiettivi. Quello che da tempo non ci riesce più è fare rete, unirci per lottare globalmente, per fare anche noi campagne mondiali coinvolgendo popoli e associazioni diverse e di diversi paesi, unendo il nord e del sud del mondo.

Dobbiamo ricucire quella rete dei popoli e degli scopi che ha fatto tanta paura ai potentati economici mondiali quando si è presentata sulla scena, alla fine del millennio passato.

 

 

Addio a voi e alla giovinezza che ho trascorso con voi

…Avete cantato per me nella solitudine, e con i vostri desideri

ho costruito una torre in cielo…

Se ancora una volta ci incontreremo nel crepuscolo

della memoria

parleremo nuovamente insieme, e intonerete per me

un canto ancora più profondo.

E se le nostre mani s’incontreranno in un altro sogno,

costruiremo un’altra torre nel cielo

(Khalil Gibran)

 

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Commenti

Va sentita e capita la campana di Germano. Non volevo io parere il bastian contrario ma effettivamente....Lo stesso, bellissimo 'Cristo si é fermato a Eboli' di Carlo Levi é pur sempre....Rimane il fatto che nel paese del suo confino, paese cui mai piú Levi rimise piedi, lí ha voluto, da ebreo errante qual'era, essere sepolto. E Matera? La Matera dell'Unesco? E in letteratura? Senza la Sicilia, il Sud...
carlo carlucci, 14-10-2016 03:14
Gentile Sonia, vorrei puntualizzare che l'immigrazione meridionale ha come causa secondaria quella da te descritta: "c'erano la mafia, il latifondo, il caporalato; non c'erano scuole, trasporti pubblici, diritti" ( e industrie, aggiungo io). La causa primaria è molto antecedente, infatti prima di diventare "Meridione d'Italia" e noi suoi abitanti "Terroni", le regioni del Sud erano una nazione chiamata "Regno delle Due Sicilie", tra le più evolute e prospere in Europa, a differenza del Piemonte. Quel che viene spacciata per "Unità d'Italia" è di fatto una invasione e colonizzazione le cui crudeltà e crimini commessi non hanno nulla da invidiare a quelli del nazismo o dell'imperialismo americano. So che è difficile credere a qualcosa di così diverso dalla storia raccontataci, ma provate a cercare su internet "campi concentramento meridionali" o "Cialdini / Bixio / Garibaldi criminali" o andare a vedere le teste imbalsamate dei nostri concittadini "briganti", l'equivalente dei partigiani, al Museo Lombroso, dove si cercavano le prove della inferiorità genetica di noi meridionali. Pino Aprile è uno dei maggiori divulgatori, ma non il solo, di queste riscoperte verità storiche. La favola della unificazione d'Italia, in cui una nazione evoluta del Nord si adopera per salvare le regioni sottosviluppate del Sud, è della stessa collana di quelle favole che ci raccontano riguardo l'Africa il cui solo nome evoca subito immagini di bambini morenti, guerre e malattie, sottosviluppo, o riguardo "scoperta dell'America", e dei cattivi e crudeli cacciatori di scalpi "indiani", o dei sottosviluppati aborigeni in Australia. E da poco c'è una nuova novella, dopo i russi ed i comunisti mangiatori di bambini, oggi sono i popoli dall'altra parte del mediterraneo che chissà come, da culla delle civiltà sono diventati terroristi e minacciano tutto il mondo. Viene quasi da pensare che il Piemonte, dopo il successo della sua operazione, abbia fatto da scuola per l'Europa ed il resto del mondo. Spero comprendi, che, da emigrato per forza e da colonizzato, mi ferisce sentire la storiella del Sud sottosviluppato anche su questo prezioso organo di informazione alternativa come il vostro. E se deve nascere un movimento che unisca tutti gli sfruttati e oppressi del mondo, occorre che venga riconosciuta la ferita di ognuno, anche alcune verità scomode: la colonizzazione, lo sfruttamento sono tutt'ora in atto, ecco uno dei mille esempi: http://www.quotidianodipuglia.it/lecce/nanoscienze_chiude_addio_ai_ricercatori-2013914.html
Germano, 13-10-2016 07:13
Certo l'emigrazione dal meridione era un vasto fenomeno sociale ma era l'unico maniera di uscire...Il quadro un pó apocalittico che ne viene dato qui non collima al 100% con la realtá di allora. Il trapiantarsi al Nord fu un male minore (anche se meno poetico)....
carlo carlucci, 13-10-2016 09:13
Lo stesso dicasi per le grandi (e anche tragiche) migrazioni dal Sud del mondo. La lettura di Sonia é troppo semplicistica. Si tratterebbe di forza lavoro di cui ha bisogno il capitalismo globale. Solo di questo si tratta? Se questa é la lettura che ne date, come dire, contenti voi....
carlo carlucci, 13-10-2016 10:13

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