Podemos al banco di prova. E l’Italia quando mai “potrà”?

“Noi possiamo” e in Spagna hanno potuto e fatto. Il movimento di base Podemos ha registrato un successo elettorale che ha costretto i leader europei al sorrisino di circostanza. Ma come cambia o può cambiare la Spagna? E, alla luce di quanto accaduto là, come interpretare la lenta (ma nemmeno tanto) agonia di un’Italia agli sgoccioli?

Podemos al banco di prova. E l’Italia quando mai “potrà”?

La straordinaria potenza dell’indignazione spagnola, quasi totalmente ridimensionata dalla stampa  in Italia, ha trasformato i movimenti del 15 maggio del 2011 nella spettacolare e partecipata vittoria del 24 maggio scorso. Ovvero Podemos di Pablo Iglesias, che entra prepotentemente nelle istituzioni locali attraverso il risultato positivo delle elezioni regionali ed amministrative del 24 maggio. Un segnale che nessuno può permettersi di sottovalutare, in attesa delle elezioni politiche di novembre.

Nel complesso il Partito Popolare rimane il primo partito in Spagna, ma solo con il 27% dei voti, rispetto al 40% del 2011. Al secondo posto il Partito Socialista, con il 25%, ma entrambi dovranno scendere a patti proprio proprio con il movimento di Pablo Iglesias, vittorioso già a Barcellona, con Ada Colau, e quasi nella Capitale con Manuela Carmena.

Per comprendere meglio cosa sta accadendo in Spagna, se c'è o meno aria di cambiamento, abbiamo intervistato Marta Cabo, architetto, catalana, da qualche anno in Italia (risiede in Puglia) e che per l’occasione è tornata nel suo paese natale.

Marta, come hai vissuto questi giorni di cambiamento in Spagna? Che aria si respira?

Vorrei dire aria di ottimismo, ma non è così. C’è una grande diffidenza dopo tutti questi anni, tutti aspettano per vedere cosa veramente si farà. Almeno a Barcellona dove la differenza tra Barcelona en Comú e CIU è stata soltanto di un seggio. Poi nel resto della Spagna i partiti politici del bipartitismo sembra che stiano iniziando un processo di autocritica. Quindi direi che si respira un’aria di cambiamento, ma senza entusiasmo, con l’incertezza di chi non sa cosa stia per accadere, sia per i politici che per i cittadini.

Barcelona en Comù e Podemos sono nate dagli Indignados e da gruppi cittadini; qual è la differenza tra votare un gruppo di rappresentanza con una piattaforma partecipata e un partito politico? Le piattaforme d’incontro con i cittadini, Democracia Real Ya e il Fem Programa di Barcelona en Comù sono o sono stati reale strumento di partecipazione?

La differenza fondamentale è l’attitudine del politico. Al di TV3 Ada Colau è comparsa per la prima volta davanti alla sede del comune con le occhiaie, perchè la sera prima si era unita alla Fundació Arrels con altri 700 volontari per contare il numero di senza tetto a Barcellona. Accenna anche che vuole togliere le sovvenzioni alla F1 per destinare i soldi a fini sociali. Subito dopo è apparso il consigliere della Regione per Territorio e Sostenibilità, seminando il panico con uno sfondo pieno di loghi tra i quali il Banc di Sabadell, ed altri investitori con interessi nella riqualificazione di terreni, e ha detto che i grandi investimenti sono in pericolo a Barcellona se non si portano a termine le modifiche del Piano Generale Metropolitano e di Pianificazione che stavano per concludersi. Inoltre, i rappresentanti di Barcelona en Comù potevano essere votati direttamente dal loro sito, anche in Italia.

Chi è Ada Colau e cosa rappresenta esattamente? Sarà possibile secondo te un dialogo o sarà un movimento/gruppo che rappresenterà solo alcune fasce di popolazione? Podemos ha dimostrato, con la richiesta di allenza ai socialisti, che l’unione Carmena‐Carmona può dare il potere di governare. Barcelona en Comù, secondo te, scenderà a compromessi?

Lei è cofondatrice della Piattaforma Afectados por la Hipoteca (PAH), che difende le persone già sfrattate dalle banche a cui viene chiesto anche di saldare il mutuo. In Spagna questo è stato un grande dramma che il governo non ha saputo regolamentare come in Italia. In questo periodo le persone anziane, che avevano garantito mutui ed ipoteche per i figli, si sono trovate per strada da un giorno all’altro, e nel frattempo le banche si sono arricchite del loro patrimonio immobiliare. Ada si è anche mobilitata per il diritto a un tetto, a un’abitazione dignitosi. Rappresenta sicuramente le fasce più deboli della società, anche se lei afferma che non ci saranno più cittadini di prima e di seconda classe, e per questo credo che i cittadini che fino ad adesso erano di prima classe non si sentirano sicuramente rappresentati, avendo votato peraltro altri partiti, tra i quali principalmente CIU. Sia CIU che PSC, si sono mostrati aperti al dialogo con Barcelona en Comú. Penso si possano gestire diverse alleanze dipendendo dai voti e dai seggi, ma sarà comunque una legislatura complicata.

La stampa italiana ha accomunato Podemos e Barcelona en Comù al M5S. In cosa sono diversi e in cosa uguali?

La grande domanda. Sono totalmente diversi. Prima grande differenza, Podemos nasce a Vallecas, Madrid, dopo il 15 maggio 2011, con un gruppo di professori tra i quali Pablo Iglesias, laureato in legge e scienze politiche, e dottorato nella Complutense, dove è stato professore. In queste riunioni si parlava dei problemi della politica e la società contemporanea e si cercavano delle risposte che hanno stabilito la base del movimento. Lo statuto del M5S è nato diversamente, le competenze sono su livelli differenti ed è differente anche l’uso che si fa dei social network. Podemos ha affidato tutto a una impresa esterna imparziale. Chi esige la trasparenza deve essere trasparente.

Credi che nel panorama politico italiano attuale ci sia qualcosa o qualcuno che possa dar voce al cambiamento?

Poco tempo fa ho letto un articolo sul Gruppo di Azione Partecipazione Popolare (GAPP), anche chiamato partito delle fuoriuscite del M5S. Il discorso di Adele Gambaro, Fabiola Anitori e Paola de Pin è il più vicino a Barcelona en Comú che ho sentito. Ma penso che, purtroppo, non abbiano intenzione di presentarsi alle elezioni.

Come si vive la diversità in Italia secondo te? L’essere straniero, l’essere disabile, l’essere omosessuale… Perché ci accaniamo ogni volta sulla diversità?

La diversità in Italia non si vive bene per diversi motivi. Per quanto riguarda l’omosessualità, la tradizione religiosa del paese è così radicata, che anche se c’è lo sforzo di aprirsi in realtà non ci si riesce. L’essere straniero è difficile anche per coloro che non sono tanto diversi dagli italiani, come gli spagnoli, soprattutto se ci spostiamo verso i centri medio-piccoli. Penso che sia dovuto ad un problema di cultura, ma anche grazie alla politica del centro-destra degli ultimi anni. In Spagna succede lo stesso. Ma essere diversamente abile in Italia è la cosa peggiore che ti possa capitare, perchè le diverse politiche europee al riguardo sono state sostenute, ma mai o scarsamente attuate. Finché una persona sulla sedia a rotelle non potrà salire sul treno o si continueranno a costruire marciapiedi senza rampe, l’Italia non sarà un vero paese europeo.

In Italia dal ‘94 in poi vince il modello televisivo. Chi sta più in televisione vince o ha maggiore probabilità di essere ascoltato o votato. Anche in Spagna funziona questo tipo di modello? Quanto ha contato la televisione nel cambiamento del 24-M?

Per quanto riguarda l’uso della televisione in politica sono modelli in gran parte simili. In Spagna la televisione pubblica viene strumentalizzata dal partito che governa e che assume i giornalisti più vicini al suo pensiero. Ma quando si parla di campagna elettorale i politici spagnoli hanno paura di sbagliare nei dibattiti elettorali, per cui dal 1993 al 2008, cioè da quando il PP era al governo, semplicemente non si sono svolti dibattiti televisivi. In Italia al contrario se ne fanno tanti, si parla tanto, si parla troppo. La politica entra spesso nell’ambito del giornalismo sensazionalistico. Preferirei una via di mezzo.

Purtroppo non so quanto sia stata importante la televisione per i risultati del 24 maggio. Sicuramente i candidati sono stati visibili, e alcuni avranno avuto anche qualche aiutino dai telegiornali regionali.

Secondo te la corruzione in Spagna è sistemica e radicata come in Italia? Che tipo di reazione provoca negli elettori? Esiste una lista nera di impresentabili, o il popolo spagnolo soffre le stesse amnesie italiche?

La corruzione è la stessa, esiste ovunque. La differenza è la tolleranza sociale. In Germania un politico che mente nel suo curriculum si dimette per propria volontà e viene giudicato da un tribunale perché è un rappresentante pagato da tutti i cittadini e ne ha tradito la fiducia.

I corruttori e i corrotti in Spagna ci provano, ci provano molto, ma più che con le mazzette, che non hanno mai tanti zeri come le italiane, con l’informazione privilegiata alla quale hanno accesso e che li aiuta a sviluppare attività private con prestanomi. Il caso più recente è Rodrigo Rato, Ministro di Economia di Aznar, Presidente del FMI, Assessore di Telefonica e Presidente di Bankia. A febbraio è stato detenuto per frode fiscale, occultamento di beni e riciclaggio di capitale; poi messo in libertà in attesa del processo. Per non parlare dell’idolatrato ex-presidente della Generalitat di Catalunya, Jordi Pujol, e i suoi conti bancari in Svizzera. In Italia si tende a pensare ancora come in Spagna prima della crisi del ‘93, chi fa soldi è sempre bravo e meritevole, lo si guarda con un attimo di invidia ed ammirazione, e lo si imita giustificando ogni tipo di mezzo per il raggiungimento del fine. Invece adesso in Spagna, chi corrompe sa che può finire in prigione, e forse ci pensa due volte. Poi la giustizia italiana non aiuta molto, è troppo garantista e lenta e sono stati per molto tempo gli stessi politici a mantenerla in questo stato catatonico per fare i loro comodi.

Dove vorresti vivere ora?

Non in Italia. Sono arrivata qui perchè non credevo alle critiche sull’Italia, pensavo fosse disfattismo e cinismo. Invece era tutto vero!

Sigle principali:

BC,Barcelona en Comù ( Barcelona in comune) è una piattaforma cittadina poi costituitasi in partito politico rappresentato da Ada Colau, neoletta sindaco di Barcellona

PAH, Piattaforma delle Vittime dei Mutui è una rete e movimento sociale per il diritto a un alloggio dignitoso emerso nel febbraio 2009 a Barcellona e presente in tutta la Spagna.

Habitatge digne o Movimiento por una Vivienda Digna è il nome che si attribuiscono una serie di movimenti e gruppi nati in Spagna nel 2006 con l’obiettivo di rappresentare il diritto a una casa dignitosa.

CIU, Convergència i Unió ( Convergenza ed Unione) è una coalizione di partiti politici attiva in Spagna nella comunità autonoma Catalogna. Costituita da : Convergenza Democratica di Catalogna (CDC), di ispirazione liberal-democratica e Unione Democratica di Catalogna (UDC), di matrice cristiano-democratica.

PSC, Partit dels Socialistes de Catalunya ( Partito Socialista Catalano)

PP, Partido Popular ( Partito Popolare)

ERC, Esquerra Republicana de Catalunya  ( Sinistra Repubblicana Catalana)

 

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Movimenti

Commenti

il negativo qui da noi è tutto vero...ma dove il positivo, ancorchè poco?...i grillini, certi (pochi) Pd
carlo carlucci, 04-06-2015 10:04
Pochi anche i Grillini, sai. Il bene è trasversale, non ha bandiera e credo sia sempre stato minoritario
Marco, 14-06-2015 06:14

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