Seppelliti da trenta milioni di tonnellate di pattume all'anno

Schiavi di oltre trenta milioni di tonnellate l’anno di pattume: torna a crescere la produzione nazionale di rifiuti urbani dopo cinque anni di progressiva riduzione. Ad illustrarlo è il Rapporto Ispra 2017.

Seppelliti da trenta milioni di tonnellate di pattume all'anno

Il rapporto Ispra 2017 raccoglie e analizza i dati a tutto l’anno 2016 ed è proprio nel 2016 che la produzione dei rifiuti in Italia è arrivata a 30,1 milioni di tonnellate, con un aumento rispetto al 2015 del 2%, in controtendenza rispetto alla progressiva diminuzione registrata nel quinquennio 2011/2015.

Il nord Italia, che in valore assoluto produce quasi 14,2 milioni di tonnellate, mostra il maggiore aumento percentuale (+3,2%), mentre al Centro con 6,6 milioni di tonnellate e al Sud con circa 9,4 milioni di tonnellate, gli incrementi sono più contenuti (+0,9 e +1,1%). Le regioni che segnano i maggiori aumenti nella produzione dei rifiuti urbani sono il Veneto (+9%) e il Trentino Alto Adige (+4,5%), mentre solo per tre regioni si registra un calo: Liguria, -3,1%, Molise e Calabria, -1,2% per entrambe. Analogamente ai precedenti anni, i maggiori valori di produzione pro capite, che tengono conto della produzione di rifiuti in rapporto alla popolazione residente, si rilevano per l’Emilia Romagna con 653 kg pro capite nel 2016, seguita dalla Toscana, 616 kg pro capite, a fronte di una media nazionale di 497 kg pro capite. A livello provinciale, è sempre Reggio Emilia la provincia con il più alto valore di produzione pro capite (749 kg per abitante per anno), seguita da Rimini (740 kg). Seguono Ravenna, Forlì-Cesena, Piacenza, Ferrara, Prato, Livorno e OlbiaTempio Pausania, tutte con produzione pro capite superiore a 650 kg per abitante per anno.

Ma quanto ci costa questa montagna di rifiuti? Ben 218,31 euro all’anno per ciascun abitante (compresi neonati e centenari!), mentre il costo totale medio per kg di rifiuto, è 39,03 centesimi di euro (+1,2% rispetto al 2015).

Tra le tipologie più raccolte di rifiuti urbani, l’umido è la frazione maggiore (41,2% della raccolta differenziata) ed è quella che cresce di più (+7,3%) rispetto all’anno precedente, assieme al vetro (+6%) e ai Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (+5,3%). Nel 2016 si rilevano 15 discariche in meno rispetto all’anno precedente.

Diminuiscono i rifiuti smaltiti in discarica nel 2016 ( -5% rispetto a 2015), una riduzione sulla quale incide il dato del Nord (-13%). In Italia sono 134 discariche che hanno ricevuto rifiuti provenienti dal circuito urbano, 15 in meno rispetto al 2015. Non tutte le regioni sono dotate delle necessarie infrastrutture di trattamento dei rifiuti, in particolare di quelle per il riciclo delle frazioni merceologiche raccolte in maniera differenziata. La scarsa dotazione impiantistica fa sì che in molti contesti territoriali si assista ad un trasferimento dei rifiuti raccolti o sottoposti a trattamento meccanico biologico in altre regioni o all’estero dove la capacità di trattamento risulta superiore rispetto ai fabbisogni.

L’export dei rifiuti è il doppio rispetto all’import. I rifiuti del circuito urbano esportati, sono oltre  433 mila tonnellate. L’Austria e l’Ungheria sono i Paesi verso i quali esportiamo le maggiori quantità di rifiuti urbani, rispettivamente il 35,1% e il 22,7% del totale esportato. Sono circa 208 mila tonnellate i rifiuti del circuito urbano importati nel 2016. Il maggior quantitativo proviene dalla Svizzera, con oltre 76 mila tonnellate, corrispondente al 36,6% del totale importato; seguono la Francia con il 18,6% e la Germania con il 12,8%. Circa la metà dei rifiuti provenienti dalla Svizzera, costituiti prevalentemente da rifiuti di imballaggio in vetro, sono destinati ad impianti di recupero e lavorazione del vetro situati perlopiù in Lombardia.

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