TAV e TAP: perché il sindacato è perdente e fuori dalla storia

La Cgil esorta a procedere con Tav e Tap se non si vuole «rinunciare allo sviluppo», a prescindere dall'impatto su territorio e popolazione. Così sul resto delle grandi opere, rischiando di uscire definitivamente dalla storia...

TAV e TAP: perché il sindacato è perdente e fuori dalla storia

“Sostenere il blocco di una grande arteria ferroviaria come la Tav significa rinunciare per sempre allo sviluppo commerciale e turistico per l’Italia in questo importante progetto infrastrutturale – afferma il segretario confederale Cgil, Vincenzo Colla – La Tav come la Tap, come il Terzo valico, come le grandi arterie già progettate di collegamento con il sistema portuale sono indispensabili“.

Molti si chiedono come mai la sinistra abbia perso consenso, una delle risposte potrebbe essere data guardando al sindacato stesso, che nella questione grandi opere si è sempre schiarato, senza se e senza ma, a favore di qualsiasi infrastruttura, non importa di che tipo o con quali conseguenze. Il sindacato ragiona esattamente come l’imprenditore senza scrupoli, bada solo al suo profitto e al suo potere, di tutto il resto non gli interessa nulla.

Per il sindacato l’importante è dare lavoro alle persone, non gli interessa cosa e come: centrali nucleari, armi, expo, Olimpiadi, quartieri ghetto fatti da chilometri di palazzi, non importa; più lavoratori ci sono, più il sindacato ha la possibilità di avere iscritti e più di conseguenza accresce la sua influenza economica e politica. Quindi va bene la TAV in Val di Susa anche se ci sono ogni tipo di studi che ne decretano l’assoluta inutilità, nonostante lo stesso osservatorio per l’asse ferroviario Torino Lione presso la presidenza del consiglio dei Ministri, abbia sostanzialmente ammesso che la Tav non serve, nonostante lo spreco gigantesco di soldi pubblici e danni enormi ad ambiente e persone.  

Per il sindacato va bene il terzo Valico e anche il gasdotto TAP che oltre ad aumentare le emissioni di gas serra, rende ancora più dipendente il nostro paese dai combustibili fossili. E ci sono pure personaggi come il governatore della Campania De Luca che dice che con il gasdotto che dall’Azerbaigian sfocia in Puglia siamo più indipendenti, cioè come dire che la terra è piatta ed esserne pure convinti. Importiamo un combustibile fossile dall’estero e siamo più indipendenti?! Meraviglie del teatrino della politica dove ogni giorno si producono a getto continuo stratosferiche assurdità.

Il sindacato vuole tutto ciò, vuole la dipendenza energetica, vuole i combustibili fossili, vuole la distruzione ambientale, vuole dei lavoratori che fanno lavori inutili e dannosi, vuole inquinare terra, cielo e acqua, vuole fare ammalare la gente. Poi ci si chiede perché la sinistra è in crisi e la gente si iscrive sempre di meno al sindacato.

Ma come si fa con queste prospettive a essere credibili, quando in tutto il mondo ci si preoccupa delle condizioni ambientali, della salvaguardia delle risorse? Siamo di fronte a un sindacato completamente fuori dalla storia, cieco e sordo.

Come se poi non ci fossero alternative per dare anche più lavoro alle persone di quanto non fanno le grandi opere; si potrebbero creare posti di lavoro proprio con la salvaguardia ambientale, con le energie rinnovabili, con la riqualificazione energetica edilizia, ma questi sono temi fantascienza per chi vuole gestire sempre più potere e nemmeno pensa o si accorge che le alternative ci sono e sono a portata di mano. E vista l’evidenza e la percorribilità delle alternative che non vengono colte, sorge il dubbio che in palio ci siano affari così grandi che non si vuole guardare apposta alle alternative che non danno quel tornaconto economico e di potere che le grandi opere garantiscono. Ed è chiaro che una logica del genere, in cui il mantra è il profitto, non può che esserci il grande rischio di corruzione; infatti la mafia va sempre a nozze e più le opere sono grandi è più lei mangia. E anche questo ormai lo sanno pure i sassi.

Con tali presupposti non ci si stupisca poi che la sinistra sia in coma irreversibile, non si può nel 2018 credere ancora a un progresso che distrugge tutto quello che incontra ed essere i migliori alleati dei devastatori. Ecco perché da più parti si mette in discussione il ruolo del sindacato, non certo perché si vogliono aggredire i diritti deli lavoratori, che è la scusa ormai appassita per difendere i privilegi di un sindacato trivellatore di ogni montagna. Proprio per difendere i diritti dei lavoratori e delle persone ad avere una vita sana e un lavoro sensato e dignitoso, questo sindacato è da buttare.

Tenteremo di fare un ragionamento logico anche se capisco che possa essere molto complicato da afferrare per chi fa dell’irrazionalità il suo faro. Ammettiamo che sia giusto perseguire le grandi opere per fare lavorare sempre più gente; è chiaro che non ci si può certo fermare e ne servono continuamente per fare lavorare costantemente le persone. Quindi finite le TAV in corso, serviranno altre TAV e poi nuove autostrade, poi il ponte di Messina magari, poi nuovi porti, enormi infrastrutture e così via, avanti a tutta forza. Ma fino a cosa? Fino a quando? Fino a quando sarà cementificato tutto? Quando tutto il sottosuolo sarà bucato e pieno di gallerie e ponti ovunque? Quando tutto sarà inquinato, le risorse idriche compromesse, la natura distrutta? E con quali risorse e soldi si potrà fare tutto questo? Può essere questo una prospettiva materialmente fattibile, realistica, razionale nonché intelligente? Evidentemente no, quindi è necessario fermare il sindacato e le sue folli brame di distruggere il paese assieme ai suoi amichetti imprenditori, politici e compagnia cantante.

Non c’è alcun bisogno di un sindacato ancorato alla solita logica da servizio militare in cui si fanno fare buche per poi ricoprirle così si fa lavorare gente, si spendono soldi e si fa crescere il PIL. Che poi venga distrutto l’ambiente, che ci siano problemi di salute, che si esauriscano le risorse, che si inquini tutto, sono elementi che per il sindacato sono assolutamente irrilevanti, la locomotiva deve sempre andare a tutta forza e non fermarsi mai di fronte e niente e nessuno, fino all’inevitabile salto nel baratro.

 

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