Adesso Basta. Viaggio (a vela) nel downshifting

Prendere il largo: uscire dal sistema, smettere di lavorare e cambiare la propria vita per cercare di avvicinarsi quanto più possibile all'idea che si ha di sé. "Adesso basta". Molti lo hanno detto, qualcuno lo ha fatto. Simone Perotti, che ha lasciato l'impiego che aveva e ora vive di scrittura e di mare, ci spiega come.

Adesso Basta. Viaggio (a vela) nel downshifting
Se il Paese non fosse pronto da tempo al cambiamento, il mio libro non sarebbe diventato un best seller. E neppure (tanto meno) il Long Seller che è. Invece a distanza di sei mesi e oltre dalla sua uscita, il libro (Adesso Basta – Smettere di lavorare e cambiare vita, Editore Chiarelettere) continua a generare enorme interesse, ad alimentare blog e communities, a far scrivere i giornali. Si sostiene erroneamente che io abbia inventato il downshifting, cioè il fenomeno del lasciare un lavoro avviato per rallentare e cercare un equilibrio esistenziale migliore seguendo le proprie passioni. Non è così. Io ho solo consentito a migliaia di storie di italiani di venire allo scoperto. Storie che la dicono lunga su quanto in crisi sia ormai il nostro modello economico e sociale, e su quanto il nostro Paese sia ricco di energie, desideri, progetti. La comunità dei più reattivi al messaggio di Adesso Basta, non c’erano dubbi, si è rivelata quella dei 30-35enni (oltre a quella degli appassionati di vela. Il mio interesse per questo mondo, come ho già avuto modo di dire molte volte, è forte). Smettere di lavorare, cambiare la propria vita, prendere un anno sabbatico, navigare, che sia per sempre o per molto, che sia per il mondo o nel Mediterraneo, che sia questo o altro, sono cose comprensibilmente collegate alle aspirazioni di tanti. La rotta per il cambiamento è lunga e perigliosa. Non è semplice districarsi tra luoghi comuni e paure ancestrali. Dirigersi verso l’isola che c’è (una volta tanto esiste…), e cioè un modo di vivere migliore, più in sintonia con quello che siamo, senza perdere tempo prezioso, senza soggiacere ai condizionamenti di un mondo che ci vuole consumatori e basta (cioè gente che spende soldi che non ha per comprare beni che non vuole e impressionare persone da cui non verrà amata) può sembrare una via tutta rosa, tutta bella. Ma non lo è. Io ho lasciato il lavoro che avevo, e oggi vivo di scrittura (scrivo e pubblico romanzi, saggi, articoli di giornale) e di mare (pulisco barche, faccio trasferimenti, faccio lo skipper, l’istruttore). L’ho fatto senza aver messo da parte un tesoretto, senza avere ereditato, senza una famiglia ricca alle spalle, senza pensione (ho maturato solo 17 anni di contributi), vivendo in una casa che costa 50.000 euro, che ho in gran parte ristrutturato da solo, senza riscaldamento (taglio e brucio la mia legna, ora anche il pellets), coltivando un orto, spendendo 700 euro al mese che tra scrittura e mare riesco (fino ad ora…) a guadagnare. Vivo in barca un bel po’ di mesi l’anno, tra rotte meravigliose (da Genova Tel-Aviv d’inverno, o nell’arcipelago delle Quirimbas del Mozambico, di cui un giorno vi racconterò) e tour nei nostri mari. Corono un sogno durato vent’anni, ma a cui ho lavorato più di dodici con tenacia, scostando uno ad uno i tronchi che la corrente di questo sistema drogato e ingiusto mi lanciava contro. Non ho avuto alcun privilegio, e se io ce l’ho fatta ce la possono fare tutti (o comunque tantissimi), perché il punto di questa scelta è tentare, più fortemente di quanto si immagina, di quanto i moderni sacerdoti del benessere urlino i loro tremendi ammonimenti, senza perdere di vista la rotta che conduce ai propri sogni. Un amico, tempo fa, mi raccontò che sognava di comprare una barca a vela. Era il suo grande sogno. Un giorno, quando ormai sembrava di essere vicini all’obiettivo, il figlio lo vide sfogliare avidamente i depliant raccolti al Salone di Genova, e gli chiese: "ma papà, se compri la barca, poi che cosa sogni?". L’amico mi raccontò questa storia per spiegarmi perché, alla fine, la barca non l’aveva più comprata. Ecco, io sono della religione opposta. Io a chi dice "la cosa peggiore di un sogno non è tanto non realizzarlo quanto realizzarlo" (Oscar Wilde, la sua unica massima venuta male), oppongo una salute ideale e reale diversa, quella dell’impegno a realizzare ciò che sappiamo di essere già. In questo tentativo, cioè nello sforzo di somigliare il più possibile all’idea che abbiamo di noi stessi, risiede la nostra autenticità. Morire senza averci provato mi è sempre parso il rischio più grande, quello da evitare con maggior forza. Ecco perché ho detto adesso basta, perché l’idea che avevo di me era quella di scrivere e navigare. E questo faccio, oggi, ora, prima che forze e speranze mi abbandonino, vale a dire quando sarebbe troppo tardi. Certo, sognare è facile, non costa nulla. Il difficile è fare. Ma per esperienza vi racconterò anche la storia inversa, e cioè che le nostre paure sono tutte corrette, però si può. In realtà sognare in modo ambizioso ma realistico non è semplice. Tempi, insidie, denaro, psiche, mari, barche, costi fanno da venti contrari alle vele delle nostre passioni. Ma ripeto: si può fare. Ecco dunque questa rubrica, un breviario sul cambiamento, un vademecum teorico e pratico, una mappa non da seguire, ma su come disegnare la propria.

Commenti

Ho letto il libro e l'ho consigliato a molti miei amici. E' un "must" per chi ha intenzione di riprendere il controllo della propria vita e cominciare a vivere in modo sostenibile e soprattutto in armonia con sé stesso. Oltre alle considerazioni di natura filosofica e pratica, abbastanza comuni a chi ha abbracciato la filosofia della "decrescita", ho particolarmente apprezzato le riflessioni sui problemi di natura psicologica che deve affrontare chi sceglie di cambiare vita. Bella la frase: "il nostro istinto si è istinto"!! Bellissime le considerazioni sulla solitudine e sul riscoprire chi realmente si è. Chi sceglie di uscire dal giro deve imparare a star bene con sé stesso altrimenti non ce la farà. Questo presuppone una ricchezza interiore e chiama in causa un altro aspetto importante della nostra esistenza all'interno di questa società: la paura! Conclusioni inevitabili: chi vuol cambiare vita e aspira ad una maggiore libertà, prima che con il mondo esterno, deve fare i conti con sé stesso, con la propria interiorità. Non è possibile un cambiamento di stile di vita senza una profonda rivoluzione interiore. Cambiamento esterno e ricerca introspettiva vanno di pari passo. Forse Erich Fromm ha espresso egregiamente il concetto quando ha scritto: "Se io non sono altro che quello che credo di essere tenuto ad essere, allora chi sono veramente io?" Scoprirlo è il primo passo per cominciare a dire "Adesso Basta" e cominciare a cambiare vita. Complimenti all'autore che ce l'ha fatta e un vivo incoraggiamento a leggere il libro a chi aspira a farlo.
Nicola Roberto, 23-11-2010 09:23
sto per cominciare una giornata di lavoro e aver letto un articolo cosi' ottimista e simile alle mie vedute mi sento meglio. Tra l'altro vivo e lavoro in Mozambico, il paese delle isole Quirimbas di cui mi piacerebbe leggere le tue impressioni di viaggio
ambrogio lamesta, 26-11-2010 08:26
Adesso basta: libro che punta sull'ignoranza della gente, facendo credere che esista un modo per smettere di lavorare (il libro è sottotitolato: come smettere di lavorare...) ma che in verità contiene solo banalità ed esempi per gente che guadagna 5000 euro al mese! Perotti si è comprato una barca a una casa senza fare mutuo, poi ha smesso di lavorare e adesso fa lo skipper nel mediterraneo per i turisti. Quanti di voi hanno i soldi per farlo? Incominciate il vostro downshifting risparmiando i soldi che spendereste per questo e altri suoi libri.
Fdeds, 13-09-2011 01:13
Fdeds, grazie della tua recensione al mio libro. Ognuno la pensa come vuole. Però devi essere onesto e dirla tutta: - la casa costa 50mila euro e l'ho ristrutturata da solo. E' in un posto isolato, dove bisogna voler vivere. In 12 anni (il tempo che c'ho messo a realizzare il mio cambiamento) non è una cosa fuori dalla portata di molti - la barca non l'ho comprata cash, ma ho fatto un leasing e ho fatto lavorare la barca. Non ci ho messo un euro, perché il lavoro della barca ha pagato il leasing. Lo possono fare tutti (tutti quelli che per anni abbiano impiegato tempo e sforzi per diventare dei bravi istruttori e skipper. Se stai a casa sul divano, nella vita, non succede mai niente) La tua sintesi mi sembra fuorviante. Io ho lottato e non vengo da nessuna condizione di privilegio. Inoltre, sotto al titolo, non c'è scritto "come..." come tu riporti. Critiche precise, per favore. credo sia giusto. Altrimenti perdono valore. ciao!
simone perotti, 15-09-2011 10:15
Mario per criticare bisogna sapere. E' un pre-requisito essenziale. E lei suppone di sapere, ma sbaglia e tutto quel che sostiene dunque ha assai poco valore. La barca ha lavorato per pagarsi. Il guadagno realizzato dal fatto di essere affittata ha pagato il leasing. Per 6 anni io da quella barca non ho preso un euro, proprio perché il denaro prodotto dagli affitti (locazioni) entrava e usciva per pagare i costi del leasing, del posto barca, della manutenzione. Il mio guadagno personale dunque si calcola a valle di questo bilancio. Cioè zero per anni. I denari che ho guadagnato vengono dal mio lavoro di skipper su quella barca (raramente) e su altre barche, ed è inferiore ai 5.000 euro. la mia casa è stata ristrutturata in massima parte da me, con un risparmio sulla ristrutturazione pari a circa il 70% del costo complessivo. Ed è una casa isolata (cosa che non so come lei possa obiettare e soprattutto cosa c'entri col discorso). Dicesi isolata una casa che ha vicine solo tre o quattro case, a distanza di decine e centinaia di metri, poi nulla tutto intorno (bosco). Io lo capisco che lei vuole visibilità, vuole polemizzare, e soprattutto le dispiace che io non sia ricco di famiglia, che non nasconda qualche segreto che vanifica il mio schema di vita e quel che comunico. Però a me dei suoi disagi interessa poco. Io vivo effettivamente così, come dico, come scrivo, e lavo barche o vendo sculture per vivere. Senza, dovrei rosicchiare i pochi soldi che ho e che invece serviranno per quando non sarò più in grado (per l'età) di guadagnarmi da vivere. Il segreto di tutto questo è la sobrietà, il mio essere fuori dal consumismo. Anche sui libri, e sul guadagno realizzato, lei sembra infastidito. Io ho guadagnato 50mila euro al lordo delle tasse. Denaro benedetto, sia chiaro, che alla fine vuol dire circa 35.000 euro netti o poco meno, dunque tre anni e mezzo, forse quattro di indipendenza economica. Occorre però valutare che questo potrebbe spegnersi in ogni momento se smettessi di scrivere, se non avessi altro da scrivere, se pochi comprassero i miei libri, dunque è denaro che domani potrebbe non esserci. In ogni caso non mi consente di cambiare metodo di vita (anche se lo volessi). Insomma, prenda atto che le cose stanno così. Se poi non ne vuole prendere atto, in bocca al lupo per tutto. saluti cordiali. Simone Perotti
simone perotti, 15-09-2011 12:15
Critiche precise, limitandosi alle osservazioni sollevate. 1)La Sua casa non è stata ristrutturata da solo, ma certo il Suo contributo e il risparmio conseguente è stato importante, nessuno lo nega, ma non nei termini che descrive. Comunque non è isolata, o forse lo è per le abitudini che aveva. 2) La Sua barca costa più o meno 150.000%u20AC. Se fa lo skipper da un paio di anni e ci dice di guadagnare 10.000 euro/anno, ci spiegha come ha fatto già a estinguere il leasing? Perotti non c'è da vergognarsi, se uno è uscito dal lavoro con una liquidazione e incentivo all'esodo, che per altri sono i guadagni non di 12, ma di 35 anni di lavoro. Sono semplicemente una condizione di privilegio che altri non hanno e non possono avere. E' terribilmente snob, per non dire peggio, nascondersi dietro le proprie buone/ottime condizioni di partenza ( se le è guadagnate, mica le ha rubate!), ma questo è per l'appunto uno degli elementi deboli del Suo libro, estremamente preciso sui soldi che servirebbero agli altri, incredibilmente vago su quelli che sono serviti a Lei per farlo. O forse ho saltato quelle pagine....
Mario, 15-09-2011 11:15
Simone, Ho letto entrambi i tuoi libri (x Fdeds: prendendoli in biblioteca, quindi senza spendere). "Adesso basta" mi ha un po' indisposto, per la stessa ragione per cui indispone altri, e cioè che fosse diretto a persone ben più ricche della media, persone a cui sia necessario spiegare che si può vivere con un SUV da 30,000 euro invece che con uno da 60,000, e che si può risparmiare pulendosi da soli casa invece che assumere una colf. Stentavo a credere che esistano persone così, tanto questo è lontano dalla mia realtà. Comunque ho colto il messaggio principale, e cioè che effettivamente siamo tutti schiavi del lavoro, e che rimandiamo alla pensione(?) la pratica delle nostre vere passioni, quando forse non potremo più esercitarle. Questa considerazione mi ha colpito e spinto a leggere "Avanti Tutta", che ho trovato più concreto e interessante. Molte delle cose che suggerisci già le conoscevo (il cohousing, i gruppi di acquisto solidali, il baratto, ecc). Vorrei però porti una domanda: tu ripeti che i soldi non sono un problema per il downshifting. Faccio l'impiegata in una ditta, guadagno 1300 euro/mese (pur essendo laureata), di cui 400 se ne vanno per il mutuo (di un bilocale in un paese di provincia). Quindi vivo con 900 euro al mese, come te. A me bastano, la differenza è che io devo comunque lavorare 40 ore alla settimana. Pur condividendo le tue idee, non riesco a vedere come io possa pensare di lavorare meno. Sono già pochissimo consumista, un po' per indole, un po' per ideologia, e un po' per forza, difficile essere consumisti con pochi %u20AC%u20AC a disposizione. Se ho capito bene quello che dici, nel mio caso quello che dovrei fare è semplicemente sostituire il lavoro che ora faccio e che non mi piace, con qualche altra attività legata alle mie passioni? Grazie per una tua opinione.
Talita, 15-09-2011 01:15
Perotti, mi spiace dirglielo ma a volte le sue contraddizioni sfiorano il ridicolo. Secondo Lei, io starei criticando e polemizzando sui suoi libri/articoli solo per acquisire "Visibilità", magari scoprendo chissà quale segreto sulla sua vita, quando Lei è stato così banalmente abbiente per tanti anni per avere scheletri nell'armadio. Dunque vediamo come siamo messi: io sono un Mario qualsiasi, non ho una pagina facebook ( e non mi sogno di aprirla), nè un blog, tantomeno su un quotidiano nazionale, nessuno mi intervista o mi invita a conferenziare e le cose che scrivo preferisco regalarle privatamente, quando mi va, ai pochi amici oppure tenerle nel cassetto. Scusi, ma mi risulta francamente difficile pensare alla visibilità come una mia ambizione. Dall'altra parte abbiamo Simone Perotti, il fustigatore dell'Apparenza come ragione di vita, scrittore di un manuale di successo, con relativo corredo di pagina Facebook, sito web personale, svariati blog ( io ne ho contati 4 , ma forse ce ne sono altri), ormai detentore su youtube di più video di Martin Luther King, dispensatore di articoli critici su tutto e tutti ( ma non si doveva sapere prima di criticare?), conferenziere perenne che vive nel tempo libero ( qualche settimana all'anno probabilmente) vicino ad un bosco e tre case e quindi, si autodefinisce "isolato". Sarebbe assurdo solo pensarlo quello che Lei ha scritto, ma invece io voglio comprenderla perchè con queste affermazioni, si dimostra semplicemente inserito in quel contesto mediatico/virtuale dove i personaggi pubblici come Lei si autoreferenziano a colpi di "I Like it", numero di consensi anonimi, percentuali di cliccaggio, in una smaniosa e assurda corsa alla replicazione seriale dello stesso messaggio, dello stesso articolo, degli stessi triti concetti. Poi arriva qualcuno che critica, magari perchè ha avuto il tempo, la voglia e la pazienza di fare un'analisi testuale degli scritti di tal personaggio pubblico e allora che si fa? O è come me, quindi uno solo in caccia di notorietà spicciola, sollevando anche qualche polemica ad arte, come Lei fa probabilmente quando l'attenzione cala o il bosco si fa stretto ( ma a Lei è permesso, se no che vantaggio avrebbe la popolarità?), oppure di certo è uno squilibrato e allora non si può che auguragli in bocca al lupo. In bocca al lupo anche a Lei, Perotti.
Mario, 15-09-2011 02:15
e ti pare poco Talita? Per guadagnare poco, tanto vale farlo in un modo più affine alle nostre passioni, a ciò che siamo nati per fare. Se immagini che col tempo (ignoro la tua età) puoi costruirti condizioni ancora più favorevoli, diventando brava a fare quel che ami fare, magari risparmiando qualcosa per poi poter comprare una casa in luoghi dove costano poco o pochissimo (in lunigiana, e in molti altri posti, una casa da ristrutturare la trovi a 30mila euro, in pieno bosco, a venti chilometri dal mare), anche tra dieci anni magari (3000 euro all'anno sono 8,2 euro al giorno e in 10 anni fanno 30mila euro) o convivendo con altri per abbattere i costi, barattando, autoproducendo etc... Insomma, la mia convizione è che si possa fare molto di più, ognuno trova il punto limite di questo di più, a suo modo, ragionandoci, operando, progettando sogni ambiziosi ma realistici... Senza crederci non si procede. Io ci ho creduto. Molti ci hanno creduto e fanno diversamente da anni.
simone perotti, 15-09-2011 03:15
Peccato Mario. Se avesse fatto ammenda dei due svarioni a cui ho replicato, scusandosi delle illazioni, avrei avuto maggiore rispetto della sua critica. invece non l'ha fatto. E' un peccato. Non è un buon interlocutore critico. Quando uno fa illazioni e non ci prende, deve fare ammenda e scusarsi, secondo il mio modo di vedere. Così sembra un contraddittore da Porta a Porta, che quando viene preso in castagna sposta il tiro su un altro tema. Saluti e buona via
simone perotti, 15-09-2011 07:15
Guardi Perotti che io non ho replicato alle sue spiegazioni proprio perchè i suoi presunti chiarimenti aumentano i dubbi, piuttosto che dissiparli e non mi va di farle i conti in tasca, per quanto la sua personalissima teoria di downshifting lo richiederebbe. Ho preferito toccare la forma piuttosto che la sostanza, poichè il suo modo di porsi difronte alle critiche è molto discutibile. Ma visto che Lei mi invita, non mi sottraggo. Partiamo da un dato che è inconfutabile, a meno che Lei non voglio smentire il Perotti di Adesso Basta ( so che ne sarebbe capace): Lei è una persona ABBIENTE che ha deciso di smettere il lavoro e la vita che faceva, dedicandosi ad altre attività più congeniali.Lei parla chiaramente di ciò con cui vive ( 800-900 euro al mese), ma in maniera confusa e contraddittoria di quanto guadagna e di quanto ha da parte ( più avanti spiegherò perchè questo è importante). Partiamo con i guadagni: 1) Skipper. Lei ci dice ( da libro) che questa attività le frutta 130-150 euro al giorno per un guadagno di 5000 euro all'anno ( che è il limite sotto il quale non si pagano tasse e contributi previdenziali). D'altra parte sappiamo che questa attività la svolge per almeno 60 giorni all'anno. Il totale sarebbe quindi di 9000. Ha ridotto le sue tariffe di Skipper? Naviga meno? 2) per partecipare alle sue crociere vengono richieste circa 700 euro a settimana, con la sua barca porta 6/7 persone. 4.000 euro circa alla settimana per 6 settimane di navigazione. Anche volendo sottrarre il compenso di skipper, la barca frutta, poichè ci dice che ora è sua, circa altri 15000 euro all'anno, senza contare gli affitti. 3) Durante la primavera Lei svolge diversi corsi di vela, che di solito fruttano al giorno più del compenso giornaliero di uno skypper. Ci dica lei quanto. 4)Sulla vendita di sculture non mi pronucio, ma non mi risultano gratuite 5) Infine i libri, dove probabilmente fa la più grossa "confusione", una volta citando i diritti solo di Adesso Basta (70.000 euro), altre anche di Avanti Tutta, mai di Uomini senza vento. Insomma, in varie dichiarazioni, si va dai 50.000 ai 100.000 euro lordi,a cui applica una tassazione del 30% ( ma deve avere un cattivo commercialista, perchè la ritenura d'acconto è del 20% e se assimilabile a Irpef riceve una deduzione forfettaria per le spese del 25% del reddito). 6) L'attività di conferenziere non viene retribuita, ma le produce reddito "in natura", poichè ci ha spiegato che riceve un rimborso spese, anche se non è chiara la forma di erogazione, ma transeat. Insomma, a spanne, pare che Lei abbia guadagnato nei 2 ultimi anni almeno 50.000 euro netti all'anno. Non c'è niente di male, ma ammetta che il pauperismo delle sue spese non corrisponde al pauperismo dei suoi guadagni, quindi Lei, correttamente, accumula per i tempi bui, ammesso che mai arriveranno, visto che intorno a sè ha acceso una luminaria. Passiammo ora alla partenza del downshifting: 1) Lei non era ricco di famiglia, ma, a quanto risulta da chi l'ha conosciuta, nemmeno povero o figlio di operai o modesti impiegati: ma questi sono fatti suoi. D'altra parte Lei stesso ci informa che la sua lettura giovanile preferita era Tuttomoto e non Lotta Continua e che la sua preoccupazione più importante era cambiare il Benelli con il Caballero. Probabilmente i figli degli operai in quegli anni lo avrebbero definito un "paninaro", ma questi sono sempre fatti suoi. 2) Lei stesso ci informa che era strapagato nella sua precedente occupazione manageriale, quindi, pur volendo pensare che tutto quello che guadagnava se lo spendeva nella vita da radical-chic che conduceva a Milano ( e di cui ci da nel libro un quadro perfetto, degno di un "protagonista"), resta una robusta liquidazione. Primo paracadute. 3) I Dirigenti, come Lei, non escono mai "a mani vuote" dall'Azienda, soprattutto se quello che ha raccontato è stato il suo percorso professionale degli ultimi anni. Normalmente ci si accorda per un paio di anni di retribuzione, soprattutto nei tempi di vacche grasse di quando lei è uscito. Secondo paracadute. 3) In 19 anni di lavoro, pur volendo contare tutti i locali della Milano da bere che ha frequenato con il portafoglio gonfio, avrà risparmiato una bella cifra. Terzo paracadute. Di tutta questo capitale (300.000 euro? 500.000 euro?) pare ne abbia spesi solo 50.000 ( la casa l'ha ristrutturata tutta da solo, almeno così ci dice i giorni pari, nei dispari invece al 70% con l'impresa), che fruttano almeno 8-10000 euro all'anno di interessi, ossia quello che le serve per vivere. Conclusioni: Faccio una doverosa premessa: io non trovo niente di disdicevole o censurabile nel suo "percorso" di vita, anzi! Quello che infastidisce in Lei e a leggere i commenti sempre più circolanti in Rete pare non sia l'unico a condividere questa sensazione sgradevole, sono 2 cose: 1)La "mercificazione" della sua esperienza, probabilmente iniziata per caso, ma che ora Lei, per vanità e interesse, cavalca alla grande. 2) Il suo insopportabile rifiuto a considerarsi un privilegiato e, come tale, a doversi porre preferibilmente in ascolto piuttosto che al megafono. Ma il nostro è un Paese dove tipicamente chi ha si lamenta e pontifica, e chi non ha sgobba e tace. Tutta la sua situazione è ben descritta in Adesso Basta ( Avanti Tutta è un'operazione di cassa) fin dalle prime parole, dove specifica che si rivolge a gente con i soldi, magari annoiata e stressata dalla vita che conduce. Lei si è appropriato di un concetto valido e serio come il downshifting per descrivere una realtà che esiste dalla notte dei tempi ed è la vita di chi si può permettere, vivendo di rendita, di fare quello che gli piace. Lei ricorda sempre che con i soldi dei libri potrebbe vivere 3-4 anni senza lavorare. Mi scusi, ma Lei con i soldi che ha potrebbe vivere 30 anni senza lavorare, perchè in 19 anni ha guadagnato quanto e più l'80% degli italiani impiega in 40 anni di lavoro. Di che parla quindi? Lei fa lo skipper, lo scrittore, il conferenziere, lo scultore, etc etc etc per hobby, perchè potrebbe terminare oggi e cadere ugualmente in piedi, al contrario di chi, se perde il lavoro, è un dramma per sè e la famiglia. Di che parla, quindi? Lei critica la società dei consumi, ma si circonda dei suoi simboli: il Suv, la barca da 11 metri, il rustico ritrutturato come buen retiro e gli alberghi e la barca come case "supplementari", la macchinetta del caffè, il Folletto per le pulizie e tutti gli altri strumenti tecnologici di "massa". Di che parla, quindi? Ogni tanto taglia qualche ramo con l'accetta e pianta due fave. Questo fa di Lei un uomo che ha "rifiutato" questa Società? Che ha veramente detto Adesso Basta? Come direbbe Totò, Perotti "ma mi faccia il piacere!"
Mario, 16-09-2011 04:16
Mario e Genargy (non hai nemmeno il fegato per firmarti con il tuo nome vero) abbiamo capito che Perotti, probabilmente per invidia, vi sta antipatico, per usare un'eufemismo. Capisco che avete bisogno di sfogare le vostra frustrazione verso chi è riuscito a vivere nella maniera che più desiderava ma a tutto c'è un limite. Noi lettori "altri" abbiamo capito perfettamente la vostra posizione.....A buon intenditore, poche parole.....
ambrogio lamesta, 19-09-2011 12:19
Caro Ambrogio, io non invidio Perotti e non mi sento affatto un frustrato. Io critico, argomentando. Capisco che può essere incomprensibile nell'Era del Consenso Acritico, in cui tu , sembra evidente, ti trovi perfettamente a tuo agio. Ti aggiungo una notizia, che deve esserti sfuggita: questo Sito è fondamentalmente un luogo di Critica al Modello di Società generalmente propagandato come il migliore possibile, quindi l'esercizio di tale pratica è propedeutico alla costruzione di un nuovo modello e deve colpire il conformismo come il falso anticonformismo, le proposte valide come quelle farlocche. Quindi, abbi pazienza, tu puoi scrivere liberamente consensi e sperticati elogi per chiunque ed io altrettamente liberamente porre dubbi, domande e critiche. Dov'è il problema? Questo ti frustra? Intacca i tuoi dogmi? Infine: cosa vuol dire a buon intenditore poche parole..... è una minaccia? Dobbiamo ridere? Ciao PS: tra uno pseudonimo e un pseudomodello o una pseudo teoria, preferisco sempre e comunque il primo.
Mario, 19-09-2011 12:19
e vabbè, le do un'ultima risposta, non fosse altro per il rispetto dovuto a chi si impegna tanto a dimostrare la propria tesi. Partiamo con i guadagni: 1) Skipper. Non dico che questa attività mi frutta 130-150 euro al giorno, dico che quella è la retribuzione di mercato. Io lavoro quasi sempre sulla barca della società mia e di due amici. In questi casi (essendo io uno dei soci e volendola agevolare per garantire anche agli altri due soci di non avere problemi di gestione) percepisco la metà della retribuzione dovuta, circa 70 euro. Lo dico pubblicamente così se non fosse vero i miei due soci potrebbero smentirmi, cosa che non possono fare. it totale più altri incarichi da skipper fa intorno ai 4.500 euro. Prima risposta che evidenzia quanto poca lei sappia e quanto dovrebbe sapere prima di fare polemiche. 2) per partecipare alle mie crociere vengono richiesti circa 590 euro e non 700. Si informi meglio prima di parlare. Sono anni che, per primo e unico, faccio il low cost a bordo. A me di guadagnare più di quello che serve non va. La barca inoltre non è mia, ma di una società di tre soci. E ha ingenti costi annui da coprire, sia perché i porti sono cari sia per alcune manutenzioni che non posso fare io etc. Ecco perché mi remunero la metà come skipper, altrimenti la società non potrebbe campare. Da quando è finito il leasing non l'affittiamo più a terzi senza me sopra, dunque abbiamo abbassato il fatturato sfruttando il mancato leasing. Da quando è nata, questa società, non ha mai chiesto finanziamenti o prestiti, ma non ha mai neanche distribuito dividendi ai soci. Chiedere conferma a Deodato Salafia e Francesco Fangati, se serve ai meno fiduciosi. Prima per pagare il leasing, ora per pagare alcune manutenzioni pesanti che a sette anni dal varo sono state necessarie. Speriamo ardentemente nel prossimo anno. Seconda risposta che testimonia, ancora, quanto poco lei sappia delle mie cose e quanto dovrebbe saperne prima di aprire bocca. 3) I corsi di vela sono mediamente tre all'anno, e la mia retribuzione è la stessa che da skipper, 70 euro. Sono già nel calderone delle giornate di vela complessive annue di cui sopra. Altra occasione in cui avrebbe fatto meglio a chiedere invece che parlare. 4)Le sculture le vendo e do il 50% al gallerista come da prassi, dovunque è così. Il che vuol dire ben poco guadagno visto che ne ho vendute poche e costano anche poco. 5) Infine i libri. E' lei che non capisce, io l'ho detto assai chiaramente. Guadagno 70 centesimi a copia al lordo delle tasse e il totale dei miei ultimi 3 libri è stato 70.000 euro. Ci metta le tasse e ha tutto quel che serve alla sua bramosia di dimostrare che sono ricco mentre, purtroppo, non è così. Ho anche detto che questi soldi, benedetti, mi consentono di non avere più ansie per i denari che mi servono a vivere per almeno tre anni, forse di più se continuo a consumare poco. 6) L'attività di conferenziere non viene retribuita, e il rimborso spese viene erogato direttamente (nel senso che sono librai e festival a comprare biglietti del treno e a pagare alberghi). Va anche detto che più di una volta ho dormito a casa di amici dei librai o presso case di gente delle associazioni che mi invitavano. Anche qui direi che poteva anche evitare il punto 6. I soldi dei libri li accumulo sì per i tempi bui, ma li utilizzo anche per vivere nei prossimi anni, cosa che mi consentirà di lavorare meno e scrivere di più. Passiammo ora alla partenza del downshifting: 1) La preoccupazione della mia generazione, non solo mia, era cambiare il Benelli con il Caballero. La mia un poco meno perché non ho avuto né l'uno né l'altra, ma un Califfo Rizzato 50 (su cui, lo ammetto, mi vergognavo come un ladro. Mi mancava la cassetta della frutta sul portapacchi posteriore...) e una Laverda 125, entrambi di seconda mano (la Laverda, per di più, beige, non proprio trendy...). I figli degli operai che lei cita avevano sistematicamente motorini migliori del mio. Qui era più difficile informarsi, per lei, dunque gliela abbuono. 2) La liquidazione finale, com'era facile intuire leggendo il mio curriculum, cioè quella dopo tre anni di ottimo stipendio, era relativa appunto a tre anni. Le precedenti, riferibili a stipendi assai inferiori, erano state date all'uscita dalle 8 aziende per cui ho lavorato. Ogni volta un po' di soldi, certo, che sono quelli con cui ho messo da parte la piccola scorta con cui farò fronte alla terza età. Primo paracadute un po' bucato direi. 3) Lei dice: i Dirigenti, come Lei, non escono mai "a mani vuote" dall'Azienda. In caso di controversia, o quando vengono licenziati. Cosa che a me non è mai capitato. Se se ne vanno prendono la liquidazione, di cui ho già detto. Secondo paracadute direi bucatissimo. 3) Lei dice: In 19 anni di lavoro avrà risparmiato una bella cifra. Beh, lo spiego, i costi di quella vita erano molto alti. Qualcosa ho risparmiato, ma davvero poco. Terzo paracadute, anche questo bucato. Lei non ricorda però la separazione con mia moglie, a cui ho dovuto dare metà di tutto quello che avevo. Peccato non la ricordi, era scritta anche questa nel libro, ma lei cita solo quello che le sembra più utile per dimostrare le sue tesi, no?! Bell'esempio di obiettività. Qui è il suo paracadute a fare aria, e la fa un po' precipitare... Sul mio capitale e sugli interessi che frutta, visto il disastro fin qui della sua analisi, non merita parlare. Ho dei soldi da parte che spero di salvare il più possibile dall'inflazione. Non sono abbastanza né per vivere di rendita né per garantirmi di farlo quando sarò anziano. Vedremo. Nel frattempo vivo come meglio posso. Conclusioni: 1)Lei dice: La "mercificazione" della sua esperienza... Questa è la definizione che lei dà dei libri? Complimenti, un vero amante della cultura. Io ho pubblicato i miei pensieri, i miei ragionamenti, le mide analisi, le mie deduzioni. Avere diee e pubblicarle si chiama editoria, e grazie al cielo da Seneca a oggi siamo in tanti ad aver "mercificato" le nostre idee. Così sono circolate. Non commento oltre questa sua affermazione. 2) Lei dice: Il suo insopportabile rifiuto a considerarsi un privilegiato... Io non sono un privilegiato. Neppure uno sfigato. Neppure uno che non ha avuto occasioni. Neppure uno che ne ha avute di clamorose. Neppure uno che ha avuto aiuti. Neppure uno a cui è venuta giù la casa col terremoto. Mi dispiace che lei come altri cerchi a tutti i costi di considerarmi un privilegiato. Non lo sono. Lei che sta in Svizzera lo è, forse, più di tutti quelli che scrivono e leggono qui. Il resto è sproloquio finale, non serve commentare, lo fa da sé. Come vede non ne ha azzeccata una. Ma sono certo che continuerà, fino alla fine, venendo forse anche frugare nel cassonetto dove butto gli scontrini. Vedrà che lo farà, prima o poi. Non c'è soluzione alla sua voglia di dimostrare l'indimostrabile. E' roba che viene da dentro, non da me. Fin qui non è riuscito a far passare una sola delle sue tesi, e ha beccato solo risposte puntuali, su tutto. Non è certo un bilancio esaltante. Quanto poi ai modi dello scambio scritto, non si lamenti dei miei. Sono una reazione ai suoi. Io non l'accuso di nulla, mi difendo soltanto. Se pensava di scrivere su un blog dando addosso all'autore senza avere reazioni, si sbagliava di grosso. A me invece i suoi toni non creano alcun imbarazzo. Ne usi anche di più accesi se vuole. Però ci metta anche qualche contenuto un po' tosto, altrimenti... Come direi a Totò, "A Mario non farò nessun piacere!"
simone perotti, 19-09-2011 02:19
Perotti, lasci perdere il rispetto che è pratica a Lei sconosciuta. Diciamo piuttosto che Lei sta tentando, da scaltro uomo di comunicazione, di evitare un'incrinatura della Sua immagine "pubblicitaria". Purtroppo Lei più scrive, più cade in contraddizione, non con me che sarebbe il minimo, ma con sè stesso e la Sua "opera". La sua tecnica è ben conosciuta: mescolare qualche piccola verità , fornendo informazioni precisissime su aspetti marginali, con "distrazioni" e "mancanze" per tutto il resto, in modo da mantenere vaghezza sulla sostanza delle critiche. Posso confutarLe ogni punto che ha trattato, non saprei proprio da dove cominciare, tante sono le sue incoerenze. Vado a caso: "I Dirigenti come Lei non escono mai a mani vuote" Lei risponde: "In caso di controversia, o quando vengono licenziati. Cosa che a me non è mai capitato" Si da il caso che a pagina 174 e seguenti di Adesso Basta, lei dedichi un cospicuo paragrafo a come "uscire" dall'Azienda, suggerendo la sua exit-strategy, con tanto di buon avvocato al seguito ( d'altra parte LEI E' UN PRIVILEGIATO E SE LO PUO' PERMETTERE): " Quando si capì che io non ne avevo alcuna intenzione ( di dimettermi), mi spedì il Direttore del Personale in ufficio. NEGOZIAMMO ED IO USCII. PRESI UN BEL PO' DI SOLDI, PERCHE' FUI PIU' BRAVO DI LORO NELLA TRATTATIVA ( figurarsi se Lei non era il più ganzo anche qui....ndr). Mi accorsi di un loro errore nella premessa e , CON UN BUON AVVOCATO, NON LI AVVERTII se non al termine delle discussioni, quando stavamo per firmare. A quel punto avevo vinto. Bella soddisfazione. Anche perchè avevo già firmato con una nuova Azienda, un colosso americano della consulenza..." Perotti, io conoscerò poco di Lei, d'altra parte la Critica, attraverso le giuste domande, serve anche a questo: a conoscere, ma anche Lei si conosce poco, dimentica pure "il bel pò di soldi" che prende quando esce dalle Aziende. Va bene che Lei nei soldi ci sguazza da un bel pò, ma sii coerente almeno al suo LIBRO, sii coerente alle cose che gli sono capitate. Che fa, si riscrive i paragrafi della biografia che non tornano più con l'immagine che vuole dare? Mi dica Lei quale altro punto le devo confutare? Vogliamo parlare degli introiti dei libri? Dunque, anche volendo accettare i 70 centesimi per copia ( si faccia cambiare il Contratto, è appena il minimo percentuale di legge), 70.000 euro sono il valore di 100.000 copie, ma queste non sono soltanto le vendite di Adesso Basta, secondo i dati editoriali delle 11 edizioni? Eppoi, come mai nel giro di 3 commenti, è passato da autodichiarare 50000 euro lordi ( 35.000 netti) e ora ci comunica 70.000, ma tralascia il tema della tassazione, che non è quella da Lei indicata? Al netto quella cifra diventa 55000 euro, considerata la detrazione del 25% come autore, che è molto più dei 35000 inizialmente dichiarati. Sono io che sbaglio le domande o Lei che dimentica le sue Entrate? Sul tema della Cultura e della mercificazione, scrivo un commento a parte, perchè è il vero punto che mi interessa. Farle i conti in tasca non mi appassiona, anche perchè è chiaro ormai a Tutti che ha usufruito nel suo processo di cambiamento del lavoro di una condizione di GRANDISSIMO PRIVILEGIO ( ce lo ha scritto per 191 pagina e ora quando se lo rimangia risulta veramente patetico? Vuole che la citi, pagina per pagina?). Ah dimenticavo, non vivo in Svizzera e non ci ho mai vissuto. Per adesione alla sua "filosofia delle relazioni", Le potrei dire di tenere la bocca chiusa, se non conosce le cose, ma io sono un sincero democratico: dica e scriva tutto quello che pensa.
Mario, 19-09-2011 05:19
perotti la casa ti é costata 150.000 euro, (50 per comprarla e 100 per ristrutturarla), non dare numeri errati apposta per tirare acqua al tuo mulino, che sono numeri che hai pubblicato tu sul tuo blog.
Genargy, 18-09-2011 11:18
"La Mercificazione della sua esperienza". Lei scrive "Questa è la definizione che lei da dei libri? Complimenti, un vero amante della Cultura. Io ho pubblicato i miei pensieri, i miei ragionamenti, le mie analisi, le mie deduzioni. Averle idee e pubblicarle si chiama editoria. e grazie al cielo da Seneca a oggi SIAMO in tanti ad aver "mercificato" le nostre idee. Così sono circolate. Non commento oltre questa sua affermazione". Io purtroppo mi vedo costretto a commentare la Sua, proprio perchè amo la Cultura. Capisco che vendere 100.000 copie di un manuale possa dare alla testa ( anche se quello delle Giovani Marmotte ha fatto meglio), soprattutto ad una personalità già egocentrica di base, ma francamente mettersi nel "SIAMO in Tanti" insieme a Seneca mi ha fatto ridere per un quarto d'ora. Come ho già scritto, Moccia non è Calvino e Lei, se ne faccia una ragione, non è Sennet nè Pasolini. Lei non è Cultura, lei è manualistica abilmente promossa dal Marketing editoriale, sull'onda di un Trend di Mercato. Tutte cose che Lei e i suoi agenti conoscono bene ( d'altra parte dietro ha un personaggio come Rosaria Carpinelli, che è bravissima ). Lei è un "prodotto" editoriale, non un'opera culturale. Nessuno si sogna di fare un film su un'opera di Bauman o Spinoza, mentre lei si prepara ad aumentare i suoi "diritti d'autore" con la storiella della sua vita. Moccia le può dare dei buoni consigli. La sua tronfiaggine raggiunge poi il culmine quando lei parla di "sue analisi, sue deduzioni, suoi ragionamenti, sue Idee". Vede Perotti, nonostante quello che Lei scrive nella Bibliografia di Adesso Basta "Libri interamente dedicati, come questo manuale, al processo di downshifting e a come realizzarlo, che io sappia, non ce n'è.", l'editoria sul tema è invece piuttosto ricca. Curioso che Lei non abbia fatto un'approfondita indagine bibliografica, ma ancora più curioso riscontrare che molti dei "suoi ragionamenti, delle sue deduzioni, delle sue analisi, delle Sue Idee" riprendono quasi alla lettera testi editi in inglese di qualche anno fa. D'altra parte, quando non si hanno cose originali da scrivere, capita di percorrere strade già tracciate. Il Marketing serve anche a questo, a vendere prodotti vecchi su nuovi Mercati o a nuovi target. Basta saperli confezionare e comunicare bene. La Cultura è un'altra cosa, lasci perdere.
Mario, 19-09-2011 06:19
risposte mosce. di tanti punti si attacca a poche cose. Sul resto non ammette la quantità di corbellerie che dice. Peccato, non è onesto intellettualmente. Tra l'altro non capisce neanche la differenza tra licenziamento per giusta causa e sovrapposizione di ruoli nelle nuove organizzazioni, che consente l'esodo (ma è un'opportunità e una scelta del dipendente, non un'imposizione dell'azienda). Ma cosa vuole che le spieghi. Le 100.000 copie, come ho sempre detto, sono relative agli ultimi tre libri. Ma va bene così. La lascio nel suo rovello da egocentrismo mediatico e snob. Grazie al cielo ho altro da fare. Come portare 5 tonnellate di legna su per l'erta. Quando lei invaderà i blog di qualche malcapitato per dare sfogo alle sue nevrosi mediatiche, durante l'inverno, nella sua bella casa iperriscaldata, io sarò davanti al camino con tre maglioni. Un caro saluto e in bocca al lupo per tutte le sue rivendicazioni. S.P. Ah, solo una nota finale: lo decide lei cosa dell'editoria fa parte della cultura e cosa no? Beh, complimenti. L'ultimo che ha selezionato i libri secondo questo criterio l'hanno appeso a Piazzale Loreto. Ma non era un "sincero democratico"? Pensa chi non lo è...!
simone perotti, 21-09-2011 09:21
Perotti,qui se c'è una cosa che si ammoscia è la sua immagine, disperatamente e ottusamente attaccata alla pubblicistica di un uomo con la legna su per l'erta e i maglioni per ripararsi dal freddo ( mentre Tutti noi che ci permettiamo di criticarla saremmo iperprotetti, ipergarantiti, snob, invidiosi e squilibrati. A questo punto perchè non aggiunge che esiste un pericoloso complotto comunista ai suoi danni o è sottoposto a un ignobile attacco mediatico? E' molto trendy, proprio come Lei). Tra poco ci racconterà, per tentare di sfuggire alla realtà di UOMO PRIVILEGIATO e SPUDORATAMENTE MARKETTARO, che è nato in una capanna con un bue e l'asinello, tanto è difficile che il Padreterno la possa smentire. Inoltre si sta rivelando una persona disonesta intellettualmente, perchè si attacca a cavilli linguistici per evitare tutte le incongruenze che ci ha propinato in questi anni. Lei prima afferma perentoriamente di non aver ricevuto mai soldi ( oltre alla liquidazione) per uscire dalle aziende, ora vuole fare i distinguo sulla forma di uscita contrattualmente pattuita con il datore di lavoro ( ma i soldi restano o sbaglio?). D'altra parte, la sua ricerca spasmodica di cavilli per relazionarsi agli interlocutori, è l'unica forma di coerenza che conserva nei suoi discorsi, visto che nel suo libro la propugna come vero e proprio "metodo" per spillare, con un buon supporto legale, più soldi alle Aziende della semplice liquidazione( peccato che si è, snobisticamente, dimenticato che è forma riservata SOLO AI PRIVILEGIATI come Lei, dirigenti superpagati e in cambio continuo d'idendità e posizione). Che Lei sia stato licenziato per giusta o ingiusta causa, sia uscito per dimissioni o per risoluzione consensuale del rapporto, come di genere avviene, cosa importa? Se il gruppo RCS cambia alle Relazioni esterne Concina con Fornaro,cambiandole il Capo, se Colao non la vuole e le sue funzioni vanno a Carlo Prato cosa vuole che importa? Se aveva la finestra esposta a est nel suo mega ufficio o il ficus che ce ne frega? Ma Lei non può affermare di non aver ricevuto un lauto bonus per "uscire" dalle Aziende, quando invece lo scrive e descrive sul suo Manuale, lo indica addirittura come METODO e poi, giocando magari sulla disattenta lettura del suo target editoriale, cavillare per non rispondere nel merito, o tentare di impietosirci con la storia che ora rischia di "morire di freddo". Perotti, Lei è stato per troppo tempo al caldo, per sapere o ricordarsi cosa è il freddo, parlo di quello vero, quello che nasce dal bisogno e dalla necessità, non dalle scelte a paracadute aperto e a un metro d'altezza come le Sue. Saluti PS: Mi attacco a un punto alla volta. E' un sistema efficace di Comunicazione Critica, dovrebbe saperlo. Se avrà pazienza, vedrà che ho altre gustose corbellerie da descrivere a chi ci vorrà leggere. PS2: Lei, che è un inguaribile individualista e propugnatore della libertà ( la Sua), vuole togliere forse il diritto di giudizio di ciascuno su un'opera? Per me Lei è sottocultura e marKetta editoriale. Posso dirlo? E se lo dico, somiglio a quello di Piazzale Loreto o sto solo esercitando il diritto di Critica, che quel tizio aveva eliminato per un ventennio? Non sarà che Lei somiglia troppo a Palazzo Grazioli?
Mario, 21-09-2011 01:21
Ho scoperto questa gustosissima querelle con oltre quattro mesi di ritardo. CAVOLI, cosa mi ero perso!!!!! Me la sono letta trattenendo il fiato...! E ora provo a commentare le mie sensazioni (nel caso interessino ai duellanti). Vado con ordine. Come ho scritto altrove (anche al diretto interessato), considero Perotti un grandissimo. Relativizzo alla querelle (sennò Mario mi si attacca subito alla giugulare): un "grandissimo" della cultura contemporanea, non certo un "grandissimo" della Cultura classica. Simone ha stimolato un dibattito prima inesistente, almeno in Italia. Non mi interessa se lo ha fatto con idee sue, con idee attinte altrove o - che ne so - con idee del suo editore, che ha trovato un buon prodotto per un mercato vergine. Quale che sia la paternità di quelle idee (io credo che siano di Simone, comunque), hanno l'indubbio merito di avere stimolato un acceso dibattito sul DS. Le pare poco? Quelle idee hanno aiutato molti cieci a vedere. Hanno dissipato la nebbia. Hanno consentito a molti neoschiavi di prendere coscienza della propria condizione, di guardarsi dall'esterno domandandosi: "Ma che vita sto conducendo, davvero?". Questa, caro Mario, "è" cultura. In quanto induce un cambiamento dei costumi. Se ne faccia serenamente una ragione. Altra cosa (non da poco): l'uso di una foglia di fico come uno pseudonimo è davvero deplorevole, credo. Si vergogna delle sue nudità? Chi è lei? Ce lo dica, coraggio! Emerge infatti, nonostante una prosa costellata di varie imprecisioni grammaticali e sintattiche, uno spessore culturale infrequente: il suo eloquio è accattivante e, quindi, persuasivo (motivi per cui, immagino, Simone non ha potuto evitare di risponderle sempre e puntualmente, peraltro in modo garbato e argomentato). Quindi... lei chi è? E' troppo importante per rivelarsi? O è troppo vanesio per confondersi in mezzo a noi? (Non voglio pensare alla codardia, ci mancherebbe!) Io la stimo molto. Così tanto, da aver preso sul serio molte delle sue critiche. Ma non si sminuisca dietro uno pseudonimo qualunque... la prego! Cordialità, Andrea Strozzi
Andrea Strozzi, 06-02-2012 08:06

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