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Referendum: in Sardegna democrazia e ruolo Regione rispettate

Il WWF invita a votare 'sì' contro il nucleare e auspica che la difesa della democrazia dimostrata in Sardegna con il rispetto per il voto referendario e per il ruolo decisionale delle Regioni, sia di esempio per il Governo nazionale.

di WWF - 13 Maggio 2011

centrale nucleare
È importante che il governatore dell’isola Ugo Cappellacci e la maggioranza regionale abbiano ribadito anche in questa occasione la loro opposizione al nucleare

Il referendum in Sardegna sul nucleare del 15 e 16 maggio è una vittoria di democrazia ancor prima che si vada alle urne, almeno per due motivi:

1. perché la Regione Sardegna, in cui c’è una giunta di centrodestra come su scala nazionale, mostra il rispetto dovuto per lo strumento referendario;

2. perché è evidente che senza il consenso della Regione qualsiasi programma nucleare non può passare”.

Questa in sintesi la valutazione del WWF Italia che invita gli elettori sardi a recarsi numerosissimi alle urne per votare Sì al referendum consultivo regionale, contro la costruzione di centrali nucleari sul territorio dell’isola, a garanzia di un futuro sostenibile basato sulla green economy.

È fondamentale che dalla Sardegna arrivi un segnale di attenzione per il voto referendario, precisa il WWF Italia, proprio quando il Parlamento si appresta a discutere in aula l’art. 5 del decreto legge “omnibus”, proposto dal Governo, in cui strumentalmente si cerca di superare il quesito referendario nazionale, mantenendo però l’obiettivo di fondo del rilancio nucleare, al solo scopo di non far decidere gli italiani sul loro futuro e di eludere le garanzie costituzionali a tutela del referendum quale strumento tipico di esercizio della sovranità popolare.

È importante che il governatore dell’isola Ugo Cappellacci e la maggioranza regionale abbiano ribadito anche in questa occasione la loro opposizione al nucleare, sottolinea il WWF, che aggiunge: questa è una posizione condivisa, in particolare dopo l’incidente di Fukushima, praticamente da tutti i presidenti delle Regioni di qualsiasi colore politico siano (con l’eccezione altalenante di Formigoni in Lombardia e di Caldoro in Campania) ed è una spina nel fianco del Governo nazionale, che certamente non potrà procedere facilmente a rendere operativa la “Strategia nucleare”, che sarebbe dovuta venire alla luce nel gennaio 2011, senza l’intesa delle Regioni in cui le centrali nucleari devono sorgere.

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