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Bioregionalismo

Da Calcata a Treia. Come è nato il bioregionalismo in Italia

Bioregionalismo, ovvero l’arte di vivere un luogo in armonia con la natura, con se stessi e con gli altri esseri viventi. Paolo D’Arpini e Stefano Panzarasa ci raccontano la storia della nascita della Rete Bioregionale Italiana.

di Rete Bioregionale Italiana - 24 Febbraio 2011

paolo d arpini
"È necessario che l’ecologia profonda sia vissuta soprattutto negli ambiti urbani in modo da riequilibrarli all’ambiente circostante"

Premessa

Stamattina sono andato all'ufficio protocollo del Comune di Treia per comunicare al sindaco l'apertura della nuova sede locale del Circolo Vegetariano VV.TT. (in Via delle Sacchette 15/a), con questo ho compiuto un successivo atto di distacco dalla mia Calcata, ma ho pensato di rendere omaggio al luogo che vide nascere il Circolo attraverso una memoria storica del percorso ecologista lì svolto.

Sono stato in dubbio se divulgare o meno questa testimonianza di Stefano Panzarasa, che descrive l'inizio dell'attuazione bioregionale in Italia, infine, per l’affermazione di una verità storica, della quale tra l’altro conservo numerose testimonianze ed articoli apparsi dai primi anni ’90 su varie riviste e giornali in cui si parla di attuazione bioregionale a livello amministrativo e sociale, ho deciso di pubblicare questo documento.

In seguito nel 1996, assieme ad altri ecologisti, fondammo la Rete Bioregionale Italiana, avvenne a Monte Rufeno (Acquapendente - Viterbo), alla presenza dell'allora presidente della Provincia Ugo Nardini.

Vorrei qui precisare che l’attuazione dell’idea bioregionale o dell’ecologia profonda non sta nel ritirarsi in campagna, bensì nel vivere pienamente in sintonia, essendone parte integrante inscindibilmente connessa, con la vita che si manifesta nel luogo in cui si è, che sia una montagna, un’isola, una città od un ashram. È anzi necessario che l’ecologia profonda sia vissuta soprattutto negli ambiti urbani in modo da riequilibrarli all’ambiente circostante. Su questa posizione insisto ancora oggi con costanza, inserendovi elementi di ecologia sociale ed anche politica.

Paolo D’Arpini - Referente Pubbliche Relazioni RBI

stefano panzarasa
"La nostra è stata una evoluzione culturale e spirituale del tutto naturale visto che ciascuno a casa sua queste cose le praticava già"

Un giorno ho fatto felice Paolo portandogli il primo numero di Bullettin (il giornalino del Circolo, di cui non aveva più copie) che lui mi aveva regalato alla fine degli anni ottanta del secolo scorso.

A quei tempi lavoravo a Roma Radio Proletaria (ora Radio Città Aperta) dove conducevo una trasmissione sulla natura, Terre Protette, che parlava in particolar modo di delle attività ecocompatibili nei parchi e nelle riserve naturali. Quindi era doveroso andare a Calcata nel Parco Regionale della Valle del Treja, a conoscere e intervistare Paolo D’Arpini, visitare il Circolo Vegetariano VV.TT. e avere notizie su tutte le molteplici attività ecologiste che venivano già allora regolarmente proposte.

Quasi da subito con Paolo nacque una profonda amicizia basata su una reciproca stima e una visione comune su come era possibile vivere in un luogo in sintonia con il territorio e la natura. Come lui anch’io, se pur da meno tempo, avevo abbandonato la città per la campagna e allora come adesso, non era facile trovare persone con cui condividere questa scelta di vita.

Quindi se pur vivendo un po’ lontano da Calcata, prima a Palombara Sabina e ora a Moricone (ambedue paesi situati alle falde dei Monti Lucretili a Nord Est di Roma), vi sono tornato spesso, tra l’altro, a presentare le mie attività artistiche e culturali come concerti di musica popolare e di musica ecologista (una volta anche uno spettacolo in una grotta!), presentazioni della newsletter Gaia e di libri di poesie e sui parchi e attualmente anche seminari e stage di ceramica sul periodo neolitico definito la Civiltà della Grande Dea, periodo che rappresenta le nostre più profonde radici di popoli europei.

Insieme a tutto ciò negli ultimi anni con Paolo abbiamo condiviso un progetto ambizioso che è poi allo stesso tempo una filosofia e una pratica di vita. Si tratta del Bioregionalismo, anche definito Ecologia Profonda o semplicemente l’arte di vivere in un luogo in armonia con la natura, con se stessi e gli altri viventi.

La nostra è stata una evoluzione culturale e spirituale del tutto naturale visto che ciascuno a casa sua queste cose le praticava già. Ma dietro il bioregionalismo si è aperta una rete di contatti con persone che in tutta Italia e addirittura in tutto il pianeta aderiscono a questa visione. Questa rete di contatti è in seguito divenuta la Rete Bioregionale Italiana e insieme a Paolo e altre persone della Rete abbiamo pubblicato, con AAM Terra Nuova, il libro La Terra Racconta sul bioregionalismo e la realizzazione delle mappe locali come metodo per prendere coscienza del luogo dove ciascuno di noi vive.

E allora ecco la riscoperta della Tuscia come area omogenea dal punto di vista naturalistico, storico, culturale, economico, una vera e propria 'bioregione antesignana'. Ecco allora i tanti incontri organizzati da Paolo condivisi localmente e non solo, da tantissime persone, per dare dignità a questa proposta anche politica in relazione ad un riordino amministrativo della regione Lazio e regioni limitrofe e allo svincolo dalla sudditanza economica e culturale dalla grande città di Roma.

Le antiche tribù falische che tremila anni fa popolavano questi splendidi luoghi sapevano benissimo integrarsi con il loro territorio, le loro divinità erano benevole e legate alla terra e alle acque, poi tanti secoli di dominio patriarcale sulla società umana e sulla natura hanno quasi fatto dimenticare una certa evoluzione culturale e spirituale di una società paritaria, democratica e ecologica ante litteram che però non è mai del tutto scomparsa e regolarmente riaffiora nel tempo e nei nostri sogni, miti e archetipi…

Ma questa è ancora un’altra riflessione che attualmente stiamo facendo con Paolo e altri amici del Circolo Vegetariano VV.TT.

Stefano Panzarasa - Referente per l'educazione ambientale RBI

Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
1 Marzo 2011 22:20, Luca Bartolucci ha scritto:
Che piacere sentire parole e concetti su questa lunghezza d'onda! Partire dalle radici della nostra umanità e socialità, pensare come avrebbero potuto evolvere le nostre comunità se fossero stati mantenuti saldi i riferimenti ed i rapporti con le risorse locali... penso che l'espansionismo territoriale delle comunità sia stato il primo movimento di una ruota che ha cominciato a rotolare sempre più rapidamente, fino a raggiungere le velocità incontrollabili degli ultimi anni. Come posso confrontarmi con voi su questi temi? Cordialmente, Luca
 
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