Due anni su una sequoia, la forza di Julia

Ero come l'acqua che logora la pietra. L'acqua agisce in modo diverso dal cesello e dal martello che frantumano. Io ero solo una presenza costante che presto o tardi sarebbe stata ascoltata. Non perché martellassi un messaggio, ma perché ero sempre presente. (Julia Butterfly Hill, La ragazza sull'albero, 2002) Ho conosciuto la storia di Julia quando avevo più o meno la sua età nel momento in cui decise di arrampicarsi su Luna, l’antica sequoia che le avrebbe cambiato la vita. Pensava di restarci qualche settimana, e invece sarebbe scesa a terra solo due anni più tardi, profondamente diversa.

Due anni su una sequoia, la forza di Julia
Ero come l'acqua che logora la pietra. L'acqua agisce in modo diverso dal cesello e dal martello che frantumano. Io ero solo una presenza costante che presto o tardi sarebbe stata ascoltata. Non perché martellassi un messaggio, ma perché ero sempre presente. (Julia Butterfly Hill, La ragazza sull'albero, 2002) Ho conosciuto la storia di Julia quando avevo più o meno la sua età nel momento in cui decise di arrampicarsi su Luna, l’antica sequoia alta sessanta metri che le avrebbe cambiato la vita. Pensava di restarci qualche settimana, e invece sarebbe scesa a terra solo due anni più tardi, profondamente diversa. Tra l'estate e l'autunno del 1997, dopo mesi di terapia intensiva a seguito di un incidente d’auto, Julia Hill, giovane americana nata negli anni ‘70 in una famiglia dell’Arkansas votata ai buoni principi, decide di dedicarsi alla sua vita più vera, lasciando da parte una volta per tutte gli elementi superflui che prima di allora ne avevano fatto parte. Vende oggetti e vestiti che non le servono più e con lo zaino in spalla si incammina per un viaggio nel cuore delle foreste millenarie californiane, alla ricerca di un 'radicamento' capace di dar consistenza al suo stare al mondo. Ha 23 anni. Completamente assorbita dalla sacralità di questi luoghi, Julia scoprirà poco più tardi che una parte di essi è minacciata dalle ambizioni commerciali della Pacific Lumber, corporation statunitense operativa nella lavorazione del legname. Poche settimane dopo, con il soprannome Butterfly, Julia si troverà con i piedi sospesi a circa trenta metri da terra per impedire l’abbattimento della foresta millenaria. Ma quella che era iniziata come una protesta temporanea contro le politiche commerciali della compagnia statunitense si trasformerà in una resistenza attiva lunga assai più del previsto, fatta di negoziazioni e trattative, invenzioni e imprevisti. Arrampicata tra i rami, Julia imparerà a guardare il mondo con altri occhi, a parlare con linguaggi differenti, a sperimentare il coraggio con la forza di una farfalla. Julia non è stata l’unica a mettere in gioco il proprio corpo per salvare una foresta, ma la sua è una storia impregnata di forza simbolica proprio per la modalità estrema e radicale che ne ha caratterizzato la politica. La pratica di arrampicarsi sugli alberi per impedirne l’abbattimento è diffusa tra gli attivisti americani, ma non dura di solito più di una o due settimane. Il gesto di Julia è stato singolare per la lunghezza dei tempi, per la resistenza fisica e per l’invenzione spirituale che ha richiesto, ma anche per il fatto che si è trattato prima di tutto di una esperienza individuale, di estrema empatia, compiuta in solitudine umana e anche dichiaratamente al di fuori dell’attivismo ambientalista statunitense. Ciò che davvero successe in quei due anni in cima alla sequoia, Julia lo racconta nel libro The legacy of Luna, uscito in italiano con il titolo La ragazza sull'albero, ormai un classico della letteratura verde. La semplicità e la purezza delle parole di questa ventenne innamorata della vita, sono così piene da emanare una concretezza rara ed essenziale, propria delle esperienze vissute con il corpo. Nei giorni di vento e pioggia queste parole tornano ancora con tutta la loro potenza nella mia mente. E allora vedo Julia ondeggiare sulla precaria piattaforma tra i rami di Luna, sento le lacrime calde sulle sue guance screpolate dal freddo, l’odore selvatico dei suoi capelli sporchi, il cuore che le batte in fretta, la paura di cadere, il timore di aver sbagliato ad abbandonare la 'strada maestra'. E poi la vedo sorridere, quando torna il sereno e il vento si calma, appoggiare la fronte sul tronco della sequoia, lasciarsi cullare dal canto delle foglie, pensare che una cosa così non le accadrà mai più nella vita. La forza di Julia è la forza dell’acqua che scava con la presenza costante, una forza che ha molto da raccontare e che non frantuma. È in questi momenti che penso alla storia di Julia come alla storia di tutte quelle, e di tutti quelli, che hanno il coraggio di lottare per i loro credo fino all’inverosimile, ricucire strategie per sopravvivere alla carenza di nutrimento intorno; ma anche come alla dimostrazione del fatto che la relazione tra due esseri viventi non appartenenti alla stessa specie è in alcuni casi quanto di più autentico ci possa capitare.

Commenti

che storia! ci sarebbe da imparare da una forza così...
lara, 29-12-2010 12:29

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