
La storia della selvaggina nel nostro Paese comincia ad avere sempre maggiori affinità con quella degli indiani d'America. L'antropizzazione e l'abbattimento delle foreste li ha sospinti in aree sempre più ristrette, lì sono allora stati dedicati dei parchi naturali in cui, si era detto, avrebbero potuto vivere in libertà, secondo natura appunto.
Ma la pressione dei coloni non si ferma davanti ai recinti dei parchi come non si fermò in America davanti alle esigue riserve che si erano concesse alle popolazioni indigene, da una parte gli agricoltori cominciarono a segnalare scorribande e razzie nei loro campi, dall'altra i politici cavalcarono questi sparuti eventi per restringere le riserve e consentire ai coloni attività economiche al loro interno.
Qui da noi è in corso un'imponente campagna stampa sui danni alle colture, stranamente nessun organo d'informazione si occupa di citare dati e fonti, si parla solo di una generica richiesta delle associazioni degli agricoltori.

Dal momento che le ATC provinciali rimborsano solo i danni da selvaggina, una truffa molto praticata in provincia è quella di far passare gli sconfinamenti di greggi per scorrerie di caprioli. Nella zona dell'ATC di Manciano, lo scorso anno non è stato rimborsato un solo euro di danno, semplicemente perché in questa zona, stanchi di pagare per danni fittizi, cacciatori esperti hanno preso ad affiancare gli agronomi della provincia (neolaureati, precari e malpagati) nei sopralluoghi ai vigneti colpiti dai 'danni da selvaggina'.
Ma a chi interessa accertare la verità? E chi si preoccupa di cinghiali, caprioli, daini e mufloni? Per alcune di queste specie, certi del divino diritto dell'uomo a prevalere su tutto il mondo naturale, si arriva a richiedere l'eradicazione, insomma, per dirla alla nazista, la 'soluzione finale'.
Un senatore degli Stati Uniti che nel 1880 si era distinto per la promozione di leggi particolarmente inique verso le popolazioni indigene, per rispondere ad un giornalista che gli chiedeva in confidenza la ragione di tanta ferocia, candidamente rispondeva: “i musi rossi non votano”.
Neanche cinghiali, caprioli e mufloni votano, non hanno quindi alcun diritto, lo sanno bene i nostri politici che spalancano le porte dei parchi e distribuiscono a piene mani patentini da selezionatori a tutti quei cacciatori a cui il calendario venatorio sta stretto come un cilicio, con la stessa prodigalità con cui una volta si distribuivano i pacchi di pasta.
Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali?
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